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Buon viaggio. 

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Il nostro guinzaglio

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Naturalmente

Gli alberi più rigidi sono quelli che si spezzano prima; chi è invece cedevole e flessibile resiste a lungo. L’uomo saggio cerca di mantenersi in equilibrio seguendo attentamente il corso delle cose.

albero, Yin e yang

Albero, Yin e Yang

Je suis Charlie?

aussichtenAbbiamo visto, ascoltato e abbiamo capito tutti che ciò che è accaduto ieri in Francia è orrore puro.

Un episodio che inaugura male questo 2015.

D’altronde in Europa da qualche anno a questa parte non si respira un’aria poi così sana: la crisi, la politica poco o per niente trasparente che pretende di unire popoli incompatibili da secoli per cause geografiche, storiche e cuturali, che parla di economia come di una scienza difficile e prevarica i diritti umani, dove gli ultimi se la prendono sempre in quel posto. Democrazie che di democratico portano solo il nome, come un bel tappeto persiano che nasconde le immondizie sotto i suoi colori sgargianti e i suoi intrecci artigianali precisi e codificati. Taferugli, opinioni divergenti tra le masse i cui gusti vengono guidati h24 da slogan di multinazionali e di banche i cui interessi coincidono con quelli dei governi dominanti. Insomma, l’Europa non è il paradiso che vuole sembrare, ce ne siamo accorti. La sua unione è solo nella forma, nei comizi, nei confini abbattuti senza tutele, meno negli intenti. E’ un’unione coatta, un affare che funziona solo per Qualcuno. Noi non siamo altro che le pedine sfigate di un master senza scrupoli.

Certo che se invece l’Europa la vogliamo paragonare per esempio a buona parte del Medioriente, a quelle zone dove guerre grandi e piccole (spesso invisibili per i media e quindi per noi) stanno violentando e polverizzando l’identità e il cuore di milioni di civili inermi di fronte al potere, frullati insieme ai compromessi, ai meschini interessi che riempiono da sempre le tasche e le casseforti dei grandi capitalisti e delle grandi economie, beh, allora sì, in Europa “diciamo” che si sta bene. Dipende molto dal numero di diotrie di ognuno di noi infondo. Dipende dal nostro arbitrio. E’ soggettivo. Come ogni scelta di vita, del resto.

Poi c’è il problema immigrazione. Ho il presentimento che la maggior parte di noi europei non abbia la volontà né il piacere di ospitare a casa propria colui che fugge da quelle realtà sopra citate. Persone, popolazioni intere che scappano spaventate, umiliate, da una vita che chiamare vita è un eufemismo, da prigioni vere e proprie, non soltanto mentali, ma fisiche, dove il libero arbitrio è un’opinione che non possono esprimere e che spesso e volentieri li condanna. Nessuno in Europa, (quella stessa Europa che pretende di diventare più “unita” che mai) ha la minima intenzione di prendersi la responsabilità di un problema che esiste e che non può essere ignorato.

Come biasimarci? Noi intendo, noi piccoli individui, pedine insignificanti. Già abbiamo i nostri problemi, noi. Quante volte le sentiamo frasi come questa?

Ci sono questioni serie, che riguardano le persone, problemi che mettono in serio pericolo l’incolumità, la libertà di tutti e non soltanto di chi emigra o di una parte della popolazione. Problemi sociali, economici, politici, ambientali a cui ogni nazione è costretta a fare fronte per conto proprio, a discapito di tutti, perché in quel caso l’Europa “unita” magicamente all’improvviso non esiste più. Nessuno che faccia un passo indietro, che si dimetta, nessuno che abbia il coraggio di ammettere un errore, un solo errore. Nessuno che parli di un’alternativa, di strade secondarie, di speranza.

E noi? Nessuno di noi che capisca una volte per tutte che non dobbiamo più affidarci alle decisioni di uno schieramento politico, di un leader che con le mani tocca tutto, nessuno di noi che abbia il coraggio di spezzare i fili e uscire dal teatro per iniziare a muoversi retto da una propria consapevolezza.

Questo è l’immigrazione, l’integrazione, il mondo presente. I popoli si spostano da sempre per le stesse ragioni: sociali, economiche, politiche e geografiche. Dalla preistoria.

Questo non ci obbliga di certo ad ospitare chiunque varchi i confini, pretendendo solidarietà o inutili buonismi che poi magari nella pratica, nelle sfumature quotidiane come abbiamo visto, traballano e si traducono in incomprensioni, e nel peggiore dei casi, in violenza.

Dove sono le leggi che dovrebbero tutelare noi e colui che emigra?

Ma da chi dovremmo difenderci allora? In che modo? Chi sono i nemici?

– I politici? Incravattati che sotto lo smoking nascondo un passato e un presente compromettenti?

– I disoccupati? Che non sanno di che morte morire e non riescono a fidarsi più di nessuno, finendo poi paradossalmente per votare il solito colletto bianco di turno?

– Le nuove generazioni forse? Che non trovano la forza per contrastare decenni di corruzioni, servilismi e nepotismi vari?

– I capi famiglia? Che non sopportano il cambiamento della donna nel tempo e le bruciano la faccia con l’acido?

– Gli immigrati? Che giustamente pretendono di essere ascoltati e di essere accettati nonostante una parte contribuisca a creare disordini sociali?

– I vignettisti o gli editori? Che davanti ad un kalashnikov metaforico e non, si intestardiscono a disegnare e a pubblicare vignette discutibilmente ironiche, mettendoci la faccia in nome del “potere alla parola”, mettendo in serio pericolo anche la vita, la libertà e la pace di un’intera comunità?

