Dal Friuli a Berlino in bicicletta e poi… – “IL POST-VIAGGIO”

Dal Friuli a Berlino in bicicletta” si è conclusa prima del previsto a causa di alcuni disguidi (ancora poco chiari) riguardo la prenotazione del biglietto di ritorno che il 2 settembre mi avrebbe dovuto condurre a Verona, da dove poi in bici avrei proseguito verso Modena e risalito in Friuli attraverso la laguna veneta.

Giunto a Berlino, in sella alla mia bici e venuto a conoscenza dell’impaccio, quasi per caso, alla biglietteria della Hauptbahnhof (la stazione dei treni principale) ho tentato (invano) di prenotare uno stesso biglietto ma i posti destinati alle due ruote sono sempre limitati sui treni, soprattutto se si parla di treni a lunga percorrenza, e anche ammesso che se ne trovino, il gioco con le coincidenze lungo il tragitto funziona soltanto prenotando parecchio tempo prima.
Così, la soluzione più logica e veloce è stata comprare un biglietto “destinazione casa” e ahimè, senza la bicicletta, la quale è rimasta a Berlino, con la speranza che l’amica Sara, che mi ha gentilmente ospitato, trovi anche un modo semplice ed economico per spedirmela e farmela recapitare a casa (anzi, se a qualcuno di voi è già capitato di dover importare qualcosa dall’estero tramite corriere o simili, tranne che si tratti di semplici acquisti online, ogni consiglio è ben accetto!).

Ciononostante è stata un’esperienza bellissima ed entusiasmante, profonda sotto ogni punto di vista.

Ed eccomi qua, di nuovo nella mia stanza ad ascoltare il respiro del mio monte, mentre frugo nel cassetto della mente in cerca delle impressioni, dei ricordi, delle cose giuste da scrivere, per cercare di ricordare, riprodurre e condividere con voi le sfumature dei cieli che ho toccato, gli odori, i diversi stati dell’essere in relazione con il vento e con il momento presente di quei giorni trascorsi in sella, verso nord. Mi piacerebbe descrivere ogni piccolo dettaglio di certi angoli remoti e inesplorati di mondi conosciuti, salvaguardati da qualche dio, assieme ai volti della gente che è ho incrociato e che non dimentico, nonostante la brevità del nostro contatto.

Pedalare attraverso il centro Europa, da Cormòns a Berlino non è stato difficile dal punto di vista fisico. Non è stato così stancante come credevo perché mi accorgevo che più pedalavo e più facilmente metabolizzavo i chilometri che macinavo giorno per giorno. La vera sorpresa è stata la relazione tra la bici e la mente. Per questo posso dire con assoluta certezza che la vera sfida si è svolta sul campo psicologico.

Abituare la mente, prima del corpo, è stata la vera battaglia con me stesso. E devo ammettere che dopotutto, la testa ha svolto più che egregiamente il suo compito poiché il terzo giorno sentivo che io, la bici e l’universo eravamo diventati una cosa sola. Bastava solo procedere.

Ho attraversato dialetti, tradizioni, usanze e routine di persone, di famiglie che abitano luoghi distanti dalle classiche mete turistiche, protagonisti delle loro piccole realtà quotidiane che con un qualsiasi altro mezzo veloce (auto, treno, aereo) resterebbero escluse dai nostri sensi.

Viaggiare pedalando significa conoscere, percorrere lentamente diverse culture, spesso contigue o comunque vicine geograficamente ma spesso distanti sotto molti altri aspetti; differenze che noti soltanto se ci passi attraverso e se ti fermi ad osservare, cosa che con la bici diventa piuttosto semplice, automatica e quasi necessaria.

Vi dirò una cosa: secondo me i confini, così come li conosciamo, non esistono.

Non esiste nessuna frontiera tedesca o austriaca nel linguaggio dei sensi, nessun concetto di stato, un po’ come non esistevano i concetti di “Germania” o di “Austria” fino all’800, quando i loro confini non erano definiti come oggi, nemmeno sulla carta geografica. Ogni territorio del mondo è suddiviso in tante piccole comunità che non rispettano i confini stabiliti dai governi.

Per chiarire meglio il mio pensiero mi aggancio alla storia portando l’esempio dell’impero austriaco, che copriva mezza Europa fino a una miriade di piccolissimi staterelli autonomi in cui quelli che parlavano il tedesco erano addirittura una netta minoranza.

Così anche la gente nei territori che oggi costituiscono la Germania, non si definiva “tedesca”, bensì prussiana, frisone, sassone, badense, sveva, bavarese etc. Anche “Austria” e “essere austriaco” non erano concetti del tutto chiari. Nell’impero austriaco del ‘700 e ‘800 vivevano austriaci (quelli che parlavano tedesco), ungheresi, italiani, boemi, dalmati, slovacchi, rumeni, polacchi e molte altre nazionalità ancora. Era più una federazione di popoli e comunità che uno stato unitario. Dei due stati “Germania” e “Austria” e dei due popoli “tedeschi” e “austriaci”, come li conosciamo oggi, non c’era neanche traccia.

Secondo me, se proviamo ad osservare tutto più da vicino, non è cambiato molto.

La gente, in relazione con il territorio in cui vive, non ha mai rispettato per filo e per segno i confini che le sono stati assegnati sulla mappa e questo secondo me è STUPENDO.

