Archive for the 'Uncategorized' Category

NUOVO SITO!

 

 

MI SONO TRASFERITO QUI!!!

freccia giù

www.cristianocamaur.com/blog

La Rinascita

cormonsdallalto

I pomeriggi assolati del tiepido aprile mi esortano a contemplare,

ad abbandonare ogni tipo di angoscia che pesa sulla coscienza

e a cogliere al volo questa fantastica occasione di rinnovamento spirituale e fisico.

Un evento inevitabile che si ripete da sempre, senza essere mai banale.

La primavera è patrimonio dell’universo.

La Rinascita di tutto.

Il cielo azzurro limpido avvolge e protegge ogni forma di vita sottostante

la quale magicamente durante questa stagione si colora di vita,

assorbe e condivide con gli altri esseri viventi l’energia ricevuta in dono dal dio Apollo.

Gli uccelli cantano felici e giocano a rincorrersi

geometricamente imprevedibili tra le nuvole seguendo diligentemente fino al tramonto

le direttive impartite da Eolo.

Verso sera in questo periodo dell’anno abitualmente amo girovagare in bicicletta

lungo le vie del paese e assaporare quel che resta del giorno.

E’ l’ora in cui la gente comune rincasa, si riunisce e si appresta a preparare la cena,

con la finestra semiaperta che lascia entrare la pace regnante nelle strade

e fluire all’esterno i profumi della cucina.

Quiete domenicale

Acquerello giapponese 

Mi sono regalato una scatola di acquerelli
di una marca giapponese così li ho inaugurati
immaginando un paesaggio orientaleggiante.

Muricreativi

Fili che ci uniscono tra sogno e realtà – Il successo di “YOUR NAME” nelle sale italiane.

Tale il successo italiano di YOUR NAME che, per la prima volta, un film di animazione giapponese torna a grande richiesta al cinema: 31 gennaio e 1 febbraio.

L’ho visto e, ragazzi, che dire…CAPOLAVORO.

I temi trattati in questo “romanzo animato” sono la contrapposizione tra paesino di provincia e città, tra tradizione e progresso, tra conscio e inconscio, tra sogno e realtà, tra vita e morte.

Una relazione per nulla scontata, una ricerca, un viaggio interiori ed esteriori che i due protagonisti affrontano individualmente per conoscere la verità (imprevedibile) che li unisce e che viene svelata ovviamente solo alla fine. Il TEMPO è il regista.

Un film che commuove senza toccare tasti facili, che lascia dei bei quesiti sulla vita, sui fili invisibili che ci legano tutti, senza essere MAI scontato e buonista. 

Consigliato anche a chi non ama gli anime.

Il borgo bicromatico

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Guenda

Vuoti invernali

La solitudine del freddo

Storia di Natale – Undicesima e ULTIMA puntata

 

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

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Storia di Natale – Decima puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin, ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo mercoledì 22 dicembre per l’ultimissssaaima puntata!

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Storia di Natale – Nona puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore cormonese Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo lunedì 19 dicembre per la decima puntata!storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-19storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-20

Storia di Natale – Ottava puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo venerdì 16 dicembre per la nona puntata!

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Storia di Natale – Settima Puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico cormonese Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo mercoledì 14 dicembre per l’ottava puntata!storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-15storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-16

Storia di Natale – Sesta puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo lunedì 12 dicembre per la settima puntatastoria-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-13storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-14

Senza senso

Storia di Natale – Quinta puntata 

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: (https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo venerdì 9 dicembre per la sesta puntatastoria-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-11storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-12

Informazioni su questi ad

Storia di Natale – Quarta puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: gionatabrandolin.wordpress.com), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo mercoledì 7 dicembre per la quinta puntata!storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-9storia-di-natale-gionata-brandolin-e-cristiano-camaur-pag-10

Storia di Natale – Terza puntata

Terza Puntata!

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore cormonese Gionata Brandolin (autore del libro Selfieblog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo lunedì 5 dicembre per la quarta puntata

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Storia di Natale – Seconda puntata

Storia di Natale nasce da una collaborazione con il mio amico disegnatore Gionata Brandolin (autore di Selfie, blog: https://gionatabrandolin.wordpress.com/), ispirati da un gatto molto simpatico che si aggira tra le pietre di un rudere vicino casa nostra abbiamo deciso di scrivere e disegnare questa storia.

Testi: Cristiano Camaur

Disegni e colori: Gionata Brandolin

Vi aspettiamo venerdì 2 dicembre per la terza puntata!

Storia di Natale


Ti presento STORIA DI NATALE!

Il lavoro natalizio realizzato assieme al mio amico disegnatore Gionata Brandolin!

Questa è la PRIMA PUNTATA!

Ci vediamo mercoledì per la seconda! Non perdertela!

Fatti conoscere per ciò che ami.

Solitamente

ascolto molte persone

ma parlo con poche.

 

Quando credevo nelle fate

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Credevo fosse amore. Credevo di amarla. Ero convinto che anche lei amasse me e che non riuscisse a prendere una decisione perché ancora non si fidava e fosse solo questione di tempo. Balle. Non ci riusciva perché in fondo non gliene fregava niente e perché io pretendevo risposte ad ogni costo. Però a me piaceva, che ci potevo fare? Quando ti ritrovi immerso in quella dimensione surreale esageratamente romanzata diventi cieco. Credi che gli altri non possano comprendere la tua magica condizione ed esiste solo lei. Ricordo che le emozioni che provavo erano potenti ma quel tipo di amore anziché rinvigorirmi mi sfiancava. Mi toglieva le energie e me le restituiva ogni volta che la incontravo.

Mi ero creato nella mente un’immagine di lei che andava oltre il reale. Questo aspetto non lo poteva comprendere chi mi osservava e giudicava dall’esterno. Non poteva sapere esattamente a che livello fosse la mia coglionaggine. E più lei faceva la misteriosa e più divinizzavo la sua immagine. Le piaceva molto quella parte. E a me faceva impazzire, in tutti i sensi e gliela concedevo.

Mi ingolosiva quell’aura di mistero che circondava il suo bel corpicino. Volevo possederla giorno e notte ma il suo atteggiamento mi turbava e cercavo continuamente spiegazioni e certezze.

Ci baciammo, ci respirammo e restammo abbracciati per ore. Avrei voluto stare così per sempre. Ma lei puntualmente poi smetteva di farsi sentire, di farsi rintracciare. Come se il suo cuore disponesse di un comodo tasto On/Off. Avrei voluto essere lei e disporre di quel tasto.

Ma chi lo sa se desiderassi realmente lei o cercassi più che altro di riempire i miei vuoti interiori con qualcosa di magicamente strano e precario. Magari speravo che almeno in amore andasse come volevo io. Senza nemmeno sapere cosa volessi da me realmente. Ad ogni modo ero sulla strada sbagliata. Ero troppo vulnerabile e quindi ho incontrato la ragazza che in quel momento della vita mi meritavo, in relazione alle mie debolezze. Se al suo posto fosse arrivata qualcuna più affettuosa e costante, chi lo sa se l’avrei accettata e desiderata così ardentemente.

Mi piaceva farmi del male, a causa della mia ignoranza, della mia ingenuità e inesperienza e forse tutto ciò che desideravo era restare appeso in quel limbo tra fantasia e realtà e fare schifo travestendomi da sentimentalista.

Il Verso del Cane

Un grande ringraziamento va al mio amico artista Gionata Brandolin per questo suo articolo che mi ha davvero commosso e onorato. Seguite il suo blog! Ne vale la pena!

Serate produttive

Incoscienti eredità

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Seguendo costantemente
per generazioni
uno schema prestabilito, un ideale, un automatismo,
senza mai metterlo in discussione,
senza mai uscire dai binari della prassi per evitare il rischio
di commettere un errore ed essere emarginati,
si finisce per tollerare qualsiasi orma di schiavitù,
anche la più perfida e palese,
trovandole addirittura un significato etico,
convincendosi che nonostante tutto
sia cosa buona e giusta.

