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Un nuovo libro, un nuovo viaggio: ricominciare

Siamo giunti al termine di questo penultimo mese dell’anno, quasi freddo, che alterna tepori di fine estate a nuove gelate improvvise che preannunciano un clima e un’atmosfera un po’ più coerente con il periodo dell’anno in cui ci troviamo. Siamo in inverno e l’inverno per me rappresenta una fucina dove riscaldo i miei nuovi progetti da lavorare successivamente a mano con pazienzaI miei progetti non sono altro che sogni che ho intenzione di realizzare in tempi quasi mai brevi e definiti. Quest’anno si tratta di un nuovo viaggio e di un nuovo libro da scrivere. Quindi i viaggi saranno due.

La bicicletta in questo 2013 mi ha regalato un’infinità di emozioni e di dimensioni spesso surreali in cui non mi ero mai calato prima. Mi ha fatto sentire padrone del viaggio e del mio tempo, senza filtri, senza fretta, con il suo passo spesso incerto mi ha dato la possibilità di conoscere nuovi lati del mio io, un nuovo tipo di rapporto con me stesso e con le persone che ho incontrato lungo il cammino. La calma della bicicletta mi ha permesso di capire che la natura non ha confini geografici, nemmeno quelli che pensiamo di conoscere, mi ha fatto capire che i limiti risiedono unicamente nella nostra mente e che sono superabili con la buona volontà. A scuola mi hanno sempre criticato sotto questo aspetto: insinuavano che avevo poca volontà e ritenevano che avrei potuto ottenere migliori risultati se mi fossi applicato almeno un pochino. E sapete che vi dico? Che avevano ragione. Credevo che il mio problema dipendesse unicamente dal fatto che gli insegnanti non erano in grado di trasmettermi i giusti stimoli per seguire le loro lezioni poiché me le imponevano e le vivevo come delle costrizioni nonostante gli argomenti in sé, spesso e volentieri molto interessanti. Con il passare degli anni però mi sono reso conto che quel problema che credevo legato solamente all’ambiente scolastico, continuava a seguirmi in ogni mia attività pur trattandosi di scelte che facevo io, senza il condizionamento di nessun altro, comportandomi praticamente nello stesso identico modo, come a scuola, vivendo ogni mia scelta come un peso, una costrizione e non un piacere come in realtà avrebbe dovuto essere. Ero sempre svogliato e poco caparbio. Non mi sono mai applicato abbastanza per far avverare i miei desideri. Mi sono limitato a guardarli da fuori come qualcosa in vetrina che non potevo permettermi di comprare. Ma come dice anche Battiato, “per avere disciplina ci vuole troppa volontà”. Il mio era un atteggiamento sbagliato, se desideravo qualcosa e non aveva alcun senso poi lamentarsi dando la colpa a qualcun altro per i miei insuccessi. Oggi il mio atteggiamento rispetto a ciò che voglio fare è cambiato e sono felice di aver superato questo mio limite. Non mi resta che continuare su questa strada, ora. Ma per giungere a questa conclusione (e a questo nuovo inizio) non è stato facile come scrivere questo post, ho dovuto lavorare molto su di me e calarmi nei profondi meandri di me stesso per capire e trovare la radice dei miei errori. Non è stato per nulla facile ma ne è valsa la pena.

La bici non è altro che un esempio figurato di questo tipo di viaggio dentro noi stessi alla ricerca dell’essenziale. Per andare nella giusta direzione la mente dovrebbe procedere come un ciclista e dissetandosi lungo il viaggio con una “bevanda energetica” contenente questi ingredienti:

Sincerità, amor proprio, pazienza, umiltà, volontà, semplicità, rispetto, osservazione.

Questi termini sono le “sostanze nutritive” che compongono la giusta dimensione in cui viaggiare verso un cambiamento sincero e costruttivo.

