Posts Tagged 'scuola'

È fuori!

Libro Cristiano figura4.png

 

Oggi è uscito il mio libro! Già disponibile su Amazon!

 

👉 Stai facendo ciò che ami?

👉 Hai mai pensato di cambiare vita?

👉 Tutti i tuoi sogni e desideri dove saranno andati a finire tra dieci anni?

👉 Perché c’è sempre un buon motivo per aspettare?

👉 Che cosa può imparare un bambino da un adulto insoddisfatto e privo di amor  proprio?

Lamentarsi non è una strategia. Applicare le logiche del passato per affrontare la crisi e il futuro è un’illusione

Annunci

Questo bullismo

cyberprzemoc-svgOggi si parla del bullismo come di “un nuovo fenomeno di massa, un virus pericoloso che si sta espandendo a vista d’occhio”.
Il bullismo è sempre esistito.
L’unica differenza è che oggi finalmente SE NE PARLA.
Gli anni ’80 e ’90 sono stati anni tremendi, a livello di bullismo.
Chi li ha vissuti può confermare quello che sto dicendo. A scuola, per le strade, pugni, schiaffi e sputi erano all’ordine del giorno. Alcuni angoli del mio innocentissimo paesino collinare era meglio evitarli…
Nei parchi giochi, stravaccati sulle panchine potevi tranquillamente incontrare gruppi di ragazzi e ragazze pronti ad aggredirti per un niente, giusto per passare il tempo, anche solo verbalmente, senza un motivo vero e proprio. Ricordo molti miei compagni di scuola che erano quotidianamente nel mirino di certi gradassi e nonostante questo fosse evidente, non si sentiva quasi mai parlare di denunce, di vie penali, a differenza di oggi. Inoltre non esistevano i cellulari e nessuno girava per le strade e nelle scuole con una fotocamera in mano, pronto a riprendere qualsiasi minchiata.
Insomma era un argomento poco discusso, affrontato forse con troppa leggerezza.

Ma non è un fenomeno del momento. Oggi è solo più semplice raccogliere le prove e discuterne attraverso i media, condividendo, passando parola.

Si può dire quindi che l’arrivo di internet per molte vittime del bullismo sia stato una manna dal cielo, per altre invece soltanto un altro mostro da combattere, un nuovo luogo non fisico in cui tenere gli occhi bene aperti. Difatti alcuni tipi di abusi hanno trovato nuova vita online (dando luogo così al cyber-bullismo) dove il bullo può ottenere notevoli risultati con più facilità rispetto alla realtà, stando comodamente sul divano all’interno delle proprie quattro mura.

Dalla brutta copia del mio prossimo libro…

«Ci rompono i coglioni per decenni, ci sentiamo dire le peggio cose da genitori ed insegnanti, come se lo studio a prescindere fosse sempre più importante di quello in cui crediamo o del tempo che vorremmo spendere per capire in cosa crediamo. Per poi finire come spesso accade, a fare qualcosa che non c’entra un cazzo con tutto ciò che prima era di importanza vitale per tutti. Tranne che per noi.»

Nessuno si astiene. Tutti votiamo

VOTE DIFFERENT

Sei andato a votare l’altro giorno? Sì? Bravo. Ora puoi sederti nuovamente davanti alla tv a ridere alle battute di quei “mattacchioni” di Merd in Sud e di Striscia l’Immondizia. Puoi continuare a seguire quei programmi demenziali con tribune elettorali (citando Battiato), puoi metterti una volta per tutte in panciolle e decidere chi far rimanere sull’isola! O se di fronte a questo merdaio rimanere sulla penisola un minuto di più anziché partire verso una chimerica speranza di futuro per te e/o per i tuoi figli.

Tanto, il tuo l’hai fatto.

Ora che hai votato democraticamente per un mondo più solidale puoi continuare ad ingoiare dalla noia e dalla rabbia con quell’imprudenza che ti contraddistingue quei prodotti alimentari industriali che ami tanto vuoi per il sapore, per il colore della confezione o per la viralità del suo spot che pulsa nel tuo cervello da questa mattina, e a ringraziare il Cielo che la tua squadra del cuore abbia vinto anche domenica.

Infondo non sei solo! Non vorrai mica fare il bastian contrario? A tutti piace il calcio! A tutti piace la tv! Quant’è comoda la poltrona davanti alla tivù col suo bel telecomando! Io ne ho tre, di telecomandi intendo. A tutti piace andare al supermercato e riempire il carrello! C’è ancora chi lo fa! Nonostante la crisi! A modo suo, ma lo fa. Entra in uno di quei bei discount che abbondano di scaffali, corsie e prodotti di sottomarca e riempiono il carrello con il ghigno di chi è più furbo di te, di chi te l’ha fatta sotto il naso, di chi ha risparmiato un sacco di euro alla faccia di chi gli vuole male!

Infondo, riempire il carrello da l’idea di non essere così tremendamente poveri. Avere il frigo pieno (non si sa di cosa ma l’importante è che sia pieno) trasmette tranquillità. Puoi guardare i tuoi programmi preferiti con qualche certezza in più, con la certezza di non rimanere mai con il becco asciutto mentre ridi o piangi bello comodo sulla tua poltrona preferita!

Infondo è quello il posto che ci hanno assegnato. E’ lì che noi scarichiamo tutte le nostre ansie e le preoccupazioni quotidiane. E’ lì che ci diamo la buonanotte prima di sognare vite parallele e ricominciare un’altra inutile giornata.

Per quanto tempo resisterai?

Ma torniamo a noi, altrimenti si finisce per pensare.