Chi siamo noi? Charlie oppure i terroristi?

Qualcuno fa presto a trarre le conclusioni urlando davanti alla tv o davanti al monitor:

FUORI GLI IMMIGRATI!!!

BASTA CON LA CORRUZIONE!!!

BASTA CON LA VIOLENZA NEGLI STADI!!!

NO ALLA CENSURA!!!

FUORI I VECCHI, DENTRO I GIOVANI!!!!

BIBBIA SI, CORANO NO!!!

BASTA CON LA VIOLENZA SULLE DONNE!!!

Tutti slogan da campagna elettorale.

Poi però, nella propria vita privata come si comporta un urlatore? Dà il buon esempio a chi gli sta accanto? Ha la lucidità mentale per capire e rappresentare il mondo che vorrebbe vedere e che rivendica con quelle frasi che non ammettono deroghe?

Ogni giorno vengono riciclate le stesse frasi di sempre, in salse diverse, a seconda del fattaccio del momento.

Un mare di ideologie del cazzo in cui annegano quotidianamente le persone, per comodità, per ignoranza, anziché elaborare un proprio pensiero autentico. Schiavi senza libertà di giudizio, che si fanno fregare dalla Bibbia, dal Corano, dal guru, dal partito più arrogante, dalle leggi di qualcuno!

Disadattati cronici, ciechi, sordi che non aspirano a nulla, senza amore, senza passioni, senza sogni! Ecco perché ci si rifugia in quelle frasi.

La conseguenza di quelle frasi, il meccanismo nascosto dietro quelle parole, porta al massacro di ieri. Il terrore è l’altra faccia della medaglia.

Il problema è colui che non si ascolta, che non ha mai tentato di inseguire i propri sogni, non ha mai provato magari nemmeno ad immaginarlo. Colui che non da prima di tutto a se stesso il buon esempio.

Tutte bestie con il libero arbitrio, sprecato maledettamente soltanto per il timore di non sentirsi all’altezza delle aspettative, per paura di non essere parte di qualcosa, di un gruppo, che soltanto in gruppo è abbastanza snello per vestire la maglia dei vincitori, incapace di reggersi in piedi con le proprie gambe.

Quanto qualunquismo e pontificazioni ho ascoltato in questi due giorni, dopo la strage di Parigi. Mi hanno preoccupato di più le conseguenze, e le parole intorno al fatto che il fatto stesso. Quanta speculazione mediatica. Quanta immediata violenza verbale in risposta alla violenza fisica.

Quanti errori vogliamo commettere ancora?

Quando saremo disposti ad imparare e a cambiare?

Siamo noi i responsabili.

Siamo Charlie…e siamo anche i terroristi.

E-vita

Se non va come vorresti,

allora lasciaLa che vada.

La conosci…

è la tua vecchia vita cara

che si prende i propri spazi,

inclusi i tuoi

e non sa chiedere permesso.

La libertà,

come vedi,

è un lusso che si paga

o addirittura non esiste,

pensa…

Il caso spesso

ti vuol complice

e in tribunale

a volte è il giudice.

Ti fa un’offerta

che non rifiuti,

senza fartelo sapere.

Marcia fissa

lì al tuo fianco,

ti controlla,

ti pedina

ti bacia in bocca

e ti tradisce.

E’ la più dolce,

la più testarda,

la più gelosa,

la più bastarda

tra le amanti.

Non c’è programma che ti salvi

e se crolli,

rialzati!

Accetta i fallimenti

e non dimenticare

di farti i complimenti.

[Briciole dalla brutta copia del mio prossimo libro]

A “Ciao! come stai?!”

B “Ciao, Bene grazie! E tu?”

A “Non mi lamento dai…Cosa fai adesso?”

A “Sto andando in cartoleria…”

B “No ma intendevo…nella vita…”

A “Mah…per ora vado in cartoleria e poi vedrò…”

B “…mh…”

A “Non sto facendo niente che ti interessi realmente, va bene?? Ho diversi hobby e passioni di cui potrei parlarti ma che non rientrerebbero in un tipo di conversazione flash come questa!”

Cos’è che nel 2014 spinge ancora le persone a farti quelle domande di merda? Semplice curiosità?
– …Che poi va di moda questa paura di perdere tempo, una patologia ormai diffusissima tra le persone che hanno sempre qualcosa di più importante da fare, con il cellulare che chiama in continuazione, i caffè velocissimi presi al bancone… Che cazzo devi fare di così importante?? Dove stai andando?? Il paragone con il criceto che corre sulla ruota è automatico! Non serve essere dei poeti per trovare una metafora più azzeccata di questa! Basta osservare! Ma chi si ferma più ad osservare oggi? Contemplare è diventato imbarazzante come pisciare nei bagni pubblici.

Ricordandovi che…

 

Il mio libro, IL VERSO DEL CANE, è un libro su tutti i “cani” che siamo noi, nelle nostre relazioni, di coppia, di amicizia, o di semplice conoscenza, sempre noi con i nostri segreti e le nostre urla. In questo libro non ci sono solo io, ci siete anche voi, ci siamo tutti.

 

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Comprandolo, mi date una mano economicamente, contribuirete a diffondere il mio libro, la mia arte, la mia passione. Aiutate la poesia contemporanea ad avere ancora una voce in questo mondo sempre meno tangibile e a portata di clic.

 

Vi ringrazio anticipatamente,

Cristiano

 


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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