Anche il sieropositivo che infetta a random per vendetta.

Che notizie, ragazzi. Sì vabbè, ormai siamo vaccinati, non ci dovrebbe sorprendere più niente. Ma questo non significa che la nostra mente si stia evolvendo e si sia creata un nuovo tipo di anticorpi. Tutt’altro mi sa. È un po’ come quando il fegato si abitua agli effetti devastanti dell’alcol: apparentemente è più comodo, se sbronzarti è diventata un’abitudine ed il fegato ha raggiunto un livello tale di tolleranza che quando ne bevi a secchiate non passi più l’intera nottata come prima a sboccare l’anima, ti senti forte e invulnerabile “finalmente” ma la verità è che il fegato sta andando a farsi fottere lentamente, si sta intossicando e intossicando le cellule.

Io credo che tutte queste brutte notizie che sentiamo quotidianamente, pian piano ci stiano raffreddando a livello sensoriale, emozionale, e stiamo diventando sempre più razionali, calcolatori, ci stiano lentamente trasformando in cyborg pronti a tutto, incapaci di reagire emotivamente di fronte a scene agghiaccianti come quelle di corpi senza vita stesi a terra, che in teoria dovrebbero farci rabbrividire. Ma è la loro cadenza giornaliera a fare in modo che ci abituiamo senza quasi reagire, per chissà quali strani meccanismi mentali. Forse è per questo che sono sempre più in aumento tra noi, coloro che non si fanno molti scrupoli con un coltello in mano davanti alla propria fidanzata o ad un poveraccio per la strada, il cui errore mortale magari è stato quello di non dare la precedenza.

Come si può uscire da questo vortice di negatività?

Dobbiamo restare calmi, cercare a tutti i costi la pazienza, al di là della materia, del denaro, se desideriamo vivere e continuare a farlo per il resto dei nostri giorni, sensatamente e in maniera sana.

Abbiamo smesso di cercare le risposte dentro di noi. I miei nonni a modo loro lo facevano ancora, nonostante tutto. Nonostante la guerra, la miseria.
Questo ci manca. La capacità di cercare le risposte dentro di noi e non attorno a noi, perché appena cerchiamo una risposta veloce all’esterno troviamo la fretta e sua figlia, la violenza. Nient’altro.
Ritrovare la forza per andare avanti nel rapporto tra noi e il nostro spirito, per superare le difficoltà e contagiare di positività e saggezza il prossimo e tutto ciò che ci circonda.
Chi lo deve fare se non noi?
Devi rappresentare il mondo che cerchi, e non fare schifo a tua volta.

Ma come può una persona infetta (contagiata lei stessa precedentemente da un rapporto occasionale), decidere di vendicarsi del danno subìto, infettando decine di ragazzi tra i 15 e i 24 anni per autoassolversi???
Ma stiamo scherzando? Davvero non vi fa nessun effetto una notizia del genere? Negli anni ’80 e ’90 ci saremmo quanto meno scioccati e lo shock sarebbe durato per settimane.
Oggi è tutto così normale.

Siamo ormai talmente soli ed esuli individualmente, per forza di molte cose, che quando ce la prendiamo non cerchiamo un unico responsabile (anche perché il più delle volte non si dichiara) e finiamo per prendercela con l’esistenza intera, che nella nostra mente si presenta come una massa inquantificabile di persone che complottano contro di noi.
Sono brutte malattie. E non parlo dell’aids.

questa è la terza guerra mondiale.se non la vedi è perché si sta combattendo dentro di te,dentro ognuno di noi. (1)

 

Quel piercing triste da paura

Woman_with_hazel_eyes_and_labret_piercing_gazes_at_the_cameraOggigiorno capita, non sempre, ma spesso, che un piercing, il più delle volte facciale, diventi l’unica libertà che una donna sposata o comunque seriamente impegnata possa permettersi. Un palliativo. Quel piercing nella sua mente diventa simbolicamente la sua arma di difesa contro tutto ciò che insieme al partner ha creato e che ogni tanto a fatica riesce a reggere o a riconoscere. E’ un simbolo di “ribellione” un po’ nascosta, intima, personale, e ahimè, probabilmente l’unica ribellione che ha il coraggio di sostenere.

E un altro Natale (…se lo semo lev..)

RSCN3066 (2)Ebbene sì, cari blogger e non. Un altro anno insieme è passato. Non voglio prendervi troppo tempo perché probabilmente vi starete concentrando sul fatidico pranzone!

Vi aggiorno sulle ultime!

– Sto continuando a scrivere il mio prossimo libro, che non vede ancora una fine concreta perché sono talmente tanti gli elementi che voglio inserire che non posso anticipare nulla, sicuramente entro il termine del 2016 sarà pronto. In realtà i libri saranno due: un saggio un po’ particolare ed una nuova raccolta di poesie.

Sto lavorando inoltre per la creazione di un sito personale con qualche novità in più per voi! Ci sarà molto da fare ma con la calma, passo dopo passo, con pazienza, restando sulla giusta strada, arriveremo alla meta!

Ma nel frattempo VIVIAMO!

Ma non perché è Natale ma perché la vita è un’esperienza entusiasmante, basta solo cercare un approccio sincero, imparare dagli errori seriamente, ma mantenendo sempre una certa distanza di sicurezza dal nostro io e da tutto il resto, in modo da prendere le giuste decisioni, per noi stessi prima di tutto, e di conseguenza con gli altri. Perché ricordatevi che se non si è in pace con sé stessi è INUTILE fare i generosi, gli altruisti, NON SIETE CREDIBILI! E non eviterete i vostri conflitti interiori.

Essere sinceri con noi stessi a Natale e tutto l’anno, magari cominciate con il 2016, se finora avete esitato, è la più grande forma di altruismo e il più grande regalo che potrete fare agli altri.

Viviamoci questo Natale e l’attesa di questo nuovo anno che sta per arrivare!

VI AUGURO:

– di realizzare i vostri sogni

– di continuare a seguire le vostre passioni per uscire dalla crisi economica, spesso ricca di speculazioni e false immagini; dalle crisi personali, poiché solo voi lo potete fare! Se seguirete le vostre passioni non vi servirà inseguire i sogni perché saranno i sogni a trovarvi!

– di non riporre le vostre aspettative sui politici, su leader o guru, ma di costruirvi una vita vostra, con calma, passo dopo passo, un percorso magari lento ma personale perché si arriva ovunque, se lo volete, se vi saprete accettare e se saprete accettare un cambiamento netto sempre più necessario per migliorarvi ed essere felici.

– di costruirvi questa felicità: ricordatevi che la felicità è uno stato mentale, una dimensione. La felicità siete voi, se lo volete e se creerete le condizioni per esserlo.

– di credere in voi stessi, se non lo fate voi, non lo farà nessun altro.

– di contare solo sulla vostra opinione e non su quella degli altri. Ma senza dimenticarvi di ascoltare. Saper ascoltare è importante, oltre che intelligente.

– di crearvi le condizioni necessarie per agire in totale tranquillità in modo che nulla e nessuno contamini o influenzi il vostro operato, le vostre idee, i vostri sogni.

BUON NATALE! E SE NON CI LEGGIAMO, BUON 2016!

Di notte

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Nei talkshow, nei tg, la sera, la notte, si parla, vagamente di come vanno le cose, di come le cose dovrebbero andare e di come le cose non andranno mai. Perché il senso di giustizia di chi parla e la rabbia di chi segue, accumulata dopo una giornata spesa nel nulla di un’occupazione che non lascia spazio alle emozioni, sempre più precaria o di una disoccupazione colmata dalla noia suprema, si spengono assieme alle luci delle case, al frastuono e al grigiore policromatico della tv, la notte.

APPUNTI DI OGGI:

Riappropriarci del nostro tempo, e quindi della nostra esistenza, è l’unico modo per adattarci reagendo a ciò che sta succedendo attorno a noi, e renderlo migliore.