Ora che hai fatto la tua parte al seggio, puoi ricominciare a vivere la tua vita di sempre, fatta di lamentele pressoché comuni a tutti quanti. Questo ti conforta. Infondo se tutti si lamentano, un motivo ci sarà! Significa che il tuo problema è reale, e non solo, se poi viene diluito tra la gente, vale a dire i tuoi colleghi, i tuoi amici e i tuoi parenti diventa un problema di tutti, diventa anche meno pesante per la tua coscienza, che ha ben altro a cui pensare!! No?

Si sa: mal comune, mezzo gaudio.

Mah…

Ora che hai votato puoi continuare ad andare a messa la domenica e a tradire il partner anche soltanto con gli occhi perché è colpa sua se ti fa soffrire e se sull’altare ti ha convinto a “votare sì”.

L’importante è che prima di tutto la colpa sia degli altri. Poi in caso si vedrà.

– “La colpa è dello Stato!”

+ E chi è lo Stato?

– “I politici”

+ Ah… Non noi?

– “Ma noi che potere abbiamo? Tanto fanno quello che vogliono…”

+ Sono d’accordo che la politica faccia il possibile per renderci la vita difficile ma questo non significa che noi dobbiamo rimanere a guardare, lamentandoci tutto il giorno per decenni e decenni, da decenni e decenni. Ti rendi conto che mio padre sono decenni che sbraita davanti alla tivù allo stesso modo, con le stesse parole, contro le stesse persone senza aver mai tentato di cambiare il suo punto di vista, la sua giornata tipo, senza aver mai tentato di realizzare un suo seppur piccolissimo sogno, tipo che ne so, restaurare i mobili? A lui piace! Ora è in pensione, potrebbe farlo, e invece fa la stessa vita di sempre solo con qualche ora di sonno in più, aspettando un’utopica ricompensa per il culo che si è fatto per tutta la vita.

– “Beh, pover uomo, vorrei vedere te! Se la merita una ricompensa!”

+ Sono d’accordo! Ma lui lo sa benissimo di che pasta è fatta la maggior parte della gente che siede in Parlamento e che quella ricompensa tanto sperata, sotto forma di chissà che cosa non arriverà mai. Si può usare un alibi del genere per continuare a frignare e ad abbandonarsi al telecomando e al divano? Oltretutto questo tipo di vita non lo rende sereno. Glielo leggo negli occhi e me lo fa sapere quando si arrabbia inutilmente per una macchietta sulla tovaglia. Lui crede che il cambiamento dovrebbe arrivare da fuori. Rivuole indietro gli anni ‘80, i ‘70 e cose del genere.

– “Beh erano anni d’oro, è comprensibile che lui la pensi così. Vorrei vedere te. Ma poi scusa, lui ha fatto il possibile per darti il pane con cui sfamarti e tu lo tratti così?”

+ Ecco lo sapevo che prima o poi saremmo arrivati a questa conclusione…Intanto sono d’accordo che gli ‘80, nonostante fossi molto piccolo, per alcuni tratti fossero anni decisamente meno spaventosi rispetto a questi. Forse economicamente si stava meglio, ma allo stesso tempo erano anni di sprechi assurdi alla faccia della miseria, senza criterio, senza un minimo di buon senso. Stiamo pagando oggi quegli sprechi. Non è soltanto colpa della crisi e dei signori del male. E’ colpa del pressapochismo umano in generale.

E poi io lo dico per lui! Non sputo sul piatto in cui mi ha fatto mangiare! Lo ringrazio per tutto quello che non mi ha mai fatto mancare ma il punto è un altro! Vale per tutti! Non solo per mio padre! Prendo mio padre come esempio perché lo conosco meglio del tuo! Potrei parlare di mille migliaia di persone che ragionano allo stesso modo. E’ questo che mi preoccupa. Il fatto che mia madre e mio padre abbiano creato il nido d’amore in cui sono cresciuto non fa di loro degli eroi. Gliene sono grato, sia chiaro, li amo, a prescindere. Mi hanno messo al mondo e mi hanno sempre fatto trovare il famoso pane quotidiano, ma questo non da a loro il diritto di pretendere che tutto intorno funzioni solo perché un giorno hanno deciso di stare insieme, di mettermi al mondo ed amarmi. Allora giustifichiamo la condizione di tutte le famiglie del mondo. Famiglia = Dio? Soltanto perché si parla di matrimonio, di prole, ecc? Sono liberi di essere ciò che credono. Il problema è che sono i primi a non sentirsi liberi di essersi espressi come avrebbero voluto e spesso rigettano le loro ansie e i loro vuoti su di me o su chi non c’entra con queste loro mancanze individuali. Che poi se gli chiedi cosa avrebbero voluto diventare non sanno darti una risposta certa perché non si sono mai soffermati troppo a pensare, ad interrogarsi sulle loro inclinazioni, a mettersi in gioco per capirlo. E non sono così vecchi. Il problema è che non ci provano nemmeno. Non ci hanno mai provato. E’ vero, erano anni diversi, prosperosi in confronto a oggi, le risorse disponibili abbondavano, potevi reinventarti quando volevi. Non si sentiva il bisogno di rifugiarsi in se stessi per poter respirare e allontanarsi da questa fretta perpetua che caratterizza quest’era senza meta. Però, anche continuando ad accusarsi a vicenda di non aver fatto abbastanza l’uno per l’altro e a prendersela con chi c’entra relativamente poco nelle loro scelte di vita mi sembra inutile e patetico dopo tutto sto tempo. A sentirli, sembra che ognuno di loro abbia dato il meglio su questo pianeta sacrificando le proprie inclinazioni per formare una famiglia e dedicarsi all’amore verso il prossimo. Dovrei commuovermi? Capisci perché in tv funzionano i vari Moccia e le Marie di De Filippi?

Perché ti lamenti se non fai niente per risolvere il problema che sta alla radice?

Questa è la mia domanda.

