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È fuori!

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Oggi è uscito il mio libro! Già disponibile su Amazon!

 

👉 Stai facendo ciò che ami?

👉 Hai mai pensato di cambiare vita?

👉 Tutti i tuoi sogni e desideri dove saranno andati a finire tra dieci anni?

👉 Perché c’è sempre un buon motivo per aspettare?

👉 Che cosa può imparare un bambino da un adulto insoddisfatto e privo di amor  proprio?

Lamentarsi non è una strategia. Applicare le logiche del passato per affrontare la crisi e il futuro è un’illusione

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Questo folle sentimento che

Nella maggior parte dei casi, in una giovane coppia gli opposti si attraggono per carenza di autostima, di auto-conoscenza e per noia. Con il passare del tempo, man mano che la consapevolezza cresce, ammesso che cresca in ogni individuo, chi si basta, cerca un suo simile oppure preferisce stare da solo.

 

Il muratore di coscienza (Dalla brutta copia del mio prossimo libro)

ti devi costruire una tua coscienza, devi cercare sempre ciò che ti fa stare bene, difendendoti da insidie letali, osservando e cercando a tutti i costi un metodo personale di auto-conservazione. È un viaggio, una ricerca infinita che ti da modo di dare il meglio di te in ogni situazione, da solo e insieme agli altri.

a me fa impazzire (positivamente) che si facciano tanti giri di parole per tanti anni, esperienze spesso anche inutili ma che in qualche modo ti servono, per capire che tu invece sei “quella cosa là”…e ce l’avevo allo specchio, porca puttana! …ma niente, non c’è proprio niente da fare, impari col tempo a capire soprattutto cosa non sei. Con il passare del tempo ogni cosa prende un senso, anche quando non ce l’ha.

Partire o restare… (…pezzi, dalla brutta copia del mio prossimo libro)

– “Io…non so mai se partire o restare…odio la mia insicurezza…”

– “Sai…Andarsene, a mio parere, non è sempre sinonimo di intelligenza e di scaltrezza. Chi se ne va, spesso lo fa soltanto perché non sente più legami di sentimento nel presente, nella dimensione in cui vive. Chiaramente per legami intendo qualsiasi natura di legame affettivo…

…Non siamo tutti uguali, questo è indubbio ed è l’unica cosa certa. Alcuni se ne vanno per motivi e bisogni che considerano primari nella propria vita. Altri scappano per cambiare aria, forse solo per un breve periodo di tempo, mentre altri ancora per evitare di pensare, per evitare il suicidio.
Sapete, mi sono accorto che la maggior parte di chi se ne va, è convinta di fare la scelta giusta perché 
si accontenta della reazione di chi lo vede partire. Una volta che parti ti considerano un mito. E questo ti basta, forse perché in realtà non cerchi la partenza, ma la notorietà, una piccola parte come protagonista, l’attenzione che non hai.”

Riflessioni “In” e “Out”

È il grosso dilemma.

Sei dentro o sei fuori? Se non scegli, se resti a metà

non vali nulla…

ti puntano il dito contro perché non riescono ad assegnarti un ruolo nella loro squadra…

Ma “loro” chi? Loro loro! Cioè Noi…

Siamo tutti parte della stessa merda..per usare un francesismo.

Spesso siamo noi quelli che critichiamo e non tolleriamo.

E poi in questa società non è sufficiente avere un ruolo in quanto a seconda della nostra età e del periodo storico sociale in cui viviamo, cambia. Alle elementari ci conoscono come un/una tale che dice, fa certe cose…

alle medie eravamo quelli che dicevano che…e avanti così, fino alla morte. Non siamo mai gli stessi. Anche se spesso lo sembriamo.

È incredibile questo alternarsi di ruoli, di personaggi che indossiamo per sembrare, per accontentare, per riuscire a cavare qualche ragno dal buco, da una vita che ci hanno donato e che ci ha consegnato ad un periodo storico a random in questa parte di Universo.

È tutto talmente grande e contemporaneamente talmente piccolo.

Dimensioni parallele che spesso deragliano e si incrociano tra presente, passato e futuro, senza linee di confine.

Forse “tutto appare” nella nostra mente…e di vero in quel che facciamo, mentre passiamo il tempo a mangiare la pizza, a guidare e a dormire, c’è ben poco…

La verità più vera e meno originale è che ci troviamo qui, su questo pianeta a fare l’amore, a farci la pace e la guerra sotto le stesse stelle dello stesso universo…rifilandoci ruoli in continuazione, inutilmente utili solo per confrontarci con gli altri, per dividerci, cercando una giustizia, giustificando violenze inaudite, credendoci padroni di vite altrui senza esserlo in primis della nostra. Qui…tutti qui…tra successi e delusioni, conseguenza di scelte che facciamo spesso senza pazienza, senza una vera e propria logica personale, reduci dall’ascolto di troppe immagini e parole, come queste…o anche peggio.

