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È tutto nella mente? Cosa ne pensi?

 

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Ieri notte ho sognato il mio primo cane, Bubu, scomparso il 23 ottobre di 5 anni fa.

Posso definirlo un sogno ricorrente, ma non troppo. Mi capita forse ogni tre mesi.

In pratica lui è vivo, sano, bellissimo e sembra non avere un’età. Tutto appare dannatamente reale ed è come se in questo sogno io mi risvegliassi da un incubo. Come se la sua morte fosse stata soltanto un’illusione, un male passeggero. Come se il tempo non esistesse e fosse parte dell’illusione.

Ci facciamo le coccole per tutta la durata del sogno, poi all’improvviso, puff…tempo scaduto. Come se nulla fosse successo.

Oppure, guardando il bicchiere mezzo pieno: è come se io e lui avessimo trovato una dimensione alternativa ed onirica in cui incontrarci, dato che il mondo reale non ce lo permette.

Non so che cosa pensare. Non so nemmeno perché voglia condividere questo pensiero online. È che dopo un sogno del genere ti restano in testa delle domande che molti nella storia della filosofia si sono già posti e che non troveranno mai un’unica risposta. Soltanto delle interpretazioni.

Faccio fatica a capire se un sogno del genere sia solo frutto di una suggestione. Che è anche una visione maledettamente terrestre, egoistica e poco fantasiosa.

Vorrei capire che cos’è il tempo, qual è la sua vera dimensione.

Vorrei capire qual è il confine tra la mente e tutto il resto.

A te è mai capitato? Cosa ne pensi?

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Buon viaggio. 

Pasolini, “un frocio in meno”.

“Un frocio in meno in Italia” si pensava e si diceva così all’epoca, per la strada e in tv, dopo la notizia del ritrovamento del corpo massacrato di Pier Paolo Pasolini.

Io non c’ero, me l’hanno raccontato. “Un frocio insolente, bastian contrario per vocazione, triste, pessimista e per giunta sporcaccione”.

Da quel lontano 2 novembre 1975 sono trascorsi quarant’anni di buio assoluto.

Ogni tanto giusto qualche indizio, qualche sospetto.

Ci hanno spinto in quella solita sala d’attesa in cui abbiamo tutto il tempo per riflettere e capirci niente. Una democrazia vigilata che ci rende partecipi ed ininfluenti. Giusto per tenerci lì, per dimostrarci che in qualche modo lo Stato è presente, che nella fattispecie “si continua ad indagare” e che è davvero difficile scovare questi cattivi sempre così astuti, che non lasciano mai tracce del loro passaggio specialmente se si tratta di vicende in qualche modo vicine alla politica e all’informazione nazionale. Ma è solo “un caso”.

Ed eccoci qui. Oggi finalmente ci dicono la verità su Pasolini.

Già, ma quale verità?

Quella che non da fastidio a nessuno ovviamente. Una mezza verità. Quella che parla della sua integrità morale, delle sue intuizioni avanti anni luce rispetto ai tempi, della sua versatilità culturale, della grande passione per la vita e per l’arte in generale, attraverso la quale cercò di esprimere al meglio la sua insaziabile curiosità nei confronti dei cambiamenti della società italiana. Tutto vero. Sia chiaro.

Fantastico.

Finalmente anche i media confermano in ogni salsa la sua grande umanità e sincerità, come pure la consapevolezza generale di aver perso non soltanto un grande uomo ma un vero e proprio profeta.

Lo possiamo finalmente ammettere?

Certo che possiamo. Tutti possono farlo. Tanto ormai è morto. A chi può dare fastidio una tale notizia?

E quale notizia potrebbe dare fastidio invece?

Senz’altro quella che riguarda la sua morte più che la sua vita.

Il perché e il chi.

Pasolini se n’è andato. Ma le persone che probabilmente sanno qualcosa forse alcune di loro sono ancora vive e magari continuano a ricoprire cariche istituzionali o in qualche maniera posizioni ancora colluse con l’attuale scena politica e di conseguenza aprire il becco significherebbe scandalosputtanamento totale e arresti…quelli forse.

L’omaggio mediatico a Pasolini non è altro che un’ennesima sala d’attesa.

Ci vogliono convincere che l’informazione è sempre più trasparente e democratica e che sarebbe poco furbo coprire certe palesi verità all’epoca di internet dove ormai tutti, chi più chi meno, conosco l’ iconica figura di Pasolini.

Fatto sta che l’inchiesta è chiusa.

E nessuno ha ancora capito chi l’abbia ucciso e perché.

Ma tutto questo è normale? Forse in Italia, sì. Lo è.

Ci basta omaggiarlo.

Qui è sempre tutto normale. Ci si abitua a quel tipo di normalità, di scabrosa mediocrità, di retorica, soprattutto quando a rimetterci sono i più “deboli”. Siamo costretti ad abituarci ad un certo pressapochismo. Come ci hanno da sempre abituato a concepire questa nazione come una democrazia.

Siamo liberi. L’importante è però non oltrepassare i limiti…Pasolini insegna.

E non solo lui. Falcone, Borsellino, Impastato, sono solo alcune vittime di quell’omertosa normalità a cui ci hanno abituato da decenni.

Ma perché poi farsi tante domande, infondo, perché vuoi che l’abbiano ucciso Pasolini? Era un frocio saputello, ecco perché! E pure rompicoglioni! Se l’è andata a cercare!“.

Oggi non si dice più così.

Oggi non c’è bisogno di attaccare pubblicamente le inclinazioni sessuali di un personaggio popolare per infangare la sua immagine. Anzi, finisce che ti scavi la fossa con le tue mani (Vedi Tavecchio).

E’ per questo che non si usa più. Mica perché l’omosessualità sia stata sdoganata! Tu lo credevi!

E’ sufficiente limitarsi ad ignorare.

La società italiana, secondo te è cambiata? Siamo migliorati?

Siamo davvero consapevoli del reale ruolo centrale di Pasolini nella cultura italiana del 900?

Possibile che ancora oggi nessuno faccia un passo indietro?

Come mai nessuno parla? Siamo proprio sicuri che nessuno “sappia”?

L’ennesimo segreto di Stato.

Continuiamo a ricordarlo a livello mediatico, come continuiamo a ricordare tutte le altre vittime innocenti messe a tacere palesemente dalla manovra Stato-Mafia che non ammetterà mai le sue colpe perché ancora oggi agisce sotto falsa identità. Una banda che non uccide più ma che continua a colpire, a coprire e a muoversi nel “sottosuolo sociale” italiano. 

Fa davvero specie che l’omaggio mediatico ai personaggi scomodi sia puntualmente postumo.

Proprio come fa la mafia nei film, che partecipa ai funerali delle proprie vittime, per esprimere il proprio cordoglio senza insospettire nessuno.

Siamo tutti colpevoli.

Addio uomo del presepe

Cormòns, borgo San Giovanni

Cormòns, borgo San Giovanni

Scusate per questo “spazio tristezza” che mi concedo ma visto che la rete non manca mai di ricordare i cosiddetti “vip” quando se ne vanno per sempre, approfitto anch’io di questo mezzo per salutare le mie star personali, appartenenti alla classifica del mio cuore, meno popolari, ma non per questo meno importanti, anzi…

Il mio saluto va ad un signore anziano (che si intravede infondo alla via, nella foto) che non conoscevo di persona, soltanto di vista, di cui non conosco la storia, nemmeno il nome, ci scambiavamo un saluto e qualche piccola cortesia, ogni volta che i nostri passi perditempo si incrociavano sui marciapiedi di borgo San Giovanni. Cortesie di quelle vere, sempre più rare per strada, piccoli gesti che oggi sembrano appartenere sempre più ad un’altra dimensione.

Mi mancherà la sua timida presenza, che si fondeva con il paesaggio presepiale di casette avvinghiate e l’atmosfera fresca e autentica del borgo, inscindibili.

Mi mancherà il suo passo lento e sincero, il suo volto vissuto con calma, gli occhi profondi pieni di tradizione, di lavoro manuale e di umiltà.

Un ultimo saluto il mio, l’unico che non avrà mai ricambiato.


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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