Tutti, come i miei genitori sentiamo il bisogno di fare qualcosa che ci rappresenti individualmente. Ma la maggior parte di noi preferisce distrarsi andando in palestra o frequentando gruppi di qualcosa, giusto per cambiare aria e sentirsi parte di un nucleo diverso da quello famigliare che ci regali l’illusione di essere padroni della nostra vita e delle nostre scelte. Ma queste sono distrazioni e non rivoluzioni. Dirai: meglio di niente. Ma la situazione non cambia se ti distrai. Il problema rimane alla radice. Non lo estirpi con la distrazione. La distrazione ti aiuta solo a non pensare momentaneamente al problema. E’ un po’ troppo comodo direi. Per quanto durerà? E’ come quando hai il mal di testa e decidi di prendere la pastiglia per combattere soltanto il sintomo. Va bene, quello si chiama antidolorifico, una sorta di droga che si occupa del sintomo e non del male alla radice. Io vorrei capire il perché del mio mal di testa e fare in modo che non ritorni. Voglio estirpare il male alla radice. La maggior parte di noi invece si limita ad occuparsi del sintomo del proprio malessere.

I miei genitori si sono abituati ormai a ribellarsi anche alla più stupida mancanza d’attenzione, a pretendere sempre qualcosa l’uno dall’altro, a passarsi automaticamente la colpa appena qualcosa non va. Questo perché hanno raggiunto un’età in cui ognuno dei due sente più che mai l’esigenza di stare in pace, farsi gli affari suoi senza nessuno tra i piedi pronto a stravolgere i suoi piani e ad attaccare suoi gusti. Poi i loro punti di vista si dividono e non si incrociano per ore ma in qualche modo finiscono sempre per sopportarsi e proseguono il loro cammino accumulando cocci sotto il tappeto.

Ci sono cose che si possono evitare, prevedere. Non tutto, non dico tutto. Non si può vivere senza commettere errori. Non fidarti mai di chi non commette errori.

Non potrai prevedere la moda, i cambiamenti di costume, ma le scelte che fai tu, quelle sì. Almeno quelle.

Certo, dipende molto anche dalla condizione in cui nasci, cresci. Sarà più o meno difficile, ognuno ha i suoi problemi ma se hai un obiettivo, a prescindere dalla condizione di vita, da cui comunque dovresti cercare il modo per uscire, se sai quel che vuoi o per lo meno che ti farebbe vivere meglio di così perché rinunciare ad inseguire quella meta fin da subito? Bisogna anche sapere cos’è che ti farebbe stare meglio però. E non parlo di acque termali e cose del genere ovviamente. Occorre esplorarsi. Perdere tempo per trovarsi.

Lo sai che il mondo è pieno di outsiders che hanno seguito i loro sogni uscendo da situazioni umanamente impossibili?

Sono stati fortunati?

Certo, la fortuna aiuta. Il caso. A volte anche la scelta più stupida può alterare il futuro di una persona, ma io credo che siamo noi a creare le condizioni affinché la fortuna bussi alla nostra porta e affinché le scelte che facciamo siano quasi sempre giuste o quantomeno correggibili. Se te ne stai chiuso in casa ad attendere che un passante ti consegni una chance a domicilio allora sì che devi sperare di averne di fortuna. Se cerchi di andarle incontro, non è detto che lei sia lì ad attenderti a braccia aperte ma nella maggior parte dei casi qualcosa succede. Perché la fai succedere. Da cosa nasce cosa. Mettendoti in gioco. Il resto poi viene da sé.

Se frequenti persone che ti portano sulla brutta strada non puoi piangere il morto se poi le scelte che fai finiscono per rivelarsi quasi sempre sbagliate. Facile poi dare la colpa alla sfortuna. Più ci applichiamo per rendere agibile il nostro percorso, più facile sarà superare gli ostacoli.

Il risultato finale non conta. Intendo dire, non sarà per forza la gloria ed il successo, una ghiotta ricompensa finale, una fantomatica mano che ti porge qualcosa sul piatto d’oro, a darti la conferma di aver fatto le scelte giuste. Non è che se fai successo, se ottieni un riconoscimento sei felice e se non lo ottieni non lo sei. E’ come aspettarsi una ricompensa da qualcuno a cui hai salvato la vita. Che in quel caso forse sarebbe un po’ più plausibile perché hai sacrificato la tua. Ma ciò che nella mente ti ha spinto a salvargliela non è stata l’idea di un possibile tornaconto. Hai fatto la cosa che ti è sembrata più giusta.

La ricompensa può darti delle soddisfazioni a livello materiale, può donarti ispirazione e forza d’animo per continuare a fare del tuo meglio ma il punto non è quello. Quanti individui vivono infelici nonostante il loro successo? Il successo può far bene, può far male.

Ma ciò che ti rende sereno è la libertà di scegliere di fare ciò che ti piace, ciò che ha a che fare con la sostanza divina e vitale depositata dentro te, con ciò che sei nel profondo dell’anima. A qualsiasi livello.

Ciò che ti rende orgoglioso di svegliarti la mattina è la libertà di alzarti senza dover rendere conto a nessuno di quello che vuoi fare oggi.

Ci sono persone al mondo che non possiedono nulla a livello materiale e che nonostante tutto sono serene perché possiedono ciò che conta: la libertà di essere se stesse e poter cambiare vita ogni giorno, con l’unica responsabilità di non mentire all’intervistatore che c’è dentro il loro cuore, la famosa voce interiore, pronta a toglierti la maschera e a rinfacciarti chi sei realmente.

E ti rispondono: “Eh eh, facile la vita così eh?”

Ma assolutamente no. Soprattutto in questa parte del mondo in cui la maggior parte di noi spera ancora nel posto fisso e che da domani tutto cambi e torni come prima.