Continuamente guidati dal potere dominante che cancella mano a mano tutto ciò che realmente siamo, nella nostra essenza: la volontà, la curiosità, la creatività, l’originalità, l’unicità. Dobbiamo assoggettarci a tutti i costi alla loro smania di potere, scordandoci che possediamo l’arma più potente dell’universo: il libero arbitrio, quel concetto filosofico e teologico che ci dovrebbe permette di essere ciò che vogliamo nella vita, liberamente.


Dal Friuli a Berlino in bicicletta e poi… – “IL POST-VIAGGIO”

Dal Friuli a Berlino in bicicletta” si è conclusa prima del previsto a causa di alcuni disguidi (ancora poco chiari) riguardo la prenotazione del biglietto di ritorno che il 2 settembre mi avrebbe dovuto condurre a Verona, da dove poi in bici avrei proseguito verso Modena e risalito in Friuli attraverso la laguna veneta.

Giunto a Berlino, in sella alla mia bici e venuto a conoscenza dell’impaccio, quasi per caso, alla biglietteria della Hauptbahnhof (la stazione dei treni principale) ho tentato (invano) di prenotare uno stesso biglietto ma i posti destinati alle due ruote sono sempre limitati sui treni, soprattutto se si parla di treni a lunga percorrenza, e anche ammesso che se ne trovino, il gioco con le coincidenze lungo il tragitto funziona soltanto prenotando parecchio tempo prima.
Così, la soluzione più logica e veloce è stata comprare un biglietto “destinazione casa” e ahimè, senza la bicicletta, la quale è rimasta a Berlino, con la speranza che l’amica Sara, che mi ha gentilmente ospitato, trovi anche un modo semplice ed economico per spedirmela e farmela recapitare a casa (anzi, se a qualcuno di voi è già capitato di dover importare qualcosa dall’estero tramite corriere o simili, tranne che si tratti di semplici acquisti online, ogni consiglio è ben accetto!).

Ciononostante è stata un’esperienza bellissima ed entusiasmante, profonda sotto ogni punto di vista.

Ed eccomi qua, di nuovo nella mia stanza ad ascoltare il respiro del mio monte, mentre frugo nel cassetto della mente in cerca delle impressioni, dei ricordi, delle cose giuste da scrivere, per cercare di ricordare, riprodurre e condividere con voi le sfumature dei cieli che ho toccato, gli odori, i diversi stati dell’essere in relazione con il vento e con il momento presente di quei giorni trascorsi in sella, verso nord. Mi piacerebbe descrivere ogni piccolo dettaglio di certi angoli remoti e inesplorati di mondi conosciuti, salvaguardati da qualche dio, assieme ai volti della gente che è ho incrociato e che non dimentico, nonostante la brevità del nostro contatto.

Pedalare attraverso il centro Europa, da Cormòns a Berlino non è stato difficile dal punto di vista fisico. Non è stato così stancante come credevo perché mi accorgevo che più pedalavo e più facilmente metabolizzavo i chilometri che macinavo giorno per giorno. La vera sorpresa è stata la relazione tra la bici e la mente. Per questo posso dire con assoluta certezza che la vera sfida si è svolta sul campo psicologico.

Abituare la mente, prima del corpo, è stata la vera battaglia con me stesso. E devo ammettere che dopotutto, la testa ha svolto più che egregiamente il suo compito poiché il terzo giorno sentivo che io, la bici e l’universo eravamo diventati una cosa sola. Bastava solo procedere.

Ho attraversato dialetti, tradizioni, usanze e routine di persone, di famiglie che abitano luoghi distanti dalle classiche mete turistiche, protagonisti delle loro piccole realtà quotidiane che con un qualsiasi altro mezzo veloce (auto, treno, aereo) resterebbero escluse dai nostri sensi.

Viaggiare pedalando significa conoscere, percorrere lentamente diverse culture, spesso contigue o comunque vicine geograficamente ma spesso distanti sotto molti altri aspetti; differenze che noti soltanto se ci passi attraverso e se ti fermi ad osservare, cosa che con la bici diventa piuttosto semplice, automatica e quasi necessaria.

Vi dirò una cosa: secondo me i confini, così come li conosciamo, non esistono.

Non esiste nessuna frontiera tedesca o austriaca nel linguaggio dei sensi, nessun concetto di stato, un po’ come non esistevano i concetti di “Germania” o di “Austria” fino all’800, quando i loro confini non erano definiti come oggi, nemmeno sulla carta geografica. Ogni territorio del mondo è suddiviso in tante piccole comunità che non rispettano i confini stabiliti dai governi.

Per chiarire meglio il mio pensiero mi aggancio alla storia portando l’esempio dell’impero austriaco, che copriva mezza Europa fino a una miriade di piccolissimi staterelli autonomi in cui quelli che parlavano il tedesco erano addirittura una netta minoranza.

Così anche la gente nei territori che oggi costituiscono la Germania, non si definiva “tedesca”, bensì prussiana, frisone, sassone, badense, sveva, bavarese etc. Anche “Austria” e “essere austriaco” non erano concetti del tutto chiari. Nell’impero austriaco del ‘700 e ‘800 vivevano austriaci (quelli che parlavano tedesco), ungheresi, italiani, boemi, dalmati, slovacchi, rumeni, polacchi e molte altre nazionalità ancora. Era più una federazione di popoli e comunità che uno stato unitario. Dei due stati “Germania” e “Austria” e dei due popoli “tedeschi” e “austriaci”, come li conosciamo oggi, non c’era neanche traccia.

