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Cibo matto

La maggior parte della gente ha bisogno di nutrirsi di violenza.
E’ normale che ti attacchi in quel modo, verbalmente.
Quel tipo di gente detesta le persone ragionevoli perché la ragione é un veleno per il suo “cibo” preferito, la violenza appunto.
Ma anche per la distrazione.
La pazienza é invece sinonimo di debolezza, per qualcuno.
Per fortuna io, quando non capisco, sto zitto e mi metto a giocare, come da piccoli, quando avevamo già capito tutto.

 

– C. Camaur

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L’oblio delle nuove generazioni, tra passato e presente

Tecnologia sì, tecnologia no.

Conservatori contro progressisti.

Vecchie generazioni contro nuove generazioni.

Per chi sta in mezzo, come me, è sempre difficile prendere una decisione, capire se sia meglio stare da una parte o dall’altra.

A parte il fatto che schierarmi a tutti i costi non mi è mai piaciuto perché odio catalogare le cose e le persone, anche se spesso mi spingono a farlo, e odio essere catalogato, come fossi una merce. Credo inoltre che esista sempre una sana via di mezzo che allontani ogni estremismo ed inutili fanatismi.

C’è chi crede che il passato sia sempre meglio del presente. In parte lo penso anch’io. In parte invece no.

C’è chi crede che i social network siano una merda e chi invece non riuscirebbe ormai a vivere senza. Per quanto riguarda i social ritengo siano anche utili se utilizzati nella giusta misura, con criterio e con uno scopo preciso: per pubblicizzare per esempio un proprio prodotto, per condividere informazioni ed opinioni che potrebbero servire a più persone, specialmente quando si tratta di una condivisione circoscritta alla città in cui si vive, in cui un problema è concretamente risolvibile e non ci si limita ad inutili conclusioni e chiacchiere con il commento del commento del commento. Per un po’ di tempo ho pensato anche che i social fossero una merda, che rendessero le persone schiave di un “mi piace” e di una condivisione scriteriata della qualunque, per sentirsi meno soli. Che poi è vero. Ma se la gente si sente in dovere di condividere ogni cacata, a dismisura, senza badare mai alla qualità del contenuto significa semplicemente che la loro vita fa un po’ schifo e soprattutto che la merda non sta nel mezzo bensì nella testa delle persone.

C’è chi si batte contro la tecnologia di nuovissima generazione, contro tutto ciò che è digitale ma soprattutto contro tutto ciò che non è più analogico, con l’idea fissa in testa di salvare e salvaguardare un passato, una tecnologia un po’ più macchinosa e demodè, spesso meno comoda di quella odierna ma, ciononostante, pregna di identità, dignità, di storia e anche durabilità. Tra questi crociati trovate anche il sottoscritto, il quale però come al solito tende ad essere un po’ più “paraculo”, restando a metà strada tra le due visioni del mondo, cercando un equilibrio e una tregua tra i due fronti. Non ritengo che la nuova tecnologia sia il male peggiore come molti la descrivono e nemmeno che debba sostituire l’analogico a tutti i costi. Il sottoscritto è convinto che tutto possa coesistere a patto che ci sia appunto questo benedetto equilibrio, un’educazione all’acquisto, un limite e un criterio nell’uso degli strumenti, vecchi o nuovi che siano affinché una passione o un ideale non si trasformino in una mania intransigente o in mero collezionismo.

La questione invece che riguarda la presunta insensibilità, il pressapochismo e la superficialità da parte delle nuove generazioni nei confronti della cultura e dell’intrattenimento deriva da una “legittima” ignoranza causata da uno stile di vita frenetico, stabilito e preteso dalla civiltà dei consumi che tende a correre sempre più in fretta e che evidentemente non lascia ai ragazzi lo spazio ed il tempo necessari per respirare, per gustare le cose e per capire che esistono sempre un passato, una storia importanti che precedono le nuove tecnologie e questo sviluppo così tanto ambito dall’economia dei miei coglioni e idolatrato ignorantemente dai consumatori seriali.