Non è per niente facile perché mentre lavori per sopravvivere alla fame ti devi applicare per capire, se non l’hai ancora scoperto, chi sei realmente nella vita, cos’è che ti fa stare bene. E una volta scoperto devi incamminarti e questa è spesso la parte più difficile, quella in cui devi trovare il coraggio di metterti in gioco, valutando prima le risorse a tua disposizione che ti consentirebbero di intraprendere il nuovo percorso che hai scelto. Ti devi organizzare al meglio prima di cambiare rotta.

– “Quindi tu pensi che tuo padre e tua madre non avrebbero dovuto metterti al mondo per poter fare quel che gli pare?”

Non dico questo. Credo che ognuno nonostante le sue scelte personali possa svegliarsi la mattina e aggiustare ciò che della propria vita non funziona come vorrebbe. E’ chiaro che la creazione di una famiglia complica le cose perché ti sei preso delle responsabilità irrevocabili. Non puoi prenderti e andartene come fosse niente. Certo, c’è chi lo fa. Ma non è detto sia la soluzione più intelligente. Vedi, quando decidi chi metterti in casa devi anche essere sicuro che si tratti di una persona capace di crescere, di accettare i cambiamenti. E tu ovviamente dovresti essere in grado di accettare i cambiamenti di chi ha scelto di vivere insieme a te. E’ una forma di rispetto, comprendere, ascoltare, soprattutto la persona che dici di amare. Perché questo è amare. Capita che uno dei due decida di mandare un segnale al partner per metterlo al corrente, a modo suo, di un proprio cambiamento interiore di cui vorrebbe renderlo partecipe. Spesso questo segnale non viene recepito o viene recepito male perché il cervello contattato in quel momento non è raggiungibile per un sacco di motivi. Vuoi per un’incapacità innata di ascoltare il prossimo, vuoi per il lavoro e alcuni obblighi ed automatismi quotidiani a cui ci si lega che alienano le persone, occorre sapere bene con chi si ha a che fare e con chi si vuole condividere il proprio letto. E’ inutile poi lamentarsi e dire: “non so più chi ho sposato!”

E come si fa a capire prima, tutto questo?

Non è una questione di fortuna. Se tu conosci te stesso, i tuoi limiti, le tue capacità, conosci ciò che ti rende sereno, se non sei masochista mi sembra normale che se decidi di vivere insieme a qualcuno da amare, cercherai qualcuno che non ti limiti almeno sotto alcuni punti di vista fondamentali per la sopravvivenza del tuo vero essere. E tu essendo abituato ad esplorare i meandri del tuo ego e ad ascoltarti, sarai in grado di percepire più facilmente ogni segnale e di accettare un possibile cambiamento da parte del tuo partner. Proprio perché sai che potrebbe capitare anche a te. Se poi non ci si accetta, ci si lascia. Si ha qualcosa di più importante per cui vivere probabilmente. Le proprie inclinazioni, per esempio. Non puoi sacrificarle quelle. Perché a quel punto significa che sei cieco o sei stupido. Perdendo il controllo di ciò che ti rende felice non potrai mai rendere felice la persona che hai deciso di continuare a frequentare a prescindere. Punto. E’ così illogico e così privo di romanticismo il mio ragionamento ? Ma non ti rendi conto di tutte ste coppie insulse che vagano e fingono di amarsi continuamente pur di mantenere i propri status symbol, di non sfigurare tra la gente, con il timore di sentirsi giudicate per non aver seguito uno schema prestabilito da non si sa chi?

La paura dell’opinione altrui va sconfitta. Occorre tenere ben stretto il telecomando della propria vita in mano.

Bisognerebbe imparare anche a lasciarsi. O quanto meno imparare a non sposarsi. Magari a convivere finché alcune esigenze personali non cambiano (in ognuno di noi le necessità personali, le richieste interiori cambiano anche a seconda dell’età). Nessuno ti impedisce di mettere al mondo un figlio. Nessuno ti impedisce di continuare a frequentare il partner al di fuori delle mura domestiche. Nessuno dice che per fare ciò che ti piace devi per forza restare solo. Tra l’altro è anche bello poter condividere un unico percorso verso la realizzazione di due sogni diversi tra loro. Ma prima di fare una cosa del genere occorre aver raggiunto individualmente un certo livello di consapevolezza che ti consenta di comprendere i limiti di ciò che ti piace chiamare amore e che invece spesso si chiama senso di possesso e paura di rimanere soli.

Non si può giustificare il fallimento di tutti coloro che hanno deciso di mettere al mondo un figlio. Sarebbe anche egoistico da parte di un genitore convincersi di aver fallito e di aver rinunciato ai propri sogni per dare amore alla moglie, al marito o al figlio. Un bambino potrebbe anche sentirsi in colpa per essere nato pensando che i suoi genitori hanno rinunciato quasi a tutto per crescerlo.

Dico che non si può essere ciechi di fronte a delle responsabilità che hai deciso di prenderti tu, soltanto tu, con la tua testa. Nessuno ti ha puntato la pistola alla nuca. Non puoi metterti a rubare perché hai quattro figli da sfamare con la pretesa che tutto il mondo ti comprenda e ti regali il cibo. Ad un certo punto chi te l’ha detto di metterli al mondo tutti e quattro? Non è sempre tutto così romantico come sembra. Troppo facile nascondersi dietro i paroloni. Occorre anche andare oltre certi preconcetti disneyani se vogliamo mettere la testa sulle spalle, come ci piace tanto.

Ma ritorniamo a noi! Altrimenti qua si finisce sempre per pensare troppo e a nessuno piace farsi le paranoie. C’è anche chi odia soltanto pensare.

Insomma hai votato, ieri hai faticato tutto il giorno senza essere retribuito, tu fai tutto per gli altri e nessuno fa niente per te?

