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È fuori!

Libro Cristiano figura4.png

 

Oggi è uscito il mio libro! Già disponibile su Amazon!

 

👉 Stai facendo ciò che ami?

👉 Hai mai pensato di cambiare vita?

👉 Tutti i tuoi sogni e desideri dove saranno andati a finire tra dieci anni?

👉 Perché c’è sempre un buon motivo per aspettare?

👉 Che cosa può imparare un bambino da un adulto insoddisfatto e privo di amor  proprio?

Lamentarsi non è una strategia. Applicare le logiche del passato per affrontare la crisi e il futuro è un’illusione

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I 10 comandamenti per una vita più sincera e felice

1  – Spegnete la tv

2  – Fate l’amore

3  – Parlate con gli amici

4  – Amate chi suona

5  – Scrivete poesie

6  – Guardate il cielo

7  – Camminate nei boschi

8  – Spegnete i cellulari

9  – Comprate i dischi

10 – Perdete tempo

[Frammenti dalla brutta copia del mio prossimo libro]

…E se non tenteremo di cambiare, che cosa potrà mai succederci?

Succederà che prima o poi moriremo, in qualsiasi caso, ma in questo caso senza aver capito nulla di noi stessi, del mondo che ci circondava, di ciò che facevamo e dei motivi per i quali facevamo determinate cose, senza esserci mai avvicinati all’idea di ciò che forse avremmo voluto essere realmente. La fine è importante in tutte le cose, citando Hagakure. Ma questa sarebbe davvero una triste vita, con una triste fine…

RIMANETE SINTONIZZATI!!! 😉

Cristiano

Paura di vivere veramente

Che n’è stato di quell’ape che non produceva il miele

e lasciava l’alveare?

E di quella formica

che alle altre non si univa per aumentare il loro “pil”…

Chi ha sentito di quel lupo

uscito dal suo branco per conoscere un po’ il mondo?

O di quella pecora che si guardava intorno

e non voleva essere più gregge…

Je suis Charlie?

aussichtenAbbiamo visto, ascoltato e abbiamo capito tutti che ciò che è accaduto ieri in Francia è orrore puro.

Un episodio che inaugura male questo 2015.

D’altronde in Europa da qualche anno a questa parte non si respira un’aria poi così sana: la crisi, la politica poco o per niente trasparente che pretende di unire popoli incompatibili da secoli per cause geografiche, storiche e cuturali, che parla di economia come di una scienza difficile e prevarica i diritti umani, dove gli ultimi se la prendono sempre in quel posto. Democrazie che di democratico portano solo il nome, come un bel tappeto persiano che nasconde le immondizie sotto i suoi colori sgargianti e i suoi intrecci artigianali precisi e codificati. Taferugli, opinioni divergenti tra le masse i cui gusti vengono guidati h24 da slogan di multinazionali e di banche i cui interessi coincidono con quelli dei governi dominanti. Insomma, l’Europa non è il paradiso che vuole sembrare, ce ne siamo accorti. La sua unione è solo nella forma, nei comizi, nei confini abbattuti senza tutele, meno negli intenti. E’ un’unione coatta, un affare che funziona solo per Qualcuno. Noi non siamo altro che le pedine sfigate di un master senza scrupoli.

Certo che se invece l’Europa la vogliamo paragonare per esempio a buona parte del Medioriente, a quelle zone dove guerre grandi e piccole (spesso invisibili per i media e quindi per noi) stanno violentando e polverizzando l’identità e il cuore di milioni di civili inermi di fronte al potere, frullati insieme ai compromessi, ai meschini interessi che riempiono da sempre le tasche e le casseforti dei grandi capitalisti e delle grandi economie, beh, allora sì, in Europa “diciamo” che si sta bene. Dipende molto dal numero di diotrie di ognuno di noi infondo. Dipende dal nostro arbitrio. E’ soggettivo. Come ogni scelta di vita, del resto.

Poi c’è il problema immigrazione. Ho il presentimento che la maggior parte di noi europei non abbia la volontà né il piacere di ospitare a casa propria colui che fugge da quelle realtà sopra citate. Persone, popolazioni intere che scappano spaventate, umiliate, da una vita che chiamare vita è un eufemismo, da prigioni vere e proprie, non soltanto mentali, ma fisiche, dove il libero arbitrio è un’opinione che non possono esprimere e che spesso e volentieri li condanna. Nessuno in Europa, (quella stessa Europa che pretende di diventare più “unita” che mai) ha la minima intenzione di prendersi la responsabilità di un problema che esiste e che non può essere ignorato.

Come biasimarci? Noi intendo, noi piccoli individui, pedine insignificanti. Già abbiamo i nostri problemi, noi. Quante volte le sentiamo frasi come questa?

