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NUOVO LIBRO in arrivo

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Haiku #2

Notte, non dormo

resto ad ascoltarmi,

luna silente

Io, Roberta e Lara-Chide

(Questa è una specie di filastrocca, più che una poesia, racconta un episodio quasi irrilevante se vogliamo…Punta i riflettori su una piccolezza, un accorgimento di un attimo vissuto al bar Teatro di Gradisca d’Isonzo, insieme a Roberta, una ragazza che ho conosciuto qualche anno fa. Contiene anche una breve critica alla superficiale tendenza di una buona parte dei baristi, a “riciclare” spesso i rimasugli di ordinazioni precedenti 🙂 )

Quell’arachide tostata

salata

e dissociata

scivolata dalla ciotola sul tavolo

che hai raccolto e poi mangiata

Tu spigliata,

con la scusa che reggeva,

mantenevi quel contegno

prudente e delicato,

ma di chi ha già capito

di chi ha già imparato,

di chi è già ben informato sui trucchi del “Teatro”

che senza presunzione conosce la finzione

che si cela dietro il banco della ristorazione…

E io

io che pensavo la buttassi,

che pensavo ti schifassi,

scandalizzata mi colpissi…

Tu che in effetti mi hai “colpito”

senza averla mai lanciata.

E ti chiedi come mai…

Ma te l’ho detto là seduti!

Sei la prima che l’ha fatto,

la prima in assoluto

a parte il mio gatto…

Penserai che forse è poco

per poterti giudicare

e in effetti forse è poco,

ma per ora

un po’ per gioco

o perché non ti conosco

ho tralasciato tutto il resto

che però si trova al posto giusto

a quanto pare…

Occhi di mare

labbra d’arte

mani soavi

voce liscia

e quella pelle

che sembra quasi mai toccata…

E lo so,

magari questo testo

in cuore tuo non può far testo.

Non sarà la tua canzone,

tanto meno una poesia,

più che altro se rileggi

si avvicina a un’idiozia…

Ma l’arachide salata

tra risate serie e noi,

è una dolce scivolata

dentro un mondo surreale

che ti ha reso più reale e naturale agli occhi miei

disinvolta

aperta

franca

anche se di nome fai Roberta

Frattempo

Lascia

che la musica spinga

Lascia

che l’aria parli di odori

e suoni

e sapori che si spargono per casa…

Lascia che il tempo

parli di distanze…

Lui che ti ha sentito…

giudicato…

guidato…

spesso frainteso…

trasformato…

Lui

che ti ha visto cadere da troni di luce,

proiezioni di false percezioni…

Non badare al tempo,

non abdicare mai…

Solo il presente sa chi sei.

I miei criceti

Ma io amo i miei criceti

rotelle di un congegno

che detesti.

Sono quelli

che un giorno qualunque

si fermano

per guardare fuori.

Quelli che senza preavviso

bloccano la ruota

e rifiutano i ruoli.

Quelli che conoscono

il piacere di una corsa

al di là dei ferri paralleli.

Scendi! (continuazione di “Un approccio diverso”)

Galaxy Express 999

Galaxy Express 999

Questo paese è un treno che corre veloce verso un futuro ignoto, una sorta di “Galaxy Express 999”, ve lo ricordate?

Quel treno spaziale futuristico dall’estetica very vintage, i cui passeggeri erano persone con un corpo meccanico che spingevano l’umanità verso l’estinzione.

La solitudine e il pessimismo del nostro popolo sono i tratti che caratterizzano il volto di Masai, il protagonista dell’anime in questione, un bimbo che viaggia sul Galaxy e che è diretto verso il pianeta degli uomini robot, nella speranza di trovare anche lui un corpo meccanico indistruttibile che gli permetta di vivere duemila anni.

[nel nostro caso, tempo utile per assicurarci un’utopica pensione…]

Questo paese è un treno che viaggia all’infinito, senza mai fermarsi, dal quale ci ripetono ogni giorno che è vietato scendere…

Questo paese è un treno sul quale forse non ci siamo ancora pentiti abbastanza di esserci saliti…

Questo paese è una cazzo di realtà virtuale in cui crediamo di governare i comandi del gioco ma dove in verità è il gioco a governare noi, obbligandoci ad inserire crediti in continuazione per tenerci in vita e continuare a perdere la partita.

Il 90% di chi possiede ancora un “impiego”, lavora dalla mattina alla sera percependo uno stipendio inumano che non gli permette di coprire il caro prezzo della benzina per raggiungere il posto di lavoro, delle tasse e di un’infinità di cose (per lo più inutili)che produce e compra.

Assurdo.

Se non fosse perché esiste già un terzo mondo, la medaglia di bronzo sarebbe nostra. Di questo nuovo Occidente.

Dove sei finita, cara dignità? E che cazzo è l’economia?

Come mai non c’è uno, dico, un solo investimento nei sistemi alternativi, un solo investimento nelle persone “normali”, nell’individuo, nella formazione delle persone, per ridare un significato a parole come “essere umano”, lavoro” e “democrazia”?

La democrazia è una presa per il culo per babbei che credono che la giustizia esista in un paese che apparentemente non vive sotto una dittatura.

Ah comunque ho letto oggi sul giornale che dalle mie parti cercano “ULTRASUONISTI”…

Capite che i concetti di “lavoro” e di “annuncio di lavoro” sarebbero leggermente da rivedere?

Continuare a viaggiare su questo treno inarrestabile è controproducente e non ci conduce verso la “terra promessa”. Non ci resta che capirlo davvero, attrezzarci per bene, pensando a ciò che siamo stati o a ciò che avremmo voluto essere da tempo, e scendere al volo e incamminarci per raggiungerci, step by step. Prima di diventare interamente dei robot. Almeno che non lo desideriamo disperatamente, come Masai.

E’ tempo di riprenderci il tempo…

quello perduto assieme all’autostima, alla dignità, alla consapevolezza, a tutto ciò che ci permette di percepire la nostra esistenza, come anche l’affetto di un amico che trascuriamo ormai da troppo tempo a causa della fretta e delle ore che perdiamo frequentando individui che ci sono stati imposti da condizioni e situazioni di vita determinate dalle nostre scelte quotidiane distanti dal nostro vero essere.

Riprendiamoci il sogno.

Una persona che non è capace di sognare è già morta.

Il sogno è quel particolare che ci contraddistingue e che ci assomiglia intimamente, che poi un giorno magari saremo liberi di stracciare, di calpestare, perché la fine è importante in tutte le cose, come viene insegnato in Hagakure. Ed è giusto che siamo noi a scegliere che fine far fare a noi stessi e al nostro sogno, dopo averlo sedotto amato e violentato, sempre con il telecomando della nostra vita in mano.

Ma senza sogni non siamo un cazzo, gente.

Siamo cloni che vagano vuoti nel vuoto, senza meta, con l’espressione piatta di chi si è arreso prima di partire.

[sclesis] #2

Non fai in tempo

a leggere l’ora

che quella è già passata.

Quante ne ho lette fin qui

senza capire mai

quale fosse quella esatta


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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