Sto valutando diverse destinazioni da raggiungere in bici durante il vicinissimo 2014 ma non c’è ancora nulla di concreto. Mi piacerebbe per esempio visitare qualche regione d’Italia, i boschi e i sentieri stupendi in cui camminava e abitava (soprattutto durante i suoi ultimi anni di vita) uno dei giornalisti e scrittori che ammiro di più al mondo, Tiziano Terzani. Oppure mi piacerebbe molto raggiungere la provincia di Assisi e fare una specie di reportage sul tempio buddista di Ananda, situato sulle colline umbre, dove vengono impartiti insegnamenti basati sui principi dell’antica scienza del Kriya Yoga e della realizzazione del Sé, trasmessi al mondo occidentale da Paramhansa Yogananda, autore dell’interessantissimo libro “Autobiografia di uno yogi, che consiglio di leggere. Il buddismo mi ha sempre interessato, nonostante io sia un anti-religioso, ci sono degli aspetti filosofici che mi hanno sempre affascinato dal di fuori e non mi dispiacerebbe vedere di che cosa si tratta un po’ più da vicino, con i suoi pro e contro. Oltretutto mi affascina molto il fatto che questo centro si trovi in Italia. Oltre confine avrei invece in programma mete molto più distanti come la Danimarca, l’Inghilterra, la Normandia ma restano tutte ancora idee vaghe e astratte per cui non mi sbilancio anche perché dipenderà quasi unicamente dal budget che riuscirò a raccogliere nei prossimi mesi.

Quest’anno è stato un anno di soddisfazioni, ho pubblicato anche il mio primo libro che nel suo piccolo ha avuto un discreto successo in zona. La presentazione a CormònsLibri 2013 è andata molto bene, un’emozione pazzesca parlare al microfono di qualcosa che ho fatto io con le mie mani, con quella buona volontà di cui parlavo prima.

Ho ricominciato a scrivere. Continuo a nutrirmi di spunti da libri, musica, film e situazioni che studio da tempo per cominciare subito un altro lungo viaggio: il mio secondo libro. Protagonisti e ambientazioni che prenderanno forma col tempo… Sarà una nuova ed entusiasmante avventura… Si prospetta dunque un inverno ricco di appunti, di pensieri e di suggestioni da trascrivere al tepore naturale delle legna che arde e scoppietta nella stufa. Detto questo, vi auguro un dicembre autentico, ricco di progetti, di idee originali, di avventure, di rapporti sinceri e di torte e biscotti fatti in casa.

Buon viaggio a tutti.

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Nel frattempo oggi mattina sul quotidiano Il Piccolo…

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Sul Messaggero Veneto di ieri

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Clicca su “Foto dal Friuli a Berlino in bici” nel menù sotto il titolo del blog per dare un’occhiata ad alcune foto scattate durante il viaggio!

Dal Friuli a Berlino in bicicletta e poi… – “IL POST-VIAGGIO”

Dal Friuli a Berlino in bicicletta” si è conclusa prima del previsto a causa di alcuni disguidi (ancora poco chiari) riguardo la prenotazione del biglietto di ritorno che il 2 settembre mi avrebbe dovuto condurre a Verona, da dove poi in bici avrei proseguito verso Modena e risalito in Friuli attraverso la laguna veneta.

Giunto a Berlino, in sella alla mia bici e venuto a conoscenza dell’impaccio, quasi per caso, alla biglietteria della Hauptbahnhof (la stazione dei treni principale) ho tentato (invano) di prenotare uno stesso biglietto ma i posti destinati alle due ruote sono sempre limitati sui treni, soprattutto se si parla di treni a lunga percorrenza, e anche ammesso che se ne trovino, il gioco con le coincidenze lungo il tragitto funziona soltanto prenotando parecchio tempo prima.
Così, la soluzione più logica e veloce è stata comprare un biglietto “destinazione casa” e ahimè, senza la bicicletta, la quale è rimasta a Berlino, con la speranza che l’amica Sara, che mi ha gentilmente ospitato, trovi anche un modo semplice ed economico per spedirmela e farmela recapitare a casa (anzi, se a qualcuno di voi è già capitato di dover importare qualcosa dall’estero tramite corriere o simili, tranne che si tratti di semplici acquisti online, ogni consiglio è ben accetto!).

