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Storia di Natale – Undicesima e ULTIMA puntata

 

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

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Storia di Natale – Ottava puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo venerdì 16 dicembre per la nona puntata!

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Storia di Natale – Quinta puntata 

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: (https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo venerdì 9 dicembre per la sesta puntatastoria-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-11storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-12

Informazioni su questi ad

Storia di Natale – Terza puntata

Terza Puntata!

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore cormonese Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo lunedì 5 dicembre per la quarta puntata

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Storia di Natale – Seconda puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore di Selfie, blog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo venerdì 2 dicembre per la terza puntata!

Dalla Corea con furore: una riflessione sul rispetto per la vita…e per la morte

대호

Come ogni anno anche quest’anno a fine aprile a Udine è tempo di Far East Film Festival, la più ricca rassegna cinematografica dell’Estremo Oriente in Europa.

Quest’anno si è partiti con The Tiger, del regista e sceneggiatore coreano Park Hoon Jung. E direi che si è partiti molto ma molto bene.

One word: Capolavoro.

Non sono un critico cinematografico quindi non mi azzardo a descrivere particolari tecnici che non conosco. Mi baso sempre e soltanto sulla mia percezione sensoriale, su ciò che un’esperienza mi trasmette.

 

Nelle righe che seguono non spoilero assolutamente nulla del film quindi puoi continuare a leggere tranquillamente! 😉

 

Choi Min-sik  (protagonista principale nel famoso film Old Boy) è un esperto cacciatore che viene ingaggiato dal governo giapponese (siamo nel 1925 e la Corea è sotto il controllo del governo giapponese) per cacciare l’ultimo esemplare di tigre coreana con lo scopo di colpire a morte l’anima del popolo sottomesso distruggendo un simbolo di fierezza. Più tardi si scopre che per il cacciatore quella tigre è molto più di questo. Difatti i due protagonisti principali (il cacciatore e la tigre), avversari nel crudele rapporto naturale preda-predatore (in cui non si capisce bene chi tra i due sia la preda e chi il predatore)  si conoscono più di quanto sembra e i loro ruoli contrapposti (ma sostanzialmente identici) passano in secondo piano quando dopo una lunga battuta di caccia estrema e disumana dai toni quasi bellici, entra in gioco un sentimento di compassione reciproco, un profondo senso di rispetto che mi ricorda lontanamente quello di Bruce Lee nei confronti dell’avversario (Chuck Norris) dopo averlo battuto nel celebre duello all’ultimo sangue nel Colosseo in “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”; un gesto di riconoscenza che prescinde dall’appartenenza ad un regno specifico e che eleva The Tiger sotto il profilo stilistico e narrativo. Tutto questo unito a scenari mozzafiato compone un film veramente intelligente che non si impegna per levarti la lacrima a tutti i costi e in cui non vi è traccia di speculazione sentimentale. Anche il ritmo altalenante che alterna quiete estatica a truce violenza mi è piaciuto e mi ha tenuto “sveglio” fino alla fine.

E’ un film che parla attraverso altri (e soprattutto alti) codici di comunicazione, attraverso i quali si decide anche il gran finale (e davvero un gran, gran, gran finale).

 

Il punto

“La morale della favola” non da per forza ragione a nessuno, né all’uomo né all’animale, anche se spera di essere un’occasione di riflessione per noi sciagurati esseri “superiori” nella gestione dei rapporti umani. Ci sono delle regole naturali del regno umano come in quello animale che forse sono le uniche che possono funzionare per assicurarci una convivenza più che dignitosa, tra due regni molto diversi tra loro ma che nel profondo hanno molti punti in comune, come l’esperto cacciatore e la tigre del film in questione.

Dal mio punto di vista non lo so se si potrà mai fare a meno di uccidere in questo mondo. Non lo so se ci sia mai un motivo valido per farlo. Così su due piedi ovviamente direi di no. Allo stesso modo non credo che ci sarà mai un giorno in cui ad un certo punto diventeremo tutti pacifisti. Sarebbe bello, ma non credo nell’ipotesi di un mondo perfetto. Non mi fido nemmeno di chi lo desidera e pretende che i suoi simili si allineino a questa idea, attraverso dimostrazioni di gruppo i cui membri, che predicano in coro e si sostengono a vicenda in nome di una questione importante, singolarmente nella loro quotidianità, nelle scelte interiori personali presentano più ombre che luci.

Citando l’ultimo intervento di Saviano, che vale in ogni ambito: “Non credo in quella giustizia in nome della quale vengono fatti i peggiori crimini”.

Io credo in una giustizia superiore che non è quella di un dio buono che porta pace e serenità in tutti i cuori ma che è quella della natura, di un’etica superiore che c’è per forza, in cui ogni uomo dovrebbe riconoscersi e credere spontaneamente perché si basa sul buon senso, sull’amor proprio, sulla pietà e sulla compassione, da cui nasce il senso di rispetto nei confronti della vita. E se nella vita di un uomo mancano questi valori allora la sua vita non ha senso.

 

In conclusione

Un film da vedere e da aggiungere alla propria videoteca personale!


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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