Parigi…e spiritualità sotto attacco

money, god, religioni, dio, terrorismo, isis

Succedono fatti strani con retroscena complessi e raccapriccianti, tradotti con una tale semplicità da post e commenti sui social, di un putridume e di un’agitazione spesso più penzi dei fatti stessi.

Allah è grande. Cristo è grande. Yahweh è grande. E chi più ne ha più ne metta.

Gli dei ci sono. Ce li abbiamo. Non ci mancano proprio, non vi è dubbio.

Ci battiamo in loro nome, uccidiamo ed amiamo in loro nome.

Del resto succede la stessa identica cosa anche nello sport e nella politica. Le stesse identiche dinamiche.

Non percepite un certo fil rouge devastante in tutto questo tifo (leggi il mio articolo Malati di tifo) costante che miete vittime e promuove atrocità all’ordine del giorno?

Dunque, dov’eravamo rimasti? A “Gli dei ci sono”. Non ci mancano. Soprattutto il “DIO DENARO” sicuramente c’è. Dio denaro c’è! Lo potrebbe urlare anche Guido Meda. E’ il dio denaro che ci fa stare tranquilli, che spesso ci fa e poi ci accoppia. In questo caso ci fa e ci accoppa. E’ lui il dio che ci sorveglia giorno e notte e guida le nostre più umilianti e subdole azioni quotidiane.

Le religioni non ci mancano. C’è un assortimento di dei e religioni che nemmeno al centro commerciale sotto Natale. Ognuno di noi (non guardate me) ne sceglie una e la fa sua.

E’ palese che tutto ciò che vogliamo da una religione, dall’ossessione per una squadra o per un partito, è solamente un bastone “morale”, che ci faccia sentire meno fragili di quel che siamo, ci regga in piedi, perché da soli non ce la facciamo.

Quello che ci serve e che manca ultimamente, a livello mondiale, si chiama SPIRITUALITA’.

-RELIGIONE +SPIRITUALITA’ vorrei che fosse il motto.

La vera spiritualità non sarà mai un bastone perché è sincera e nasce dentro di noi. Non la si trova nelle statuine sui comodini e nei ponti tradizionali tra noi e l’aldilà.

La spiritualità non risiede in un nome o in una bandiera. La materia non vi può far conoscere la vostra spiritualità.

Saremmo noi la nostra spiritualità una volta recuperata dentro, frequentata e conquistata. Noi il nostro dio. La rappresenteremmo, la spiritualità. Senza chiacchiere da bar o da dopo-festival.

Ma che rapporto avete con voi stessi, con ciò che avete dentro e che prima o poi si rivela?

Ci vogliono forza di volontà, autocritica, autoironia, pazienza e umiltà. Non la si trova dietro l’angolo o in tv, la spiritualità.

Dovete muovervi adesso se cercate SERIAMENTE un mondo migliore e una speranza, che sfugge sempre davanti ad immagini abominevoli come quelle di ieri notte da Parigi. L’unica dimensione umana di cui dovremmo sentirci parte è la nostra spiritualità. Quel “mondo migliore” che tanto reclamiamo di fronte alle barbarie è lo stesso mondo che dovremmo rappresentare e promuovere nelle nostre piccole scelte interiori quotidiane. 

Ma come pensate di risolvere tutto schierandovi dalla parte di qualcuno?

Non avete ancora capito chi sono gli imbonitori?

Meditate.

Pace.

CITAZIONI:

“L’evoluzione sociale non serve al popolo. se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero.” (Franco Battiato)

“The revolution will not be televised” (Gill Scott Heron) Continua a leggere ‘Parigi…e spiritualità sotto attacco’

I 10 comandamenti per una vita più sincera e felice

1  – Spegnete la tv

2  – Fate l’amore

3  – Parlate con gli amici

4  – Amate chi suona

5  – Scrivete poesie

6  – Guardate il cielo

7  – Camminate nei boschi

8  – Spegnete i cellulari

9  – Comprate i dischi

10 – Perdete tempo

Pasolini, “un frocio in meno”.

“Un frocio in meno in Italia” si pensava e si diceva così all’epoca, per la strada e in tv, dopo la notizia del ritrovamento del corpo massacrato di Pier Paolo Pasolini.

Io non c’ero, me l’hanno raccontato. “Un frocio insolente, bastian contrario per vocazione, triste, pessimista e per giunta sporcaccione”.

Da quel lontano 2 novembre 1975 sono trascorsi quarant’anni di buio assoluto.

Ogni tanto giusto qualche indizio, qualche sospetto.

Ci hanno spinto in quella solita sala d’attesa in cui abbiamo tutto il tempo per riflettere e capirci niente. Una democrazia vigilata che ci rende partecipi ed ininfluenti. Giusto per tenerci lì, per dimostrarci che in qualche modo lo Stato è presente, che nella fattispecie “si continua ad indagare” e che è davvero difficile scovare questi cattivi sempre così astuti, che non lasciano mai tracce del loro passaggio specialmente se si tratta di vicende in qualche modo vicine alla politica e all’informazione nazionale. Ma è solo “un caso”.

Ed eccoci qui. Oggi finalmente ci dicono la verità su Pasolini.

Già, ma quale verità?

Quella che non da fastidio a nessuno ovviamente. Una mezza verità. Quella che parla della sua integrità morale, delle sue intuizioni avanti anni luce rispetto ai tempi, della sua versatilità culturale, della grande passione per la vita e per l’arte in generale, attraverso la quale cercò di esprimere al meglio la sua insaziabile curiosità nei confronti dei cambiamenti della società italiana. Tutto vero. Sia chiaro.

Fantastico.

Finalmente anche i media confermano in ogni salsa la sua grande umanità e sincerità, come pure la consapevolezza generale di aver perso non soltanto un grande uomo ma un vero e proprio profeta.

Lo possiamo finalmente ammettere?

Certo che possiamo. Tutti possono farlo. Tanto ormai è morto. A chi può dare fastidio una tale notizia?

E quale notizia potrebbe dare fastidio invece?

Senz’altro quella che riguarda la sua morte più che la sua vita.

Il perché e il chi.

Pasolini se n’è andato. Ma le persone che probabilmente sanno qualcosa forse alcune di loro sono ancora vive e magari continuano a ricoprire cariche istituzionali o in qualche maniera posizioni ancora colluse con l’attuale scena politica e di conseguenza aprire il becco significherebbe scandalosputtanamento totale e arresti…quelli forse.

L’omaggio mediatico a Pasolini non è altro che un’ennesima sala d’attesa.

Ci vogliono convincere che l’informazione è sempre più trasparente e democratica e che sarebbe poco furbo coprire certe palesi verità all’epoca di internet dove ormai tutti, chi più chi meno, conosco l’ iconica figura di Pasolini.

Fatto sta che l’inchiesta è chiusa.

E nessuno ha ancora capito chi l’abbia ucciso e perché.

Ma tutto questo è normale? Forse in Italia, sì. Lo è.

Ci basta omaggiarlo.

Qui è sempre tutto normale. Ci si abitua a quel tipo di normalità, di scabrosa mediocrità, di retorica, soprattutto quando a rimetterci sono i più “deboli”. Siamo costretti ad abituarci ad un certo pressapochismo. Come ci hanno da sempre abituato a concepire questa nazione come una democrazia.

Siamo liberi. L’importante è però non oltrepassare i limiti…Pasolini insegna.

E non solo lui. Falcone, Borsellino, Impastato, sono solo alcune vittime di quell’omertosa normalità a cui ci hanno abituato da decenni.

Ma perché poi farsi tante domande, infondo, perché vuoi che l’abbiano ucciso Pasolini? Era un frocio saputello, ecco perché! E pure rompicoglioni! Se l’è andata a cercare!“.

Oggi non si dice più così.

Oggi non c’è bisogno di attaccare pubblicamente le inclinazioni sessuali di un personaggio popolare per infangare la sua immagine. Anzi, finisce che ti scavi la fossa con le tue mani (Vedi Tavecchio).

E’ per questo che non si usa più. Mica perché l’omosessualità sia stata sdoganata! Tu lo credevi!

E’ sufficiente limitarsi ad ignorare.