Ciononostante è stata un’esperienza bellissima ed entusiasmante, profonda sotto ogni punto di vista.

Ed eccomi qua, di nuovo nella mia stanza ad ascoltare il respiro del mio monte, mentre frugo nel cassetto della mente in cerca delle impressioni, dei ricordi, delle cose giuste da scrivere, per cercare di ricordare, riprodurre e condividere con voi le sfumature dei cieli che ho toccato, gli odori, i diversi stati dell’essere in relazione con il vento e con il momento presente di quei giorni trascorsi in sella, verso nord. Mi piacerebbe descrivere ogni piccolo dettaglio di certi angoli remoti e inesplorati di mondi conosciuti, salvaguardati da qualche dio, assieme ai volti della gente che è ho incrociato e che non dimentico, nonostante la brevità del nostro contatto.

Pedalare attraverso il centro Europa, da Cormòns a Berlino non è stato difficile dal punto di vista fisico. Non è stato così stancante come credevo perché mi accorgevo che più pedalavo e più facilmente metabolizzavo i chilometri che macinavo giorno per giorno. La vera sorpresa è stata la relazione tra la bici e la mente. Per questo posso dire con assoluta certezza che la vera sfida si è svolta sul campo psicologico.

Abituare la mente, prima del corpo, è stata la vera battaglia con me stesso. E devo ammettere che dopotutto, la testa ha svolto più che egregiamente il suo compito poiché il terzo giorno sentivo che io, la bici e l’universo eravamo diventati una cosa sola. Bastava solo procedere.

Ho attraversato dialetti, tradizioni, usanze e routine di persone, di famiglie che abitano luoghi distanti dalle classiche mete turistiche, protagonisti delle loro piccole realtà quotidiane che con un qualsiasi altro mezzo veloce (auto, treno, aereo) resterebbero escluse dai nostri sensi.

Viaggiare pedalando significa conoscere, percorrere lentamente diverse culture, spesso contigue o comunque vicine geograficamente ma spesso distanti sotto molti altri aspetti; differenze che noti soltanto se ci passi attraverso e se ti fermi ad osservare, cosa che con la bici diventa piuttosto semplice, automatica e quasi necessaria.

Vi dirò una cosa: secondo me i confini, così come li conosciamo, non esistono.

Non esiste nessuna frontiera tedesca o austriaca nel linguaggio dei sensi, nessun concetto di stato, un po’ come non esistevano i concetti di “Germania” o di “Austria” fino all’800, quando i loro confini non erano definiti come oggi, nemmeno sulla carta geografica. Ogni territorio del mondo è suddiviso in tante piccole comunità che non rispettano i confini stabiliti dai governi.

Per chiarire meglio il mio pensiero mi aggancio alla storia portando l’esempio dell’impero austriaco, che copriva mezza Europa fino a una miriade di piccolissimi staterelli autonomi in cui quelli che parlavano il tedesco erano addirittura una netta minoranza.

Così anche la gente nei territori che oggi costituiscono la Germania, non si definiva “tedesca”, bensì prussiana, frisone, sassone, badense, sveva, bavarese etc. Anche “Austria” e “essere austriaco” non erano concetti del tutto chiari. Nell’impero austriaco del ‘700 e ‘800 vivevano austriaci (quelli che parlavano tedesco), ungheresi, italiani, boemi, dalmati, slovacchi, rumeni, polacchi e molte altre nazionalità ancora. Era più una federazione di popoli e comunità che uno stato unitario. Dei due stati “Germania” e “Austria” e dei due popoli “tedeschi” e “austriaci”, come li conosciamo oggi, non c’era neanche traccia.

Secondo me, se proviamo ad osservare tutto più da vicino, non è cambiato molto.

La gente, in relazione con il territorio in cui vive, non ha mai rispettato per filo e per segno i confini che le sono stati assegnati sulla mappa e questo secondo me è STUPENDO.

Pretendere di conoscere le diverse culture e le etnie, tenendo sempre presenti i confini geografici che troviamo su un qualsiasi atlante, è sbagliato.

Conoscere un popolo è un’arte.

Ho fatto questa introduzione per poter dire che ogni chilometro nasconde un costume e una storia diversa, personale e interessantissima, che unita alle altre ci regala un concetto globale più originale e sincero di civiltà e di umanità. Piccoli pezzetti che uniti formano il puzzle. E ognuno a modo suo è importante per completare l’opera d’arte.

La globalizzazione non potrà mai raggiungere risultati così alti e il problema forse è che nemmeno lo desidera.

È questo il bello del viaggio in bicicletta, che ti permette di guardare e capire tutto da un punto di vista più poetico, sincero ed originale.

Viaggiare lentamente significa entrare in una dimensione del tutto naturale e schietta, senza maschere, schemi o inutili pose. Ogni qualsiasi altro mezzo motorizzato e veloce, prevede un percorso abbastanza standardizzato, con dei limiti temporali, spaziali e sensoriali. Ogni piccolo aspetto di una cultura passa in secondo piano e spesso scompare dal nostro angolo visivo. Pedalando invece, il tempo e lo spazio si fanno gestire con elasticità, sono i tuoi compagni di viaggio, collaborano con te e le mete lungo il cammino sono molte di più di quelle segnate sul mappamondo il giorno prima della partenza. Molte di esse sono addirittura invisibili sulla carta, esistono soltanto se la nostra sensibilità riesce a convincere quei luoghi ad accoglierci come se li abitassimo da sempre.

Viaggiare in quella dimensione mi ha permesso di incontrare persone umanamente grandi, che hanno saputo anche aiutarmi e incoraggiarmi ad andare avanti senza inutili pregiudizi, aprendosi al mio passaggio, chi più chi meno, a seconda della loro storia e delle loro esperienze personali di vita vissuta.

Consiglio vivamente quindi un tipo di viaggio come questo e lo consiglio davvero a tutti, perché tutti sono in grado di farlo, se c’è la volontà, se c’è la salute (chiaramente), se c’è la voglia di aprirsi, se c’è il desiderio di fare un viaggio diverso dal solito, evitando di usare il classico “teletrasporto” che ci catapulta nel giro di poche ore a 6000 chilometri da casa, snobbando tutto ciò che sta a metà strada.

Ovviamente ognuno ha il suo concetto di viaggio, che nonostante la mia opinione, rispetto, perché in ogni caso viaggiare è l’importante e se lo fate, fatelo prima di tutto con la mente e con il cuore, altrimenti forse è meglio stare a casa.

Non lo so se calza a pennello, ma mi viene in mente un proverbio che dice:

Non occorre guardare, per vedere lontano”

P.S.   Chiedo venia per non aver pubblicato un solo post durante il viaggio, ma per forza di cose non ho mai trovato il tempo necessario da dedicare alla cura di un articolo dall’inizio alla fine, così per evitare di pubblicare cose senza capo né coda, mi sono limitato a “cinguettare” qualche frase e a caricare qualche foto su FacebookTwitter e Instagram.

Ah già…e non scordatevi del mio solito libro di poesie che sto per pubblicare e che presenterò in uno dei prossimi post! 😉

 

Dal Friuli a Berlino in bicicletta (…continuando ad aspettare il mio libro)

Eh già, questo doveva essere l’articolo riguardante la presentazione del mio libro di poesie, con l’anteprima della copertina, ecc. Ma per fortuna e (in questo caso) purtroppo agosto è uguale per tutti e per motivi logistici i tempi di stampa si sono drasticamente allungati.

Sono costretto quindi a rimandare di circa due settimane la pubblicazione della mia raccolta…

Vabbè, pazienza! Manca ancora poco… Continuerò comunque ad aggiornarvi sulla situazione.

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Oggi invece vi presento un altro piccolo progetto che riposa sulla mia scrivania da qualche mese e che diventerà realtà tra pochissimi giorni.

Si tratta di una passeggiata in bicicletta dal Friuli a Berlino, in solitaria.

 

La partenza è prevista per la mattina del 20 agosto.

In sella alla mia bicicletta pedalerò da Cormòns, dal cortile di casa mia fino a Berlino attraverso:

Italia (ovviamente), Austria, Repubblica Ceca e Germania, dove troverò ospitalità presso un’amica udinese, trasferitasi nella capitale tedesca da poco più di un mese.

Mille chilometri attraverso quella parte d’Europa centrale che porta ancora le cicatrici della famosa “Guerra Fredda”, che contrappose l’Oriente all’Occidente, il comunismo al capitalismo, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla caduta del Muro di Berlino. Sarà molto interessante e particolare muoversi e toccare con un mezzo così semplice come le bicicletta, la grazia naturale e paesaggistica di uno spazio di mondo così verde, incantato e suggestivo oggi, contemporaneamente sede di un archivio storico a cielo aperto che conserva le tracce di un periodo buio durato mezzo secolo.

Non ho stilato un programma vero e proprio da seguire durante il tragitto. Valuterò meglio strada facendo, a seconda delle difficoltà che incontrerò lungo il percorso. Ciononostante, le tappe principali (quasi) ufficiali del viaggio d’andata saranno:

Tarvisio, Villach, Salisburgo, Linz, Praga, Dresda e Berlino.

In teoria dovrei ridiscendere in Italia con un treno da Berlino fino a Verona, da cui proseguirei poi verso Modena, dove ad ospitarmi questa volta sarebbe il mio amico Mauro. Il mio rientro in Friuli è previsto per il 5 di settembre, giorno più, giorno meno, passando per Ferrara, Chioggia, la laguna veneta attraverso una ciclabile sospesa tra mare e cielo, sbarcando a Punta Sabbioni, Jesolo, proseguendo verso Caorle, Latisana, Palmanova e Cormòns.

Userò, internet permettendo, questo blog come diario di bordo in tempo reale, con racconti, poesie, foto e quant’altro.

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A prestissimo!

La bicicletta: Un ritorno al futuro

Riscoprire la bicicletta come mezzo di trasporto per le piccole e le grandi distanze, è stata una ventata salubre di aria

tiepida per me, come quella che soffia e ci accarezza i sensi, che verso la fine di maggio ci annuncia l’arrivo dell’estate.

Riagganciandomi al mio primo post (Un approccio diverso), in cui propongo un diverso approccio alla crisi, più sobrio, incentrato sulla decrescita, su un’inversione di tendenza rispetto al modello dominante che i “tecnici” ci consigliano di seguire (e che in un modo o nell’altro ci obbligano a farlo), posso dire che la bici fa parte di quello stesso modello economicamente più umile ed è presente nell’elenco ideale degli strumenti da utilizzare per la decrescita e per contribuire al downshifting (“scalare la marcia”, in questo caso viaggiare ad una velocità più umana). È un mezzo che, con un po’ di forza di volontà (la volontà di staccarci dalle comodità acquisite passivamente da una visione del mondo omologata e di cui abbiamo la casa piena) può diventare (nel nord Europa lo è già) una delle armi vincenti per riappropriarci del tempo perso e per smettere di incazzarci nel traffico, intrappolati nell’abitacolo della nostra auto che consuma tonnellate e tonnellate di petrolio ogni anno, inquinando spropositatamente l’ambiente (e quindi noi stessi), bloccandoci il cervello ipnotizzato dai tragitti che conosciamo a memoria, perdendoci attimi di attimi che non sono solo piccole porzioni di tempo ma sono LA VITA stessa. Quella vera. La nostra vita.

Ricordo che da bambino si andava in bici praticamente sempre e ovunque. Non poteva mancare la garetta con gli amici al parcogiochi o le scorrazzate lungo le stradine di Cormòns, sostando di  tanto in tanto davanti alle vetrine dei negozi di giocattoli o della pasticceria, per catturare il profumo di pane o di cornetti che proveniva dai forni.

La mia prima bici aveva, un po’ come la prima bici di tutti, anche le rotelle, me la ricordo ancora: Era di color rosso bordeaux metallizzato, a “rapporto diretto” (ogni giro di pedale corrispondeva a un giro di ruota), caratteristica che odiavo perché appena aumentavo la velocità e volevo rilassarmi, non potevo farlo a causa proprio di questo tipo di rapporto fastidiosissimo tra ruota e pedali.

La mia seconda bici era molto simile a una graziella da donna ma di dimensioni ridotte, sempre pieghevole comunque: Ricordo che la vidi per la prima volta nella soffitta di qualcuno (non so se di mio nonno o di qualche amico di famiglia) che me la regalò e che l’estate successiva trasformai in un gioiello, colorandola di rosso fuoco con la bomboletta spray e aggiungendo al carro posteriore, appena sotto il freno, una molletta e un pezzo di cartoncino con cui ottenevo un effetto sonoro, stile “Harley Davidson” ad ogni raggio che accarezzava 🙂 …io ci credevo ed ero certo che con quel rombo, nessuno mi avrebbe battuto.

La terza bici arrivò all’età di sette anni: Si trattava della mitica “BMX” (che ancora oggi conservo in soffitta)! La bmx era una bomba, ricordo che mi sentivo molto fico mentre la guidavo e che non l’avrei mai cambiata con nessun altra bici, tanto meno con una di quelle da cross con il cambio a tre velocità, posto sul tubo anteriore, che allora andavano molto di moda. La bmx aveva delle caratteristiche estetiche essenziali, semplici e ineguagliabili, inoltre eravamo in pochi a possederne una a Cormòns e questo aumentava ulteriormente il suo valore affettivo. Ce l’avevo io, ce l’aveva il mio amico Daniele, ce l’aveva un ragazzo di Milano, che d’estate passava qualche settimana a Cormòns e per finire, due ce le avevano i gemelli Max e Alex, che ammiravo tanto: uno, perché erano più grandi di me di qualche anno, due, perché avevano la bmx come me, tre, erano dei campioni a calcio e di faccia erano identici ai gemelli Derrick di Holly & Benji! Potete immaginare, per me erano delle icone viventi.

Grazie alla bmx, durante la terza elementare, ricordo pure di averla scampata bella, evitando di farmi picchiare da un bulletto delle scuole medie. Mi trovavo al parcogiochi, i miei amici se n’erano andati da poco e io decisi di fare ancora qualche giretto sulla bici, quando ad un certo punto questo ragazzo alto e grassottello su una bici da cross, uscito da un fumetto giapponese, mi si mise davanti bloccandomi la strada per intimidirmi e annunciarmi che di lì a poco mi avrebbe picchiato (senza motivo). Non capendo il perché ed essendo più piccolo di lui, sia d’età che di stazza, mentre i toni si stavano alzando, decisi di fare dietrofront e di pedalare il più velocemente possibile per fuggire sulle ali della mia bici ma il bulletto riuscì a raggiungermi, minacciandomi un’altra volta. In quell’istante, come per magia, dieci metri più in là, comparve uno dei due gemelli (quelli che ammiravo), ora non ricordo se fosse Max o Alex, fatto sta che le sue parole furono:” lascia stare quel ragazzino, è mio amico e HA LA BMX”! – Questa volta fu il bulletto a fare dietrofront e non tentò mai più di minacciarmi. La bmx quel giorno guadagnò qualche punto in più e per me divenne anche simbolo di potere e rispetto! 😉

Avevo dieci anni circa e improvvisamente la mountain bike divenne la bicicletta più diffusa in paese e il fatto che avesse i cambi sul manubrio ricordo che mi sorprese parecchio ma siccome ero ancora innamorato della mia bmx, non avevo intenzione di  tradirla (…e di perdere il potere acquisito!). Fu mio padre che mi spinse a farlo (probabilmente per mostrarmi la sua generosità…e perché voleva usarla anche lui), così un giorno partimmo in auto alla volta di Udine per andare ad acquistare proprio una mountain bike, in un negozio che ancora oggi esiste e che si trova nei pressi di Piazza Primo Maggio, all’ingresso di Via Manin. La bici era di colore giallo e bianco con molte sfumature strane sul telaio. Fu amore a prima vista. Aveva i cambi della Shimano, che facevano figo. Ci “fidanzammo” per circa dieci anni, poi un giorno, la mia testa (di casco) decise di lasciarla incustodita e senza lucchetto, in stazione dei treni a Cormòns. Non ricordo dove stessi andando così di fretta quel giorno, so solo che ero in ritardo (come al solito, tra l’altro) e che usai la mountain bike per fare prima, per non perdere il treno. A metà strada mi accorsi di aver dimenticato il lucchetto della bici a casa. Ma nonostante l’inconveniente, decisi di auto-eleggermi re dell’ottimismo, del fatalismo e di lasciarla in stazione affidandola al destino. Risultato: Me la rubarono e non la trovai mai più.

Dai vent’anni in poi, ho usato soltanto bici per così dire “scrause”, piuttosto economiche, con più difetti che pregi. Dai vent’anni in poi però nonostante la qualità delle bici che ho utilizzato per le mie scorribande, è nata un’affinità tra me e le due ruote a pedali, che andava crescendo. Era qualcosa di inconsapevole ancora, non avevo in testa grandi itinerari o progetti concreti da realizzare con la bici, ma qualcosa dentro di me stava prendendo forma.

Quasi inconsapevole fu anche l’idea mia e di un amico, di tornare a casa, da Lignano Sabbiadoro, in bici, nel giugno del 2003. Arrivammo nella famosa località balneare friulana il giorno prima, ci eravamo fatti accompagnare in auto da qualcuno e la mattina seguente, non sapendo come tornare a casa, visto che eravamo a piedi, visto che i soldi erano contati e parte degli ultimi spicci li avevamo già usati per comprarci la colazione, nonostante il sonno e la stanchezza, pensammo bene di rubare due bici e di girare a vuoto per la città, ma una volta in sella decidemmo di esagerare e di dirigerci verso le rispettive case che si trovavano a circa 80 km da Lignano! Dopo circa quattro ore di viaggio arrivammo a destinazione, sfiniti ma contenti.

A me di quella piccola esperienza rimase tantissimo. Mi sembrava di essere entrato a stretto contatto con delle culture che conoscevo già, in una zona del mondo che conoscevo già. La novità infatti non stava nell’oggetto del contatto ma nel contatto stesso, ben diverso da quello a cui ero abituato. La bici quel giorno mi aveva permesso di attraversare, respirare, assaporare, toccare in una dimensione più vera e atemporale, luoghi e abitanti che conoscevo già. L’acqua con cui ci bagnammo per il caldo e che bevemmo durante il viaggio, aveva un altro sapore, le parole scambiate con i passanti (curiosi) avevano un altro suono, i colori della natura erano più vivi. La bicicletta quel giorno mi ha permesso di SENTIRE davvero ciò che incontravo lungo il tragitto, di usare tutti i miei sensi per capire, per vivere secondo dopo secondo, quell’esperienza, senza alcun timore, senza pensieri calcolati e superflui. Tutto accadde come in un sogno.

Forse vi sembrerò esagerato ma credetemi che porto ancora oggi con me un bellissimo ricordo di quel giorno. Tutto fu improvvisato, dalla partenza all’arrivo, non spendemmo un soldo, ci regalammo una piccolissima avventura e SENTIMMO tutto. Niente di più bello.

Dieci anni fa non pensavo né ad una soluzione per contrastare la crisi che stava arrivando, né pensavo minimamente che sarebbe arrivata una crisi prima o poi. Mi trovavo nel periodo della “casualità”, nonostante i miei 23 anni, avevo appena terminato le scuole superiori, abbandonate 4 anni prima, stavo per iniziare l’Università e pensavo ad un mio futuro inserimento nel mondo del lavoro. Ero immerso in quella dimensione da cui ti aspetti tutto e niente, una condizione di vita che appartiene a tutti i giovani italiani, una volta terminate le superiori e oggi più che mai. Avevo poche idee e troppi pensieri.

L’idea di ripetere un’esperienza in bici, come quella dell’estate 2003, era fissa nell’anticamera del cervello ma la lasciai là, come in soffitta. Non possedevo una bici vera e propria, come già detto, usavo quella di mia madre, le cui caratteristiche non erano quelle di una mountain bike. Pensai di comprarmene una nel 2007, quando iniziai a lavorare e a guadagnare qualche euro ma siccome lavoravo appunto, il tempo che mi rimaneva a disposizione preferivo passarlo in compagnia della mia ragazza o di qualche amico. Continuai a rimandare l’acquisto della bici per anni, fino a pochi mesi fa. Durante l’estate 2012 usai talmente tanto la bici (di mia madre), che decisi una volta per tutte di comprarmene una. Ero disoccupato già da mesi e quindi dovetti attendere le vendemmie per racimolare qualche soldo utile. Nel frattempo passai ore su internet alla ricerca di informazioni che riguardavano i modelli in commercio e le esperienze di viaggio di persone comuni che con la loro bici avevano attraversato nazioni, isole, continenti interi!

Neanche farlo a posta, verso la fine di ottobre, mentre stavo passeggiando per Cormòns, incontrai un vecchio conoscente, appassionato di mountain bike. Lui partecipa a gare e garette organizzate dai vari club MTB presenti sul nostro territorio regionale e tra un discorso e l’altro mi chiese se conoscevo qualcuno a cui potesse vendere la sua mountain bike, in quanto ne aveva appena acquistato una nuova. Ovviamente non fece in tempo a terminare la frase che la sua bici era già a casa mia.

Ho già fatto un sacco di escursioni da allora ma voglio allargare sempre di più il mio raggio d’azione e la prossima estate ho intenzione di partire verso il Mare del Nord. La meta non ha un significato vero e proprio, so solo che sono curioso di scoprire ogni angolo del pianeta in cui viviamo e che mi piacerebbe farlo con calma, sui pedali di una bici, per sentire i chilometri nell’aria che respiro e nelle gambe, senza pensare alla meta, vivendo tutto ciò che sta in mezzo, a passo d’uomo (o meglio, di bicicletta).

La bicicletta la consiglio a tutti. Non importa quale sia la vostra condizione economica e sociale. Fa bene innanzitutto al fisico e allo spirito, inoltre se siete orientati verso la decrescita, è il mezzo ideale e l’occasione giusta per iniziare a rallentare, ad apprezzare il suo vero valore utilizzando sempre meno l’automobile, che vi farà risparmiare un sacco di soldi e recare meno danni alla natura, che a tutti noi appartiene e della quale siamo parte integrante. Non dimentichiamolo mai.

A chi non lo sapesse, segnalo l’esistenza di una rete di itinerari ciclistici, tutti collegati tra loro che attraversano l’Europa, compresa l’Italia, che si chiama Eurovelo, di cui su Wiki potete trovare maggiori info e dettagli – http://it.wikipedia.org/wiki/EuroVelo


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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