Pretendere di conoscere le diverse culture e le etnie, tenendo sempre presenti i confini geografici che troviamo su un qualsiasi atlante, è sbagliato.

Conoscere un popolo è un’arte.

Ho fatto questa introduzione per poter dire che ogni chilometro nasconde un costume e una storia diversa, personale e interessantissima, che unita alle altre ci regala un concetto globale più originale e sincero di civiltà e di umanità. Piccoli pezzetti che uniti formano il puzzle. E ognuno a modo suo è importante per completare l’opera d’arte.

La globalizzazione non potrà mai raggiungere risultati così alti e il problema forse è che nemmeno lo desidera.

È questo il bello del viaggio in bicicletta, che ti permette di guardare e capire tutto da un punto di vista più poetico, sincero ed originale.

Viaggiare lentamente significa entrare in una dimensione del tutto naturale e schietta, senza maschere, schemi o inutili pose. Ogni qualsiasi altro mezzo motorizzato e veloce, prevede un percorso abbastanza standardizzato, con dei limiti temporali, spaziali e sensoriali. Ogni piccolo aspetto di una cultura passa in secondo piano e spesso scompare dal nostro angolo visivo. Pedalando invece, il tempo e lo spazio si fanno gestire con elasticità, sono i tuoi compagni di viaggio, collaborano con te e le mete lungo il cammino sono molte di più di quelle segnate sul mappamondo il giorno prima della partenza. Molte di esse sono addirittura invisibili sulla carta, esistono soltanto se la nostra sensibilità riesce a convincere quei luoghi ad accoglierci come se li abitassimo da sempre.

Viaggiare in quella dimensione mi ha permesso di incontrare persone umanamente grandi, che hanno saputo anche aiutarmi e incoraggiarmi ad andare avanti senza inutili pregiudizi, aprendosi al mio passaggio, chi più chi meno, a seconda della loro storia e delle loro esperienze personali di vita vissuta.

Consiglio vivamente quindi un tipo di viaggio come questo e lo consiglio davvero a tutti, perché tutti sono in grado di farlo, se c’è la volontà, se c’è la salute (chiaramente), se c’è la voglia di aprirsi, se c’è il desiderio di fare un viaggio diverso dal solito, evitando di usare il classico “teletrasporto” che ci catapulta nel giro di poche ore a 6000 chilometri da casa, snobbando tutto ciò che sta a metà strada.

Ovviamente ognuno ha il suo concetto di viaggio, che nonostante la mia opinione, rispetto, perché in ogni caso viaggiare è l’importante e se lo fate, fatelo prima di tutto con la mente e con il cuore, altrimenti forse è meglio stare a casa.

Non lo so se calza a pennello, ma mi viene in mente un proverbio che dice:

Non occorre guardare, per vedere lontano”

P.S.   Chiedo venia per non aver pubblicato un solo post durante il viaggio, ma per forza di cose non ho mai trovato il tempo necessario da dedicare alla cura di un articolo dall’inizio alla fine, così per evitare di pubblicare cose senza capo né coda, mi sono limitato a “cinguettare” qualche frase e a caricare qualche foto su FacebookTwitter e Instagram.

Ah già…e non scordatevi del mio solito libro di poesie che sto per pubblicare e che presenterò in uno dei prossimi post! 😉

 

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8 Responses to “Dal Friuli a Berlino in bicicletta e poi… – “IL POST-VIAGGIO””


  1. 1 Silvia 3 settembre 2013 alle 08:28

    Bellissima esperienza davvero singolare….complimenti! 🙂 ….. e bentornato!

    • 2 Cristiano 3 settembre 2013 alle 12:02

      Ti ringrazio! Ciao 😉

  2. 3 laurapozzani 3 settembre 2013 alle 12:18

    Bentornato Cristiano! Mi stavo proprio chiedendo dove eri finito, ma sei scusato per essere stato impossibilitato a pubblicare post durante il viaggio.
    Mi dispiace per la disavventura del ritorno ma sono felice per te che il resto sia stato una bellissima esperienza. 🙂
    Condivido molte delle cose che hai detto sul “viaggiare lentamente”, “con il cuore” e l’incontrare tantissime piccole realtà fatte anche di vera umanità.
    Bene, dopo questa interessante lettura mi godrò anche la visione delle tue foto.
    Buon relax a casa. A presto.

    • 4 Cristiano 3 settembre 2013 alle 12:23

      Ti ringrazio di cuore! Ciao!

  3. 5 Angela Fradegradi 3 settembre 2013 alle 17:23

    Bello leggere di questa tua esperienza. Ho un ex compagno di classe che, dopo aver fatto Lombardia-Puglia, dopo qualche tempo ha deciso in due mesi di girasi l’Europa in bicicletta e lo ha fatto! “Unglaublich” direbbero i tedeschi di Berlino e non.
    A me non resta che ammirarvi 🙂

    • 6 Cristiano 3 settembre 2013 alle 18:47

      Ti ringrazio! Ciao!

  4. 7 Lifeszu 29 gennaio 2015 alle 18:52

    Dev’essere una bella sensazione aver portato a termine il viaggio 🙂

    • 8 Cristiano 1 febbraio 2015 alle 19:05

      è stupendo! anche se tutto quello che mi è rimasto più impresso è quello che c’era in mezzo
      😉


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura mentre cerca invano di rivelare la semplice verità. Nessun altro meglio del cane rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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