E’ sempre colpa degli altri. Ma è possibile che lo sia?

Infondo anch’io in questo mio post do la colpa agli altri. A te che fai di tutto per appartenere a qualcosa, per sentirti accettato, per dare un taglio alla tua noia, alla routine, per convincere te stesso che anche se tua moglie non ti ascolta più e tuo figlio si droga, per lo meno sui social network la tua opinione ha un certo peso, viene presa in considerazione e addirittura commentata da qualcun altro che come te cerca il suo momento di gloria, dopo una giornata di merda spesa in litigi, obblighi e lamentele. Quello diventa il tuo unico momento di libertà. Quindi guai a chi tocca la tua opinione.

Non è triste tutto ciò?

Come se non bastasse ci sono i talkshow da cui assorbiamo la linfa ignorante con cui dare il peggio di noi e grazie ai quali ci convinciamo di sapere come va il mondo. Infondo nel nostro paese la tivù è ancora oggi il mezzo d’informazione principale degli italiani.

Ma credi che i social siano realmente un problema oggi? Facebook intendo, soprattutto. Non credi che il problema sia piuttosto legato all’uso che ne fa l’utente, che spesso e volentieri lo utilizza esattamente come se fosse una tivù, con l’aggiuntiva penosa consapevolezza di poter partecipare attivamente a qualsiasi discussione?

Per come la vedo io, si vota ogni giorno.

Le tue scelte interiori si traducono in azioni e quindi in abitudini che modificano il corso della tua vita e soltanto tu puoi puoi decidere quali sono le priorità della tua esistenza.

Infondo è tutta una questione di priorità.

Che posto dai alla tua libertà? Cos’è per te la libertà?

E il lavoro? Cosa sono per te l’amicizia, l’amore? Che valore dai al tempo libero?

Dallo stile di vita che hai scelto di seguire dipende la salute fisica e mentale tua e di chi ti sta accanto. E chi ha deciso di starti accanto è a sua volta responsabile del peso delle sue azioni e di come si riflettono nella situazione famigliare. Finché sono “costretti” a vivere all’interno del nido famigliare, creato dai due membri principali della coppia, i figli non hanno grosse colpe, visto che infondo non sono stati loro a decidere di venire al mondo. L’unica responsabilità dei figli forse è quella di imparare presto a pensare con la propria zucca e a non farsi influenzare troppo dalle idee dei genitori, in modo da avere tutto il tempo necessario per capire quali sono le loro inclinazioni da seguire e sviluppare. I genitori dovrebbero imparare ad essere delle guide e non dei despoti, come spesso accade, ma nemmeno dei rincoglioniti nelle mani ingenue ed arroganti del figlio viziato. Occorre un equilibrio. Un equilibrio che per forza può nascere solo

da una ricerca pregressa introspettiva che consente di trasmettere ai propri figli gli strumenti necessari per poter condurre a loro volta una propria ricerca personale verso le proprie vere aspirazioni. Seguire le inclinazioni dei bambini significa lasciare che crescano secondo le proprie attitudini, lasciargli la possibilità di essere ciò che sono.

E invece il più delle volte i genitori si scordano di essere prima di tutto degli esseri umani, si limitano a fare i responsabili, i gestori della vita dei figli, puntando il dito sulle nuove generazioni, ecc. Si invecchia dentro e succede proprio perché manca quella ricerca individuale pregressa.

Vuoi parlare d’amore? Non chiederti chi sposerai, chiediti prima di tutto se te ne dai abbastanza. Osservati, tieni d’occhio i tuoi automatismi, azioni spesso involontarie che fai per prassi senza un vero perché. Chiediti il motivo per cui prendi una decisione. Cosa ti spinge a farlo. Qual’è il criterio che utilizzi per dire sì oppure no. Chiediti se preferisci la compagnia di qualcuno soltanto per evitare la solitudine. Chiediti che cos’è la solitudine, se esistono vari tipi di solitudine. Non dare tutto per scontato.

E’ difficile vivere così? Certo che lo è se non te ne occupi oggi, lo diventerà.

Se non ti cerchi in questo mondo, in quale mondo ti cercherai?

Meno tempo dedicherai a te stesso e alle tue inclinazioni, a ciò che ti piace fare realmente, più tempo passa. E più passa il tempo e più si accumulano i danni da riparare, i quali prima erano dei sassi da scalciare ed ora montagne da scalare.

Insomma, prima incontri quel tuo io che tanto ti assomiglia e prima avrai l’opportunità di realizzare ciò che sogni, di crearti le condizioni affinché tutto quanto funzioni per il meglio. Niente di più concreto di questo, direi.

Ha senso lasciar marcire le tue aspirazioni nel profondo del tuo cuore accontentandoti dell’ombra dei sogni altrui e di una pizza tra colleghi? Quanto pensi di vivere? Ti hanno detto che la vita non è così lunga come può sembrare?

I sogni che seppellisci oggi un domani riemergeranno dal sottosuolo e in qualche modo te la faranno pagare. Sei tu contro te stesso.

Ora, riguardo le trivelle, io ho votato, e ho votato “sì”, nel dubbio. E non mi sento bravo. Ero pieno di dubbi. Quali dubbi? Beh, non saprò mai se la mia opinione conta veramente come vogliono farmi credere tra più ombre che luci. Non saprò mai se si tratta solamente di fumo negli occhi per illudermi di vivere in una democrazia mentre mi sta crollando il pavimento sotto i piedi. E questi dubbi non valgono solo per il referendum delle trivelle. Il mio era un pretesto per parlare della vita. Valgono per ogni tipo di questione sulla quale il popolo è “libero” di pronunciarsi.