La società italiana, secondo te è cambiata? Siamo migliorati?

Siamo davvero consapevoli del reale ruolo centrale di Pasolini nella cultura italiana del 900?

Possibile che ancora oggi nessuno faccia un passo indietro?

Come mai nessuno parla? Siamo proprio sicuri che nessuno “sappia”?

L’ennesimo segreto di Stato.

Continuiamo a ricordarlo a livello mediatico, come continuiamo a ricordare tutte le altre vittime innocenti messe a tacere palesemente dalla manovra Stato-Mafia che non ammetterà mai le sue colpe perché ancora oggi agisce sotto falsa identità. Una banda che non uccide più ma che continua a colpire, a coprire e a muoversi nel “sottosuolo sociale” italiano. 

Fa davvero specie che l’omaggio mediatico ai personaggi scomodi sia puntualmente postumo.

Proprio come fa la mafia nei film, che partecipa ai funerali delle proprie vittime, per esprimere il proprio cordoglio senza insospettire nessuno.

Siamo tutti colpevoli.

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L’oblio delle nuove generazioni, tra passato e presente

Tecnologia sì, tecnologia no.

Conservatori contro progressisti.

Vecchie generazioni contro nuove generazioni.

Per chi sta in mezzo, come me, è sempre difficile prendere una decisione, capire se sia meglio stare da una parte o dall’altra.

A parte il fatto che schierarmi a tutti i costi non mi è mai piaciuto perché odio catalogare le cose e le persone, anche se spesso mi spingono a farlo, e odio essere catalogato, come fossi una merce. Credo inoltre che esista sempre una sana via di mezzo che allontani ogni estremismo ed inutili fanatismi.

C’è chi crede che il passato sia sempre meglio del presente. In parte lo penso anch’io. In parte invece no.

C’è chi crede che i social network siano una merda e chi invece non riuscirebbe ormai a vivere senza. Per quanto riguarda i social ritengo siano anche utili se utilizzati nella giusta misura, con criterio e con uno scopo preciso: per pubblicizzare per esempio un proprio prodotto, per condividere informazioni ed opinioni che potrebbero servire a più persone, specialmente quando si tratta di una condivisione circoscritta alla città in cui si vive, in cui un problema è concretamente risolvibile e non ci si limita ad inutili conclusioni e chiacchiere con il commento del commento del commento. Per un po’ di tempo ho pensato anche che i social fossero una merda, che rendessero le persone schiave di un “mi piace” e di una condivisione scriteriata della qualunque, per sentirsi meno soli. Che poi è vero. Ma se la gente si sente in dovere di condividere ogni cacata, a dismisura, senza badare mai alla qualità del contenuto significa semplicemente che la loro vita fa un po’ schifo e soprattutto che la merda non sta nel mezzo bensì nella testa delle persone.

C’è chi si batte contro la tecnologia di nuovissima generazione, contro tutto ciò che è digitale ma soprattutto contro tutto ciò che non è più analogico, con l’idea fissa in testa di salvare e salvaguardare un passato, una tecnologia un po’ più macchinosa e demodè, spesso meno comoda di quella odierna ma, ciononostante, pregna di identità, dignità, di storia e anche durabilità. Tra questi crociati trovate anche il sottoscritto, il quale però come al solito tende ad essere un po’ più “paraculo”, restando a metà strada tra le due visioni del mondo, cercando un equilibrio e una tregua tra i due fronti. Non ritengo che la nuova tecnologia sia il male peggiore come molti la descrivono e nemmeno che debba sostituire l’analogico a tutti i costi. Il sottoscritto è convinto che tutto possa coesistere a patto che ci sia appunto questo benedetto equilibrio, un’educazione all’acquisto, un limite e un criterio nell’uso degli strumenti, vecchi o nuovi che siano affinché una passione o un ideale non si trasformino in una mania intransigente o in mero collezionismo.

La questione invece che riguarda la presunta insensibilità, il pressapochismo e la superficialità da parte delle nuove generazioni nei confronti della cultura e dell’intrattenimento deriva da una “legittima” ignoranza causata da uno stile di vita frenetico, stabilito e preteso dalla civiltà dei consumi che tende a correre sempre più in fretta e che evidentemente non lascia ai ragazzi lo spazio ed il tempo necessari per respirare, per gustare le cose e per capire che esistono sempre un passato, una storia importanti che precedono le nuove tecnologie e questo sviluppo così tanto ambito dall’economia dei miei coglioni e idolatrato ignorantemente dai consumatori seriali.

Musica, film, videogames, libri, computer. Di tutto ciò, tendenzialmente le nuove generazioni conoscono molto bene la parte più superficiale, che pone l’immagine al centro di tutto e che quindi arriva prima, senza troppi sforzi. Non conoscono il prcedimento, il percorso, l’evoluzione che precedono le loro tendenze. Non sanno dove, come e quando è nato tutto. Questo è il motivo per cui non sono in grado di apprezzare come noi, vecchi inguaribili nostalgici, una tecnologia passata di moda, considerata ormai antica ed inutilizzabile al giorno d’oggi per il semplice motivo che non è nuova e quindi non “fa figo”. Non “appare”, dunque non è bella.

La comodità dei mezzi odierni inoltre non li aiuta affatto nel superamento di tali limiti, anzi li rende un po’ ottusi e poco curiosi, poco inclini ad una ricerca a ritroso che gli permetterebbe di conoscere i passaggi che hanno preceduto queste scomode comodità.

Che belle le cartucce del primo Nintendo…il NES. Ricordo come fosse ieri il giorno in cui andai insieme a mia madre e ad un compagno di classe in treno a Udine ad acquistare Super Mario Bros 3. Capolavoro. La custodia di cartone, con quel suo odore particolare che sapeva “di gioco Nintendo”, all’interno il libretto che mi sfogliai per tutta la durata del viaggio di ritorno, fremendo dalla voglia di arrivare a casa per giocarci e godermelo.

Ricordo il profumo dei negozi di un tempo. Ricordo l’odore di pellicola, di plastica che si percepiva all’interno del negozio FOTO STUDIO SERGIO nel mio paese, in cui oltre a sviluppare e a vendere rullini fotografici si noleggiavano i primi film in videocassetta e i giochi del Nintendo. Quando decidevo di noleggiare un film lo pregustavo già prima di partire da casa, con la speranza di trovare in negozio sempre qualche novità.

L’ebook-reader è pratico per la lettura di un libro, dove e come vuoi. Ma se non ti è mai capitato di toccare e sfogliare le pagine del libro che magari ti ha cambiato la vita, qualcosa è andato perso.

Lo stesso concetto vale per un album musicale. Se hai imparato soltanto a scaricarlo o ad ascoltarlo da internet e non ti è mai successo di maneggiare la custodia del cd con la sua copertina, il booklet e il suo profumo di cartoncino e “di testi”, che rappresentano fisicamente il prodotto finale di un lavoro che sta alla base di quell’opera, non hai mai ascoltato un artista come si deve.

Allo stesso modo, se non hai mai fissato un disco mentre gira sul giradischi non puoi capire tutto ciò che può trasmettere la vera musica e la sua storia.

Internet è una rivoluzione di una grandezza pari a quella dell’invenzione del fuoco. Ha cambiato il mondo, il modo di approcciarci alla quotidianità, di relazionarci. Se nasci in quest’epoca e non sai che prima di internet esisteva un mondo senza internet, o se questa cosa nemmeno ti incuriosisce, sei malato. Punto.

Se non hai visto e maneggiato un floppy disc non è colpa tua ovviamente, ma non sai cosa ti perdi. Se però non ti sei nemmeno chiesto cosa fosse e a cosa servisse quando hai visto una sua immagine passare per caso in rete, non stai facendo la cosa giusta. Perdi pezzi.

E quindi cosa resta? Resta un vuoto che senti che c’è, perché ti manca qualcosa ma che non vedi, che non riconosci. E’ l’oblio il problema delle nuove generazioni. E’ un ricordo smarrito, che non hanno mai toccato con mano. E noi adulti se non facciamo qualcosa per restituire loro una memoria, li avremo soltanto aiutati a morire male.

Un tremendo gap.

Noto con dispiacere che la maggior parte dei ragazzi d’oggi non è sempre in grado di cercare un’emozione quando fa qualcosa, perché l’emozione richiede tempo. E loro non ce l’hanno. Non se lo concedono.

Quando si cerca un’emozione i cinque sensi devono agire in armonia. E per farlo ci vuole pazienza.

Questo discorso vale per tutto nella vita.

Altrimenti rimane puro istinto. E niente più.

Il vuoto.

E ciò che oggi circonda le nuove generazioni e spesso un po’ anche noi, è il vuoto.

Sveltine imperturbabili fatte di rabbia e sangue.

Domanda #1

Avete il timore di invecchiare o vi siete resi conto di non aver concluso abbastanza? (dite anche perché)

Naturalmente

Gli alberi più rigidi sono quelli che si spezzano prima; chi è invece cedevole e flessibile resiste a lungo. L’uomo saggio cerca di mantenersi in equilibrio seguendo attentamente il corso delle cose.

albero, Yin e yang

Albero, Yin e Yang

Infarto quotidiano

phototastic-06_09_2015_42ae5112-21d5-46df-b6cc-6278a7f7c508L’eccessiva informazione e la tendenza di chiunque, a criticare la qualunque, sono i nuovi nemici della cultura e della nostra quotidianità (quanto meno della mia). L’eccessiva informazione è la vera disinformazione oggi. Non ha più senso quasi nulla, nessuna parola, oggi mercificata come qualsiasi altra cosa. Forse non leggere e lasciare che sia, o forse selezionare le fonti, gli articoli, i post da leggere e da commentare, a costo di diventare pazzi, sarebbero le uniche modalità con cui tenere la mente libera da nefandezze, sgombra di quelle inutili pernacchie che hanno come fine solo la vendita della critica mossa o della notizia.

Dateci un taglio. Come si usa dire davanti all’oste qui in Friuli quando si desidera bere un bicchiere di vino. A proposito di Friuli, impariamo magari dai vecchi friulani, come il Dino Zoff nazionale. Dire poco e bene. Mai a sproposito. Mai eccedere. Non serve. A che serve commentare tutto? Facciamoci una dose zen, tranquillizziamoci. Se abbiamo un sacco di tempo libero da buttare, donatoci senza preavviso dalla crisi, utilizziamolo per cercare una passione, un nuovo modo di vivere. Camminate, pedalate, che ne so…dove cazzo correte? Perché tanto bisogno di dire tutto e sempre, insultare, informare? Chi? A chi volete rendere conto?

Troppe foto…cazzo, selezioniamole! Perché pubblicate tutte le foto che scattate? Selezionare è importante in tutto nella vita, dalle parole al cibo. Dalle foto alle condizioni di lavoro. Tutto ha un limite. Non serve a niente manifestare se poi nel nostro piccolo non siamo un esempio prima di tutto per noi stessi. Non serve a niente se non siamo l’espressione vivente della società che vorremmo per noi. Selezionare in base alle nostre sensazioni più alte, quelle che non hanno a che fare con la voglia di apparire a tutti i costi. Selezionare per dare un taglio alla quantità ed elevare la qualità. E’ da qui che si riparte. Dal nostro buonsenso. Qualità, raga. Qualità

Citazioni

“Mai stato in grado di gestire relazioni
forse ho dato sempre troppo accordo alle sensazioni
mai stato in grado di amarti come volevi
l’ho fatto più di quanto credi…
Ho passato giorni in un clima infernale
odiandomi per come non mi so comportare
persone alle quali ho fatto del male
forse è per questo che oggi ho imparato a perdonare
spesso non ho dato quanto ricevuto, ringraziato quanto dovuto
ascoltato quando ho potuto, scusato a causa del mio orgoglio fottuto
a volte mi chiudo, non basta mettere il telefono che squilla in muto
mai realizzato sul lavoro
e non è colpa del sistema se ho bruciato le mie chances come marlboro
non mi sono reso conto d’esser diventato uomo
ma ho sempre pagato i conti della vita al volo!

Mai fatto abbastanza, mostrato costanza
dato il dovuto mai rimasto seduto
ma quando scrivo è una rivoluzione
il mondo smette di girare e percepisco meglio anche ogni odore!…”

By: Nicholas Fantini (aka: E-GREEN)

Je suis Charlie?

aussichtenAbbiamo visto, ascoltato e abbiamo capito tutti che ciò che è accaduto ieri in Francia è orrore puro.

Un episodio che inaugura male questo 2015.

D’altronde in Europa da qualche anno a questa parte non si respira un’aria poi così sana: la crisi, la politica poco o per niente trasparente che pretende di unire popoli incompatibili da secoli per cause geografiche, storiche e cuturali, che parla di economia come di una scienza difficile e prevarica i diritti umani, dove gli ultimi se la prendono sempre in quel posto. Democrazie che di democratico portano solo il nome, come un bel tappeto persiano che nasconde le immondizie sotto i suoi colori sgargianti e i suoi intrecci artigianali precisi e codificati. Taferugli, opinioni divergenti tra le masse i cui gusti vengono guidati h24 da slogan di multinazionali e di banche i cui interessi coincidono con quelli dei governi dominanti. Insomma, l’Europa non è il paradiso che vuole sembrare, ce ne siamo accorti. La sua unione è solo nella forma, nei comizi, nei confini abbattuti senza tutele, meno negli intenti. E’ un’unione coatta, un affare che funziona solo per Qualcuno. Noi non siamo altro che le pedine sfigate di un master senza scrupoli.

Certo che se invece l’Europa la vogliamo paragonare per esempio a buona parte del Medioriente, a quelle zone dove guerre grandi e piccole (spesso invisibili per i media e quindi per noi) stanno violentando e polverizzando l’identità e il cuore di milioni di civili inermi di fronte al potere, frullati insieme ai compromessi, ai meschini interessi che riempiono da sempre le tasche e le casseforti dei grandi capitalisti e delle grandi economie, beh, allora sì, in Europa “diciamo” che si sta bene. Dipende molto dal numero di diotrie di ognuno di noi infondo. Dipende dal nostro arbitrio. E’ soggettivo. Come ogni scelta di vita, del resto.

Poi c’è il problema immigrazione. Ho il presentimento che la maggior parte di noi europei non abbia la volontà né il piacere di ospitare a casa propria colui che fugge da quelle realtà sopra citate. Persone, popolazioni intere che scappano spaventate, umiliate, da una vita che chiamare vita è un eufemismo, da prigioni vere e proprie, non soltanto mentali, ma fisiche, dove il libero arbitrio è un’opinione che non possono esprimere e che spesso e volentieri li condanna. Nessuno in Europa, (quella stessa Europa che pretende di diventare più “unita” che mai) ha la minima intenzione di prendersi la responsabilità di un problema che esiste e che non può essere ignorato.

Come biasimarci? Noi intendo, noi piccoli individui, pedine insignificanti. Già abbiamo i nostri problemi, noi. Quante volte le sentiamo frasi come questa?

Ci sono questioni serie, che riguardano le persone, problemi che mettono in serio pericolo l’incolumità, la libertà di tutti e non soltanto di chi emigra o di una parte della popolazione. Problemi sociali, economici, politici, ambientali a cui ogni nazione è costretta a fare fronte per conto proprio, a discapito di tutti, perché in quel caso l’Europa “unita” magicamente all’improvviso non esiste più. Nessuno che faccia un passo indietro, che si dimetta, nessuno che abbia il coraggio di ammettere un errore, un solo errore. Nessuno che parli di un’alternativa, di strade secondarie, di speranza.

E noi? Nessuno di noi che capisca una volte per tutte che non dobbiamo più affidarci alle decisioni di uno schieramento politico, di un leader che con le mani tocca tutto, nessuno di noi che abbia il coraggio di spezzare i fili e uscire dal teatro per iniziare a muoversi retto da una propria consapevolezza.