Musica, film, videogames, libri, computer. Di tutto ciò, tendenzialmente le nuove generazioni conoscono molto bene la parte più superficiale, che pone l’immagine al centro di tutto e che quindi arriva prima, senza troppi sforzi. Non conoscono il prcedimento, il percorso, l’evoluzione che precedono le loro tendenze. Non sanno dove, come e quando è nato tutto. Questo è il motivo per cui non sono in grado di apprezzare come noi, vecchi inguaribili nostalgici, una tecnologia passata di moda, considerata ormai antica ed inutilizzabile al giorno d’oggi per il semplice motivo che non è nuova e quindi non “fa figo”. Non “appare”, dunque non è bella.

La comodità dei mezzi odierni inoltre non li aiuta affatto nel superamento di tali limiti, anzi li rende un po’ ottusi e poco curiosi, poco inclini ad una ricerca a ritroso che gli permetterebbe di conoscere i passaggi che hanno preceduto queste scomode comodità.

Che belle le cartucce del primo Nintendo…il NES. Ricordo come fosse ieri il giorno in cui andai insieme a mia madre e ad un compagno di classe in treno a Udine ad acquistare Super Mario Bros 3. Capolavoro. La custodia di cartone, con quel suo odore particolare che sapeva “di gioco Nintendo”, all’interno il libretto che mi sfogliai per tutta la durata del viaggio di ritorno, fremendo dalla voglia di arrivare a casa per giocarci e godermelo.

Ricordo il profumo dei negozi di un tempo. Ricordo l’odore di pellicola, di plastica che si percepiva all’interno del negozio FOTO STUDIO SERGIO nel mio paese, in cui oltre a sviluppare e a vendere rullini fotografici si noleggiavano i primi film in videocassetta e i giochi del Nintendo. Quando decidevo di noleggiare un film lo pregustavo già prima di partire da casa, con la speranza di trovare in negozio sempre qualche novità.

L’ebook-reader è pratico per la lettura di un libro, dove e come vuoi. Ma se non ti è mai capitato di toccare e sfogliare le pagine del libro che magari ti ha cambiato la vita, qualcosa è andato perso.

Lo stesso concetto vale per un album musicale. Se hai imparato soltanto a scaricarlo o ad ascoltarlo da internet e non ti è mai successo di maneggiare la custodia del cd con la sua copertina, il booklet e il suo profumo di cartoncino e “di testi”, che rappresentano fisicamente il prodotto finale di un lavoro che sta alla base di quell’opera, non hai mai ascoltato un artista come si deve.

Allo stesso modo, se non hai mai fissato un disco mentre gira sul giradischi non puoi capire tutto ciò che può trasmettere la vera musica e la sua storia.

Internet è una rivoluzione di una grandezza pari a quella dell’invenzione del fuoco. Ha cambiato il mondo, il modo di approcciarci alla quotidianità, di relazionarci. Se nasci in quest’epoca e non sai che prima di internet esisteva un mondo senza internet, o se questa cosa nemmeno ti incuriosisce, sei malato. Punto.

Se non hai visto e maneggiato un floppy disc non è colpa tua ovviamente, ma non sai cosa ti perdi. Se però non ti sei nemmeno chiesto cosa fosse e a cosa servisse quando hai visto una sua immagine passare per caso in rete, non stai facendo la cosa giusta. Perdi pezzi.

E quindi cosa resta? Resta un vuoto che senti che c’è, perché ti manca qualcosa ma che non vedi, che non riconosci. E’ l’oblio il problema delle nuove generazioni. E’ un ricordo smarrito, che non hanno mai toccato con mano. E noi adulti se non facciamo qualcosa per restituire loro una memoria, li avremo soltanto aiutati a morire male.

Un tremendo gap.

Noto con dispiacere che la maggior parte dei ragazzi d’oggi non è sempre in grado di cercare un’emozione quando fa qualcosa, perché l’emozione richiede tempo. E loro non ce l’hanno. Non se lo concedono.

Quando si cerca un’emozione i cinque sensi devono agire in armonia. E per farlo ci vuole pazienza.

Questo discorso vale per tutto nella vita.

Altrimenti rimane puro istinto. E niente più.

Il vuoto.

E ciò che oggi circonda le nuove generazioni e spesso un po’ anche noi, è il vuoto.

Sveltine imperturbabili fatte di rabbia e sangue.


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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