Quando si affronta insieme alla popolazione un tema che riguarda l’ambiente occorre anche un programma politico sincero che parli di energie rinnovabili, che si decida una volta per tutte a fanculizzare i combustibili fossili e a proporre un’idea nuova di futuro, che ahimè non vedo nemmeno all’orizzonte, per ora.

Quello che penso io è che non basta dire stop alle trivelle per cambiare la mia vita e quella degli altri, oggi come oggi. Occorre usare il buon senso nella vita di tutti i giorni, e senza nemmeno pensarci troppo, dovrebbe essere innato in noi quel rispetto verso un’etica superiore.

Che poi l’ambiente, questo misterioso luogo di cui non vengono mai definite le sue dimensioni, la posizione geografica, siamo noi! Siamo noi l’ambiente! Lo volete capire? Siamo noi le discariche abusive! Siamo noi l’aria pura o putrida che respiriamo. Siamo noi il detersivo che gettiamo nel torrente. E’ una questione di rispetto verso noi stessi.

Si tratta di amor proprio. Quello di cui parlavo prima e che conduce la mente e il cuore verso una propria ricerca individuale che ci permette di essere sinceri con noi stessi e con gli altri e bla bla bla. Sono tutti ingranaggi della stessa ruota. Non c’è uno senza l’altro.

Basterebbe che tutti da domani usassimo la bicicletta? Non lo so, forse no, e dubito che tutto il mondo all’improvviso sia disposto a cambiare le sue abitudini e le sue miserie quotidiane, spesso inconsapevoli e imputridite dagli slogan mediatici che speculano su milioni e milioni di vite in nome dell’economia, di un’economia che non rispetta più alcun equilibrio umano.

Possiamo per lo meno imparare a chiederci perché facciamo una cosa?

Se parliamo di salute dico che è inutile continuare ad essere orgogliosamente carnivori o ingordi di alimenti industriali se poi ci lamentiamo dei nostri problemi cardiocircolatori. Ma è altrettanto inutile credere di vivere meglio solo per il fatto che siamo vegetariani, se poi il movimento fisico lo evitiamo per comodità, se il lavoro ci stressa, se la persona con cui abbiamo deciso di vivere ci rende infelici. E’ altrettanto inutile che mangiamo cibo vegano per rispettare gli animali se poi abbiamo paura che il cane sporchi in casa e lo facciamo vivere giorno e notte in cortile a morire di tristezza senza cagarlo mai. E’ inutile essere vegani, accusare di stregoneria chi non è come noi se poi abitualmente utilizziamo un mezzo che inquina alla follia e mette in crisi la nostra etica nonviolenta e solidale. Non è sempre così, ma questa è spesso l’umanità che incontriamo per la strada. Controsensi a manetta.

Ogni discorso è sempre più ampio e più importante di quello che sembra e che vogliono farci credere le chiacchiere da bar sui social.

Non basta un gesto eclatante per migliorare le cose e convincerci che siamo bravi.

Per debellare il male alla radice spesso occorre fare delle scelte radicali, occorre cambiare il nostro stile di vita, riconoscerlo e comprenderlo prima di tutto.

Occorre mettere in discussione tutto il nostro sapere, il nostro presente, il nostro concetto di utilizzo del tempo, il nostro approccio quotidiano ad ogni minuscolo aspetto della vita, senza aver paura di cambiare opinione quando aggiungiamo un nuovo tassello al nostro sapere. Chiederci il motivo per cui al volante della nostra auto decidiamo ad un certo punto di superare gli altri automobilisti rischiando la vita e mettendo a repentaglio quella degli altri.

Credo che il più delle volte quando ci sentiamo minuscoli e indifesi tendiamo a cercare la chimerica consolazione di appartenere a qualcosa più grande di noi con l’illusione di poterlo rappresentare in “totale libertà” e con la misera certezza di essere la voce di uno stesso coro e quindi di non rimetterci la faccia.

Dici che credi nella pace, lo sbandieri ai quattro venti sui social, centocinquanta persone ti mettono il like e poi magari sei il primo che si incazza e cerca la rissa se il vicino parcheggia l’auto dove avresti voluto parcheggiarla tu.

Dovremmo interrogarci in modo più approfondito su quanta coerenza ed ignoranza c’è nelle nostre piccole abitudini quotidiane.

Ognuno è libero di scegliere. E’ inutile che denunci il pressapochismo e il menefreghismo dell’italiano medio nei confronti della politica se decide di non votare, quando magari sei uno di quelli che scaricano i rifiuti in un prato lungo la provinciale perché non avevi tempo. Per fare un esempio banale. Anche questo è politica. Non è che sei giustificato perché hai votato SI al referendum sulle trivelle.

Magari l’astensione dal voto potrebbe essere una delle tante conseguenze della tua pigrizia, ma questo non significa per forza che non rispetti la libertà e la vita degli altri. Magari a differenza di chi vota tu ti impegni in altre piccole iniziative sociali che migliorano la vita di tutti e che nessuno prende in considerazione perché meno chiassose di un referendum popolare o di una grande iniziativa che fa più tendenza.

Chi sei per giudicare le scelte di un tuo simile quando tu magari sei il primo che di fronte a un problema giustifica le sue delusioni e basa ancora le sue scelte etiche su cliché, frasi fatte tipo “gli uomini sono tutti uguali”, “beato chi capisce le donne”, “più siamo meglio è”, scaramanzie e altre scemenza simili che ora non mi vengono in mente. Dovresti pensarci almeno due volte prima di attaccare qualcuno.

Ognuno deve vedersela con se stesso.

Troppo facile incolpare gli altri. Siamo dotati di libero arbitrio e ogni nostra azione quotidiana contribuisce a migliorare o a peggiorare la vita nostra e di chi ci sta intorno.