Questo è l’immigrazione, l’integrazione, il mondo presente. I popoli si spostano da sempre per le stesse ragioni: sociali, economiche, politiche e geografiche. Dalla preistoria.

Questo non ci obbliga di certo ad ospitare chiunque varchi i confini, pretendendo solidarietà o inutili buonismi che poi magari nella pratica, nelle sfumature quotidiane come abbiamo visto, traballano e si traducono in incomprensioni, e nel peggiore dei casi, in violenza.

Dove sono le leggi che dovrebbero tutelare noi e colui che emigra?

Ma da chi dovremmo difenderci allora? In che modo? Chi sono i nemici?

– I politici? Incravattati che sotto lo smoking nascondo un passato e un presente compromettenti?

– I disoccupati? Che non sanno di che morte morire e non riescono a fidarsi più di nessuno, finendo poi paradossalmente per votare il solito colletto bianco di turno?

– Le nuove generazioni forse? Che non trovano la forza per contrastare decenni di corruzioni, servilismi e nepotismi vari?

– I capi famiglia? Che non sopportano il cambiamento della donna nel tempo e le bruciano la faccia con l’acido?

– Gli immigrati? Che giustamente pretendono di essere ascoltati e di essere accettati nonostante una parte contribuisca a creare disordini sociali?

– I vignettisti o gli editori? Che davanti ad un kalashnikov metaforico e non, si intestardiscono a disegnare e a pubblicare vignette discutibilmente ironiche, mettendoci la faccia in nome del “potere alla parola”, mettendo in serio pericolo anche la vita, la libertà e la pace di un’intera comunità?

Chi siamo noi? Charlie oppure i terroristi?

Qualcuno fa presto a trarre le conclusioni urlando davanti alla tv o davanti al monitor:

FUORI GLI IMMIGRATI!!!

BASTA CON LA CORRUZIONE!!!

BASTA CON LA VIOLENZA NEGLI STADI!!!

NO ALLA CENSURA!!!

FUORI I VECCHI, DENTRO I GIOVANI!!!!

BIBBIA SI, CORANO NO!!!

BASTA CON LA VIOLENZA SULLE DONNE!!!

Tutti slogan da campagna elettorale.

Poi però, nella propria vita privata come si comporta un urlatore? Dà il buon esempio a chi gli sta accanto? Ha la lucidità mentale per capire e rappresentare il mondo che vorrebbe vedere e che rivendica con quelle frasi che non ammettono deroghe?

Ogni giorno vengono riciclate le stesse frasi di sempre, in salse diverse, a seconda del fattaccio del momento.

Un mare di ideologie del cazzo in cui annegano quotidianamente le persone, per comodità, per ignoranza, anziché elaborare un proprio pensiero autentico. Schiavi senza libertà di giudizio, che si fanno fregare dalla Bibbia, dal Corano, dal guru, dal partito più arrogante, dalle leggi di qualcuno!

Disadattati cronici, ciechi, sordi che non aspirano a nulla, senza amore, senza passioni, senza sogni! Ecco perché ci si rifugia in quelle frasi.

La conseguenza di quelle frasi, il meccanismo nascosto dietro quelle parole, porta al massacro di ieri. Il terrore è l’altra faccia della medaglia.

Il problema è colui che non si ascolta, che non ha mai tentato di inseguire i propri sogni, non ha mai provato magari nemmeno ad immaginarlo. Colui che non da prima di tutto a se stesso il buon esempio.

Tutte bestie con il libero arbitrio, sprecato maledettamente soltanto per il timore di non sentirsi all’altezza delle aspettative, per paura di non essere parte di qualcosa, di un gruppo, che soltanto in gruppo è abbastanza snello per vestire la maglia dei vincitori, incapace di reggersi in piedi con le proprie gambe.

Quanto qualunquismo e pontificazioni ho ascoltato in questi due giorni, dopo la strage di Parigi. Mi hanno preoccupato di più le conseguenze, e le parole intorno al fatto che il fatto stesso. Quanta speculazione mediatica. Quanta immediata violenza verbale in risposta alla violenza fisica.

Quanti errori vogliamo commettere ancora?

Quando saremo disposti ad imparare e a cambiare?

Siamo noi i responsabili.

Siamo Charlie…e siamo anche i terroristi.

Puntualmente in ritardo, eccomi qui! Con un nuovo progetto!

Dopo parecchi giorni d’assenza dal mio blog, ritorno per portarvi qualche news riguardo la mia attività di scrittura. Come quando sono in sella alla mia bici o a piedi o (raramente) in auto, o ancor più spesso, quando cavalco la mia fantasia, amo imboccare nuove strade, provare nuovi percorsi, che spesso si allontanano dai tracciati convenzionali. Mi piace sentire ogni tanto il sapore dell’avventura, o quantomeno della novità… Primo, perché sono curioso e mi piace mettermi alla prova non soltanto con le idee ma anche con i fatti, secondo, non amo fossilizzarmi in un’unica cosa, in un unico stile, rischiando così di perdere l’occasione per conoscere nuovi punti di vista e stili di vita, utili per me stesso, per esplorare nuove dimensioni del mio essere e quindi per migliorarmi.

Ebbene, ho sempre tentato in passato, forse con troppo poca convinzione, di fondare una band, o comunque di provare ad accostare la musica alle parole che scrivo, trasformando i miei pensieri in canzoni. La canzone non è poi così diversa dalla poesia, nel complesso, anzi si può dire che corrano tutte e due sulla stessa carreggiata, verso la stessa destinazione, tutte e due possono disporre dello stesso potere, della stessa energia. Sono composte della stessa sostanza spirituale. Spesso e volentieri le canzoni sono vere e proprie poesie, nelle quali ci si immerge e ci si perde allo stesso modo. La musica che le accompagna le può rendere ancora più potenti e coinvolgere un pubblico più ampio.

Fin qui non credo di avervi detto nulla di nuovo. La novità, come forse avrete intuito, è che sto fondando un gruppo musicale, in cui sarò autore dei testi insieme al mio fido chitarrista e inoltre sarò la voce principale. La musica è parte di me fin dalla nascita. Ho sempre ascoltato di tutto perché i generi musicali sono come il cibo, si può apprezzare una pizza come allo stesso modo il sushi o una wiener schnitzel. Chiaramente come nella cucina, così nella musica, ci sono dei gusti che prediligo rispetto ad altri. Amo molto il rock anni ’60/’70, non escludo il sound ’80 e ’90, mi piacciono da matti le rime, quindi per me il rap ’90 è sempre stato un punto di riferimento nella scrittura; amo la musica black, dal jazz al blues, al soul, al rhythm & blues, al funk, al rap, al reggae… Mi piace molto l’elettronica, apprezzo la house music, ma allo stesso tempo sono in grado di apprezzare la musica classica, così come il cantautorato italiano.

La linea che seguiremo noi e che ci accomuna in questo percorso musicale sarà più o meno quella del rock & roll, puro, un po’ blueseggiante, con l’aggiunta di qualche esperimento strada facendo soprattutto per quanto riguarda gli spettacoli live dove poesia ed immagini potrebbero accompagnarci in diverse forme e stili. Ma non voglio svelare ancora nulla, anche perché è ancora una bozza. Siamo ancora incerti nella scelta del batterista ma da due settimane ci stiamo dando da fare nella nostra sala prove e con la calma e un pezzo alla volta, realizzeremo il progetto curando man mano ogni dettaglio. Sarà l’inizio di un nuovo percorso senza scadenze. Un sogno che vorrei condividere con voi, qui e non solo.

Nel frattempo sto continuando a lavorare sul mio secondo libro, il quale non sarà questa volta una raccolta di poesie bensì un’opera in prosa, un saggio dal sapore poetico, se così posso chiamarlo, ma che sinceramente faccio fatica a definire.

 

Per il resto, senza paura, raccontatemi di voi se ne avete voglia, nei commenti, di cosa ne pensate e se anche voi state seguendo un percorso simile al mio!

La pazienza del caffè

2014-05-10 11.19.49

Il caffè, per me è l’emblema della pazienza mediterranea.

E’ l’emblema dell’ozio. Intendo l’otium classico, sinonimo di s

litudine, contemplazione, pienezza, riflessione, opposto al negotium, il “non ozio”, l’attività lavorativa priva di pensiero, degna delle macchine.

Il caffè è gioia.

Il caffè mi fa sentire a casa. E’ la linea di demarcazione tra una fine e un nuovo inizio.

Il caffè è un concetto che va al di là di quello di bevanda e di colazione.

Il caffè non va mai preso di fretta. E’ un insulto. Il caffè inizio ad assaporarlo con la mente mentre attendo che esca nella moca. Quando comincio a percepire il suo inconfondibile aroma, che si espande e si infiltra in ogni stanza della casa e che ti trascina per la gola in cucina, ha fatto la prima mossa, è già parte di me, sta corteggiando i miei sensi. E li ha conquistati. La seconda mossa spetta a me. Mi avvicino per “baciarlo”, assaporarlo, consumarlo. Per vivere quella breve storia d’amore quotidiana mai banale. Sembra sempre la prima volta.

Il caffè non si rifiuta mai. 

Il caffè è zen. Il piacere del caffè sta nell’attesa. Ed è un’attesa che merita attenzione e pazienza.

Il caffè è un rito di socialità. Succede spesso, di prenderlo assieme ad altre persone. E’ un buon pretesto per una chiacchierata. Ma per quanto mi riguarda resta un affare personale. Un sapore privato. Le sensazioni sono soggettive ed io mi calo in quella pace, in quel tipo di pazienza, di esperienza che trascende ogni situazione intorno a me. Con o senza zucchero, corretto, con o senza latte, ecc. A ciascuno il suo. E non c’è mai un motivo particolare per dire sì al caffè, e nemmeno per dire no. Non è necessario che sia per forza ora di colazione. Il caffè richiama la tua attenzione ovunque ti trovi, qualunque cosa tu stia facendo. Ti invita.

E cedi.

Breve riflessione dopo-festival

Il cast del film giapponese

Il cast del film giapponese “Be my baby”

La settimana scorsa mi trovavo a Udine per Far East Film Festival, in qualità di “operatore volontario”. Mi occupavo della parte social-mediatica della manifestazione dedicata al cinema asiatico, definita “la più ricca rassegna di cinema dell’Estremo Oriente in Europa”. In poche parole aggiornavo, dai miei profili social, gli avvenimenti del festival in diretta mediante foto, commenti a caldo, ecc.

Ho avuto modo di guardarmi diverse pellicole, alcune delle quali molto particolari e affascinanti, altre piuttosto pallose ma in qualche modo interessanti. Il vincitore del festival è stato il giapponese “The Eternal Zero“, la storia dei nipoti di un pilota, morto da kamikaze durante la seconda guerra mondiale, che cercano di fare luce sul motivo che spinse il nonno a sacrificare la propria vita in quel modo, alla vigilia della sconfitta giapponese.

Nonostante la rassegna mi sia piaciuta nel complesso per la sua ricchezza di sfumature, mi ha colpito soprattutto la bellezza estetica, la spontaneità del cast giapponese nella pellicola sexy “Be My Baby” (foto) del regista Ohne Hitoshi e la loro disponibilità con la gente in teatro e per le strade di Udine. Ma ciò che mi è rimasto più impresso non è stato un film in particolare bensì la freschezza, la forza d’animo, l’intenzione di un gruppo di giovanissimi studenti, nonché emergenti registi  hongkonghesi che, sostenuti economicamente da un progetto chiamato “Fresh Wave” (che in Italia ci sogniamo) con la collaborazione di registi del calibro di Johnny To, ha presentato una selezione di cortometraggi molto interessanti, ricchi di personalità e di autenticità. Ho apprezzato tantissimo l’intensità con cui i registi in erba hanno cercato di esprimere i loro punti di vista riguardo i problemi sociali e le conseguenze di questa urbanizzazione che caratterizzano in particolar modo la Cina ma allo stesso modo buona parte del pianeta Terra. Mi ha colpito la forza ma anche quella “presunzione” (che non sono di sicuro una novità) di abbattere alcune solide barriere sociali antidemocratiche che rendono spesso impossibile la convivenza tra classi sociali, autorità ed istituzioni fino alla perdita dell’identità. Mi ha toccato la loro immensa voglia di riempire quel perenne gap  tra “giovani” e “vecchi”, un tema altrettanto vecchio ma pur sempre attuale, il quale, mediante queste testimonianze mi ha spinto a chiedermi il perché di così tante incomprensioni, e soprattutto come mai da una parte (giovani) è quasi sempre esistito un desiderio sfrenato (qualche volta impulsivo ed ingenuo) di cambiare le regole del mondo, di battersi per i propri diritti violati, mentre dall’altra regnano pressapochismo, rassegnazione, pigrizia e frustrazione.

Il caos è il re del mondo…

Perché noi esseri umani, il più delle volte, vogliamo cambiare senza cercare un equilibrio?

Non dovrebbe essere un obiettivo collettivo che nasce spontaneo dal singolo individuo?

Perché continuiamo a sbagliare senza imparare?

Stupende contraddizioni

E’ pericolosa l’assurda confusione che ti crei in testa leggendo e assimilando le più diverse e contraddittorie idee sulla realtà dell’esistenza che trovi in internet e nei libri. Sterili pensieri che non sono una tua esperienza e quindi inutili. Una sporcizia mentale che ti impedisce di apprezzare il presente e imparare davvero qualcosa. E qui mi contraddico. Grazie dell’attenzione.

Quel dialogo siamo noi

Pubblico questo articolo perché trovo che le parole di Simone Perotti descrivano perfettamente le stesse sensazioni che ho io riguardo quella rivoluzione individuale che ognuno di noi dovrebbe attuare oggi in antitesi a quel modo di respirare la politica che teme, nega e disconosce l’esistenza di un individuo capace di decidere con la propria testa, a cui ci hanno abituato. Se vi interessa ho trattato questo argomento qui sul mio blog nei post Un approccio diverso e in Scendi!.

L’articolo che segue è stato scritto da Simone Perotti e pubblicato per Il Fatto Quotidiano.

RENZI – GRILLO: QUEL DIALOGO SIAMO NOI

“Appena finita la diretta streaming delle consultazioni tra Renzi e Grillo. Sensazioni contrastanti. Qualcosa (parecchio!) quella scena diceva… A me.

Da un lato il Premier incaricato a cui sta cercando i ministri De Benedetti. Lo stesso che ha detto a Letta fidati e poi lo ha tolto di mezzo, che aveva detto riforma elettorale ed elezioni e, appena presi due milioni di voti alle primarie, ha detto governo di legislatura e voto al 2018, che aveva detto mai più larghe intese e ora fa il governo col centrodestra… ma che è lì seduto, aperto al dialogo, pronto a confrontarsi democraticamente davanti alle telecamere, paziente.

Dall’altra il comico, quello che dice che non è democratico con tutti allo stesso modo, che non fa parlare il suo interlocutore, che non vuole confrontarsi, che è andato all’incontro ma l’incontro non lo vuole fare, che chiede alla gente cosa deve fare e poi quando gli dicono “vai” fa finta ma in realtà non fa quello che la rete tanto sovrana gli ha chiesto… ma che ha una visione del tutto diversa del Paese, del lavoro, dell’energia, della società.

Uno educato, l’altro con i contenuti. Uno maleducato, l’altro paraculo. 

Ed eccoci qui, Noi, a guardare, incerti su cosa pensare. L’ago pende, è chiaro. Non potrebbe non pendere, dopo che abbiamo saputo da Barca come funziona; dopo che abbiamo visto il ceppo antico della peste democristiana farsi beffe di tutti gli elettori delle primarie. Però di là c’è la “dittatura sobria” (come l’ha autodefinita Grillo in conferenza stampa, seppure autoironicamente), ed è evidente che finirà così, anche se il modello di sviluppo l’ha centrato, è quello, senza alcun dubbio, e godiamo, dobbiamo ammetterlo, quando il dialogo col “falso e cortese” non inizia neppure, perché certi dialoghi non vanno condotti bene, non vanno effettivamente iniziati mai.

Occasione d’oro, tuttavia. Per me, che conto uno, un’opportunità per comprendere la mia politica, quella non delle convinzioni ma delle azioni. Qual è il mio programma, quello che sto facendo oggi se autoproduco, se decido per una mia diversa mobilità, quando faccio le debite fatiche per essere coerente con la mia visione ambientalista del mondo, quando lascio il lavoro, vivo con poco, ristrutturo da solo la mia casa, cambio d’uso agli oggetti per non gettarli via? Ecco a cosa serve guardare quel dialogo così apparentemente inutile, antitetico: serve a noi, per agire.

Libertà non è partecipazione, è azione. Io sono il mondo che deve cambiare. Poi loro, i candidati, la politica… cambieranno, saranno espressione mia, mia conseguenza. Somiglieranno a me, non io a loro. Il dialogo tra Renzi e Grillo è istruttivo perché è un dialogo a cui avrebbe potuto prendere parte a buon titolo, ognuno di noi. E’ inutile che li giudichiamo. Siamo noi il falso e cortese, siamo noi il fascistoide che pensa giusto. Io che non voglio essere paraculo e voltafaccia come Renzi; io che non voglio essere violento come Grillo, ma che da Grillo accolgo la sintonia con la mia passione, con il mio impegno morale; io che non voglio somigliare a Grillo in alcun dialogo, ma che non consentirei mai a De Benedetti o a chi altri di dirigermi, marionetta scambista del potere; io che osservo e penso che è una finta, una liturgia, affidandoci alla quale veniamo meno ogni giorno all’azione, dai rifiuti, i nostri, al riscaldamento della nostra casa, che inquina, alla fuga possibile dal consumismo, il mio, alla mia diversa mobilità, alla necessaria solitudine per rimanere esseri umani.”

S. Perotti

Riflessioni “In” e “Out”

È il grosso dilemma.

Sei dentro o sei fuori? Se non scegli, se resti a metà

non vali nulla…

ti puntano il dito contro perché non riescono ad assegnarti un ruolo nella loro squadra…

Ma “loro” chi? Loro loro! Cioè Noi…

Siamo tutti parte della stessa merda..per usare un francesismo.

Spesso siamo noi quelli che critichiamo e non tolleriamo.

E poi in questa società non è sufficiente avere un ruolo in quanto a seconda della nostra età e del periodo storico sociale in cui viviamo, cambia. Alle elementari ci conoscono come un/una tale che dice, fa certe cose…

alle medie eravamo quelli che dicevano che…e avanti così, fino alla morte. Non siamo mai gli stessi. Anche se spesso lo sembriamo.

È incredibile questo alternarsi di ruoli, di personaggi che indossiamo per sembrare, per accontentare, per riuscire a cavare qualche ragno dal buco, da una vita che ci hanno donato e che ci ha consegnato ad un periodo storico a random in questa parte di Universo.

È tutto talmente grande e contemporaneamente talmente piccolo.

Dimensioni parallele che spesso deragliano e si incrociano tra presente, passato e futuro, senza linee di confine.

Forse “tutto appare” nella nostra mente…e di vero in quel che facciamo, mentre passiamo il tempo a mangiare la pizza, a guidare e a dormire, c’è ben poco…

La verità più vera e meno originale è che ci troviamo qui, su questo pianeta a fare l’amore, a farci la pace e la guerra sotto le stesse stelle dello stesso universo…rifilandoci ruoli in continuazione, inutilmente utili solo per confrontarci con gli altri, per dividerci, cercando una giustizia, giustificando violenze inaudite, credendoci padroni di vite altrui senza esserlo in primis della nostra. Qui…tutti qui…tra successi e delusioni, conseguenza di scelte che facciamo spesso senza pazienza, senza una vera e propria logica personale, reduci dall’ascolto di troppe immagini e parole, come queste…o anche peggio.

Continuamente guidati dal potere dominante che cancella mano a mano tutto ciò che realmente siamo, nella nostra essenza: la volontà, la curiosità, la creatività, l’originalità, l’unicità. Dobbiamo assoggettarci a tutti i costi alla loro smania di potere, scordandoci che possediamo l’arma più potente dell’universo: il libero arbitrio, quel concetto filosofico e teologico che ci dovrebbe permette di essere ciò che vogliamo nella vita, liberamente.


Assistere all’allenamento di una squadra che non si diverte

Mi corrode l’anima pensare a dei ragazzini che giocano e non si divertono. E’ un paradosso. Come un fiore che non sboccia mai.

Tutti gli allenatori che ho conosciuto non hanno mai preso sul serio questo problema.

Sembravano riposseduti…

Nessuno di loro ha mai ammesso le sue colpe…

Nessuno ha mai chiesto scusa…

Nessuno di loro ha mai fatto un solo passo indietro, consapevole almeno di ciò che ha fatto…di quello che ha lasciato

Nessun allenatore si è mai soffermato a pensare che cosa insegnava…che cosa trasmetteva…

E perché cazzo urlava a fare…quelle frasi senza senso, senza senno…mortificanti…controproducenti…

Nessuno di loro mi ha mai spiegato perché volesse vincere a tutti i costi, senza scrupoli…senza riguardo per nessuno di noi…

Ci hanno fatto odiare quello sport…

L’allenatore di una squadra che non si diverte dovrebbe cambiare mestiere o hobby il più presto possibile, prima di fare danni irreversibili…

Vedere una squadra di ragazzini che si arrabbia come i grandi, che recita parti sovrumane con lo scopo di guadagnarsi un posto d’onore, di inserirsi in quell’assurda dimensione degli adulti sbagliati, di farsi accettare dal “supremo” di turno che tratta i suoi allievi come il capitano tratta i soldati di una guerra insulsa e senza fine, mi fa vomitare…

Vedere allenare in quel modo dei bambini che vogliono soltanto giocare, mi intristisce…

È un fallimento di tutti…con troppi precedenti…e che va al di là di ogni risultato appuntato nella loro classifica mentale del cazzo…

Però…

Un allenatore che capiva la responsabilità di quel ruolo…uno solo…l’ho incontrato…mi è capitato

Sì…è stato bello…

Un onore…

Un sospiro di sollievo…

Ma è durato giusto il tempo di un sospiro…

È stato allontanato, dai dirigenti…perché beveva troppo.

Era un alcolista…sì…

Ma lui ci capiva…

Con lui ci divertivamo…

Con lui sorridevamo…

Con lui giocavamo…

Con lui eravamo dei vincenti contenti, nonostante i risultati…

E tra tutti quelli che ho incontrato vi assicuro che era il più sobrio.

Addio uomo del presepe

Cormòns, borgo San Giovanni

Cormòns, borgo San Giovanni

Scusate per questo “spazio tristezza” che mi concedo ma visto che la rete non manca mai di ricordare i cosiddetti “vip” quando se ne vanno per sempre, approfitto anch’io di questo mezzo per salutare le mie star personali, appartenenti alla classifica del mio cuore, meno popolari, ma non per questo meno importanti, anzi…

Il mio saluto va ad un signore anziano (che si intravede infondo alla via, nella foto) che non conoscevo di persona, soltanto di vista, di cui non conosco la storia, nemmeno il nome, ci scambiavamo un saluto e qualche piccola cortesia, ogni volta che i nostri passi perditempo si incrociavano sui marciapiedi di borgo San Giovanni. Cortesie di quelle vere, sempre più rare per strada, piccoli gesti che oggi sembrano appartenere sempre più ad un’altra dimensione.

Mi mancherà la sua timida presenza, che si fondeva con il paesaggio presepiale di casette avvinghiate e l’atmosfera fresca e autentica del borgo, inscindibili.

Mi mancherà il suo passo lento e sincero, il suo volto vissuto con calma, gli occhi profondi pieni di tradizione, di lavoro manuale e di umiltà.

Un ultimo saluto il mio, l’unico che non avrà mai ricambiato.


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.


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