Secondo me, se proviamo ad osservare tutto più da vicino, non è cambiato molto.

La gente, in relazione con il territorio in cui vive, non ha mai rispettato per filo e per segno i confini che le sono stati assegnati sulla mappa e questo secondo me è STUPENDO.

Pretendere di conoscere le diverse culture e le etnie, tenendo sempre presenti i confini geografici che troviamo su un qualsiasi atlante, è sbagliato.

Conoscere un popolo è un’arte.

Ho fatto questa introduzione per poter dire che ogni chilometro nasconde un costume e una storia diversa, personale e interessantissima, che unita alle altre ci regala un concetto globale più originale e sincero di civiltà e di umanità. Piccoli pezzetti che uniti formano il puzzle. E ognuno a modo suo è importante per completare l’opera d’arte.

La globalizzazione non potrà mai raggiungere risultati così alti e il problema forse è che nemmeno lo desidera.

È questo il bello del viaggio in bicicletta, che ti permette di guardare e capire tutto da un punto di vista più poetico, sincero ed originale.

Viaggiare lentamente significa entrare in una dimensione del tutto naturale e schietta, senza maschere, schemi o inutili pose. Ogni qualsiasi altro mezzo motorizzato e veloce, prevede un percorso abbastanza standardizzato, con dei limiti temporali, spaziali e sensoriali. Ogni piccolo aspetto di una cultura passa in secondo piano e spesso scompare dal nostro angolo visivo. Pedalando invece, il tempo e lo spazio si fanno gestire con elasticità, sono i tuoi compagni di viaggio, collaborano con te e le mete lungo il cammino sono molte di più di quelle segnate sul mappamondo il giorno prima della partenza. Molte di esse sono addirittura invisibili sulla carta, esistono soltanto se la nostra sensibilità riesce a convincere quei luoghi ad accoglierci come se li abitassimo da sempre.

Viaggiare in quella dimensione mi ha permesso di incontrare persone umanamente grandi, che hanno saputo anche aiutarmi e incoraggiarmi ad andare avanti senza inutili pregiudizi, aprendosi al mio passaggio, chi più chi meno, a seconda della loro storia e delle loro esperienze personali di vita vissuta.

Consiglio vivamente quindi un tipo di viaggio come questo e lo consiglio davvero a tutti, perché tutti sono in grado di farlo, se c’è la volontà, se c’è la salute (chiaramente), se c’è la voglia di aprirsi, se c’è il desiderio di fare un viaggio diverso dal solito, evitando di usare il classico “teletrasporto” che ci catapulta nel giro di poche ore a 6000 chilometri da casa, snobbando tutto ciò che sta a metà strada.

Ovviamente ognuno ha il suo concetto di viaggio, che nonostante la mia opinione, rispetto, perché in ogni caso viaggiare è l’importante e se lo fate, fatelo prima di tutto con la mente e con il cuore, altrimenti forse è meglio stare a casa.

Non lo so se calza a pennello, ma mi viene in mente un proverbio che dice:

Non occorre guardare, per vedere lontano”

P.S.   Chiedo venia per non aver pubblicato un solo post durante il viaggio, ma per forza di cose non ho mai trovato il tempo necessario da dedicare alla cura di un articolo dall’inizio alla fine, così per evitare di pubblicare cose senza capo né coda, mi sono limitato a “cinguettare” qualche frase e a caricare qualche foto su FacebookTwitter e Instagram.

Ah già…e non scordatevi del mio solito libro di poesie che sto per pubblicare e che presenterò in uno dei prossimi post! 😉

 

E via

Cercavo ombrelli,

una capanna

per quest’anima bagnata

dalla pioggia dei distratti,

scarica…

Scorreva pigra la mia vita

lentamente,

subivo l’esistenza

mentre luglio moriva,

tu già non c’eri più…

Un improvviso niente.

Ed io

che confidavo in un demente

me stesso,

non rispondeva,

vacillavo inesistente…

Sopravvivevo tra i disastri,

nutriti dai miei dubbi

Insistente

soffocavo tra gli istanti

malvissuti addormentati,

sbiaditi,

spenti,

cercavo appigli tra i perdenti

Inesistente.

Ma oggi come nuovo

oggi non scappo,

skippo

e vado avanti

Solco il mare dei rimpianti…

Prendo la mira

e mino la struttura dei miei sbagli

Per essere felice finalmente

Per riprendermi quegli anni

Per riprendermi dai danni…

Ho una dispensa ultraterrena

per cibarmi del divino,

per essere vivente…

Credo nel destino.

Ciononostante

dal mio io mantengo sempre le

distanze…

Nuoto sveglio tra gli errori

a denti stretti

stringo le redini

e cavalco

lo tsunami degli eventi…

E via


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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