Non mi fido dei gruppi coatti, nei movimenti che reclutano adepti per “cambiare il corso della storia” perché non mi fido delle persone che non conosco. Non saprò mai esattamente perché ogni individuo all’interno di un gruppo decide di sostenere una determinata causa. Non saprò mai che cosa gli passa per il cuore e per la coscienza, se lo fa per se stesso o per chissà chi o che cosa. A me non basta sapere che lo fa.

Mi fido di chi mi ispira, di chi con poco mi emoziona e mi trasmette sincerità e lungimiranza attraverso il suo stile di vita, del suo approccio alla quotidianità. Mi fido del perché un individuo decide di fare una cosa e di come la fa.

Tutti sappiamo quello che facciamo, ma pochi sanno come e perché.

Perché esisti? Perché ti svegli la mattina e fai quella determinata cosa? E a chi dovrebbe importare di quello che fai? Ognuno di noi dovrebbe essere il leader di se stesso prima di pretendere di esserlo fuori. Ognuno di noi prima di aderire a qualcosa o a qualcuno dovrebbe aderire a se stesso. Ci sono persone come frequenze radio, che intercettiamo senza il bisogno di schiacciare alcun bottone. Ci posizioniamo sulla loro frequenza per sempre perché crediamo nella loro idea, nel loro modo di vivere. Non è un’unica loro azione che ci convince ma l’universo che c’è dietro quella persona, quel cuore e quella mente che generano l’idea che si traduce in azione.

Credo che questo concetto valga per tutto, sia negli affari che nella vita in generale.

Mi fido di chi mi ispira perché riesce a trasmettermi la giusta carica per affrontare la mia vita e a credere in quello che faccio perché se il punto di partenza è un certo tipo di solitudine consapevole, come ho sempre sostenuto, allo stesso tempo è anche vero che una certa collaborazione aiuta a raggiungere più in fretta i propri obiettivi.

Collaboreresti con chiunque pur di raggiungere un certo risultato? Io no.

Mi fido di me stesso perché da quando mi frequento abitualmente riesco a confessare allo specchio dell’anima ogni mia mancanza senza nascondermi nulla. E l’ho imparato sbagliando, spesso giudicando, ma posso fare ancora meglio. Non si smette mai di imparare, come si dice. Quando arrivi al punto in cui non ti sopporti più allora qualche domanda te la devi fare. Devo restare a questo mondo per fare cose che non mi piacciono, continuando a lamentarmi tutto il giorno, prendendomela con il primo che mi capita sotto tiro o faccio qualcosa per migliorare la mia condizione esistenziale e per capire come mai mi faccio schifo e rovino inutilmente la vita degli altri?

Non basta dire “sono fatto così”. Troppo facile ed inutile.

Credo nei gruppi e nei movimenti spontanei che non indossano per forza una divisa o un’etichetta per rappresentare le loro idee. Credo nello sforzo di cambiare ogni giorno me stesso unendomi caso mai a persone che possono aiutarmi a crescere per assomigliare sempre di più alla persona che sono, che posso diventare e che soprattutto mi rende felice e in pace con me stesso nonostante tutto e di conseguenza nei confronti del prossimo.

Credo in un percorso il cui punto d’arrivo non conferma per forza gli sforzi fatti lungo il tragitto, come ho già detto. Credo in un percorso dove la meta è il viaggio in quanto la sua autenticità riesce a regalarmi gli stimoli che mi consentono di procedere verso il gran finale.

Comunque vada sarà un successo.

Se non sono sincero con me stesso, nonostante le mie azioni suscitino il plauso di chi mi circonda, non sarò mai soddisfatto, di conseguenza non sarò sincero con gli altri. Difficilmente mi accontenterò di ciò che possiedo e che non sono diventato e prima o poi questa mia mancanza verrà allo scoperto, quasi sempre nel peggiore dei modi e spesso nel momento sbagliato.

Più tempo lascerò passare senza mai affrontare i miei angeli e i miei demoni e più vuoti si accumuleranno nel corso della mia esistenza. Funziona un po’ come con i debiti con la banca.

Mi fido nella buona volontà di un individuo capace di trasmettermi determinati stimoli, tramite il suo amor proprio e non per l’amore che dimostra al gruppo a cui appartiene, dietro la cui etichetta potrebbe nascondersi di tutto e di più.

Non mi fido di un individuo che prende parte ad un movimento soltanto per riempire un vuoto personale e per cancellare i debiti che ha con se stesso poiché nessun movimento può pagare i suoi debiti al posto suo.

Un gruppo o un movimento sono originali e spontanei quando ogni suo membro è in grado di portare qualcosa di originale attraverso le sue idee, piccole o grandi che siano.

Tutti facciamo qualcosa per noi stessi, per rispondere a un nostro bisogno interiore. Non si tratta di egoismo. Anche quando crediamo di dedicarci al prossimo, in realtà lo facciamo per dedicarci a noi stessi. Quando diciamo “non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te” non significa che tieni più agli altri che a te stesso, ma semplicemente che attraverso la tua percezione del bene e del male ti sei fatto un’idea di come potrebbe sentirsi il prossimo che riceve un certo trattamento e per rispetto nei confronti di ogni essere umano decidi di risparmiarglielo. E capire questo ti fa stare bene al di là di tutto. Hai a cuore la salute degli esseri umani perché credi in un’etica sopra le altre che fa stare bene prima di tutto te e ti consente di vivere in un ambiente sano che segue il tuo esempio. Però che gli altri ci credano o meno in questa etica poco ti importa. Basta che ci credi tu, se ci credi seriamente e spontaneamente intendo.