Ci sono questioni serie, che riguardano le persone, problemi che mettono in serio pericolo l’incolumità, la libertà di tutti e non soltanto di chi emigra o di una parte della popolazione. Problemi sociali, economici, politici, ambientali a cui ogni nazione è costretta a fare fronte per conto proprio, a discapito di tutti, perché in quel caso l’Europa “unita” magicamente all’improvviso non esiste più. Nessuno che faccia un passo indietro, che si dimetta, nessuno che abbia il coraggio di ammettere un errore, un solo errore. Nessuno che parli di un’alternativa, di strade secondarie, di speranza.

E noi? Nessuno di noi che capisca una volte per tutte che non dobbiamo più affidarci alle decisioni di uno schieramento politico, di un leader che con le mani tocca tutto, nessuno di noi che abbia il coraggio di spezzare i fili e uscire dal teatro per iniziare a muoversi retto da una propria consapevolezza.

Questo è l’immigrazione, l’integrazione, il mondo presente. I popoli si spostano da sempre per le stesse ragioni: sociali, economiche, politiche e geografiche. Dalla preistoria.

Questo non ci obbliga di certo ad ospitare chiunque varchi i confini, pretendendo solidarietà o inutili buonismi che poi magari nella pratica, nelle sfumature quotidiane come abbiamo visto, traballano e si traducono in incomprensioni, e nel peggiore dei casi, in violenza.

Dove sono le leggi che dovrebbero tutelare noi e colui che emigra?

Ma da chi dovremmo difenderci allora? In che modo? Chi sono i nemici?

– I politici? Incravattati che sotto lo smoking nascondo un passato e un presente compromettenti?

– I disoccupati? Che non sanno di che morte morire e non riescono a fidarsi più di nessuno, finendo poi paradossalmente per votare il solito colletto bianco di turno?

– Le nuove generazioni forse? Che non trovano la forza per contrastare decenni di corruzioni, servilismi e nepotismi vari?

– I capi famiglia? Che non sopportano il cambiamento della donna nel tempo e le bruciano la faccia con l’acido?

– Gli immigrati? Che giustamente pretendono di essere ascoltati e di essere accettati nonostante una parte contribuisca a creare disordini sociali?

– I vignettisti o gli editori? Che davanti ad un kalashnikov metaforico e non, si intestardiscono a disegnare e a pubblicare vignette discutibilmente ironiche, mettendoci la faccia in nome del “potere alla parola”, mettendo in serio pericolo anche la vita, la libertà e la pace di un’intera comunità?

Chi siamo noi? Charlie oppure i terroristi?

Qualcuno fa presto a trarre le conclusioni urlando davanti alla tv o davanti al monitor:

FUORI GLI IMMIGRATI!!!

BASTA CON LA CORRUZIONE!!!

BASTA CON LA VIOLENZA NEGLI STADI!!!

NO ALLA CENSURA!!!

FUORI I VECCHI, DENTRO I GIOVANI!!!!

BIBBIA SI, CORANO NO!!!

BASTA CON LA VIOLENZA SULLE DONNE!!!

Tutti slogan da campagna elettorale.

Poi però, nella propria vita privata come si comporta un urlatore? Dà il buon esempio a chi gli sta accanto? Ha la lucidità mentale per capire e rappresentare il mondo che vorrebbe vedere e che rivendica con quelle frasi che non ammettono deroghe?

Ogni giorno vengono riciclate le stesse frasi di sempre, in salse diverse, a seconda del fattaccio del momento.

Un mare di ideologie del cazzo in cui annegano quotidianamente le persone, per comodità, per ignoranza, anziché elaborare un proprio pensiero autentico. Schiavi senza libertà di giudizio, che si fanno fregare dalla Bibbia, dal Corano, dal guru, dal partito più arrogante, dalle leggi di qualcuno!

Disadattati cronici, ciechi, sordi che non aspirano a nulla, senza amore, senza passioni, senza sogni! Ecco perché ci si rifugia in quelle frasi.

La conseguenza di quelle frasi, il meccanismo nascosto dietro quelle parole, porta al massacro di ieri. Il terrore è l’altra faccia della medaglia.

Il problema è colui che non si ascolta, che non ha mai tentato di inseguire i propri sogni, non ha mai provato magari nemmeno ad immaginarlo. Colui che non da prima di tutto a se stesso il buon esempio.

Tutte bestie con il libero arbitrio, sprecato maledettamente soltanto per il timore di non sentirsi all’altezza delle aspettative, per paura di non essere parte di qualcosa, di un gruppo, che soltanto in gruppo è abbastanza snello per vestire la maglia dei vincitori, incapace di reggersi in piedi con le proprie gambe.

Quanto qualunquismo e pontificazioni ho ascoltato in questi due giorni, dopo la strage di Parigi. Mi hanno preoccupato di più le conseguenze, e le parole intorno al fatto che il fatto stesso. Quanta speculazione mediatica. Quanta immediata violenza verbale in risposta alla violenza fisica.

Quanti errori vogliamo commettere ancora?

Quando saremo disposti ad imparare e a cambiare?

Siamo noi i responsabili.

Siamo Charlie…e siamo anche i terroristi.


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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