Lo facciamo per sentirci utili. E’ questo infondo che ci rende felici. Ma è una questione personale. E il fatto di sentirci inutili spesso ci fa entrare in crisi, ci fa conoscere alcuni lati oscuri ed imprevisti del nostro essere, the darkside of the moon, pericolosi ma allo stesso tempo indispensabili per la nostra salute, per raggiungere una certa consapevolezza e quindi indispensabili anche per la nostra crescita interiore. Ma invece di approfittare della crisi personale spesso ci accontentiamo fare qualcos’altro, di una distrazione momentanea, di badare a qualcuno, pur di liberarci momentaneamente dal demone dell’inutilità.

E se ti importa ed agisci per cercare un tornaconto o una qualsiasi gratitudine significa probabilmente che il tuo intento è diverso da quello che appare. Ci sono un sacco di sfumature in ogni nostra azione, potremmo riempire volumi e volumi se adesso stessimo qui ad elencare caso per caso, giudicando il migliore e il peggiore. Fatto sta che nonostante tutto, nasciamo soli e moriamo soli. Disponiamo di una sola coscienza e di un solo corpo. Più tempo dedichiamo alla ricerca interiore, più riusciamo ad essere sinceri con noi stessi. Più diventiamo sinceri con noi stessi e più ci avviciniamo all’essere umano libero che tutti vogliamo incontrare e che il più delle volte invece resta intrappolato nei meandri dell’idea collettività, nei pregiudizi e trova più comodo lamentarsi della propria condizione esistenziale anziché cercare di cambiarla. Più saremo soddisfatti di noi stessi e più saremo in grado di ispirare il prossimo a seguire il nostro esempio.

Questo è il vero amore nei confronti del prossimo.

Questo è il vero insegnamento. L’amore verso noi stessi mette in moto una ruota inarrestabile di soddisfazioni.

Dunque, tutti votiamo. Ogni giorno. Poi i singoli appuntamenti alle urne sono solo una minuscola parte di quel che ogni singolo individuo può determinare attraverso le sue azioni per modificare la propria vita e di conseguenza quella degli altri.

Ogni individuo di fronte ad un problema, nel momento in cui deve prendere una decisione dovrebbe semplicemente pensare a cosa può fare per risolvere quel problema e cosa non può fare. Stilare un elenco delle soluzioni possibili per risolverlo. Tutto il resto non conta. Tutto il resto sono solo pensieri inutili che si traducono in polemiche e stracci di pensieri, ulteriori ansie che sporcano la mente e che complicano il processo cognitivo allontanandoci sempre di più dalla soluzione possibile.

Occorre lucidità.

E’ vero, la vita cambia, spesso ci mette di fronte a scelte difficili da prendere. Spesso sbagliamo e non possiamo essere perfetti. L’importante è affrontare anche gli imprevisti con una certa lucidità, e per essere lucidi occorre essere svegli, che non vuol dire essere furbi ma ragionare attraverso la propria coscienza cercando di valutare la situazione per quello che è senza restare intrappolati nella miseria dei pregiudizi o nella gabbia costruita da chi “alla regia” preferirebbe seguissimo una certa direzione per i propri vantaggi personali.

Occorre dare il nome giusto ai propri problemi. La voglia di stare con una persona non è sempre amore, a volte è paura di restare soli. Che è ben diverso. Voler bene a un cane non significa sempre saper amare i cani o gli animali in generale, c’è chi usa l’affetto di un cane per rimpiazzare l’assenza di una persona o di qualcos’altro. Questo è amore? Non credo proprio.

Nulla va dato per scontato. Non sappiamo mai abbastanza per poter dire di essere sufficientemente adulti.

Occorre imparare a distinguere il bene dal male e non è facile distinguere se ci facciamo persuadere dai troppi input quotidiani che ci distraggono dai nostri veri bisogni interiori.

Quali sono i tuoi bisogni interiori? Solo tu lo puoi scoprire, se vuoi raggiungere una certa serenità mentale e fisica che ti permetta di affrontare con una certa lucidità anche gli imprevisti. Come vedi, metaforicamente parlando, il quadro che ci si presenta davanti è una sorta di catena di montaggio il cui prodotto finale dipende da ogni piccolo passaggio durante il processo di lavorazione. Gli errori sono ammessi lungo il percorso, come già detto e se l’analisi è giusta e di conseguenza sappiamo ciò che vogliamo da noi stessi e la priorità che diamo ad ogni singolo aspetto e bisogno della nostra vita per mantenere viva l’armonia, l’equilibrio tra anima e corpo. In questo modo gli errori saranno un’opportunità per migliorare o la cenere da cui poter rinascere più forti di prima.

Quello che voglio dire è che non dovete sentirvi liberi soltanto quando andate a votare o quando decidete di astenervi.

Prima di occuparci delle trivelle, o di qualsiasi tema di attualità occorre conoscere la quotidianità in cui viviamo, la nostra attualità, le persone che frequentiamo e soprattutto il perché dei nostri comportamenti di fronte alle circostanze della vita.

Memoria dimessa

Children Participate in Annual Training During Kids AT

Da bimbo andavo a messa

per ridere fino a scoppiare

sottovoce,

per ammirare i vetri cattedrale

e per ascoltare

le dentiere degli anziani

che sibilavano preghiere.

stained-glass-1181864_960_720

Incoscienti eredità

VF01

Seguendo costantemente
per generazioni
uno schema prestabilito, un ideale, un automatismo,
senza mai metterlo in discussione,
senza mai uscire dai binari della prassi per evitare il rischio
di commettere un errore ed essere emarginati,
si finisce per tollerare qualsiasi orma di schiavitù,
anche la più perfida e palese,
trovandole addirittura un significato etico,
convincendosi che nonostante tutto
sia cosa buona e giusta.

Quando odiavo scrivere

quando


Segui assieme ad altri 7.203 follower

Instagram

► Archivio

► Questa è la copertina del mio libro (CLICCACI SOPRA per saperne di più):

Clicca sulla copertina!

“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: