La bicicletta: Un ritorno al futuro

Riscoprire la bicicletta come mezzo di trasporto per le piccole e le grandi distanze, è stata una ventata salubre di aria

tiepida per me, come quella che soffia e ci accarezza i sensi, che verso la fine di maggio ci annuncia l’arrivo dell’estate.

Riagganciandomi al mio primo post (Un approccio diverso), in cui propongo un diverso approccio alla crisi, più sobrio, incentrato sulla decrescita, su un’inversione di tendenza rispetto al modello dominante che i “tecnici” ci consigliano di seguire (e che in un modo o nell’altro ci obbligano a farlo), posso dire che la bici fa parte di quello stesso modello economicamente più umile ed è presente nell’elenco ideale degli strumenti da utilizzare per la decrescita e per contribuire al downshifting (“scalare la marcia”, in questo caso viaggiare ad una velocità più umana). È un mezzo che, con un po’ di forza di volontà (la volontà di staccarci dalle comodità acquisite passivamente da una visione del mondo omologata e di cui abbiamo la casa piena) può diventare (nel nord Europa lo è già) una delle armi vincenti per riappropriarci del tempo perso e per smettere di incazzarci nel traffico, intrappolati nell’abitacolo della nostra auto che consuma tonnellate e tonnellate di petrolio ogni anno, inquinando spropositatamente l’ambiente (e quindi noi stessi), bloccandoci il cervello ipnotizzato dai tragitti che conosciamo a memoria, perdendoci attimi di attimi che non sono solo piccole porzioni di tempo ma sono LA VITA stessa. Quella vera. La nostra vita.

Ricordo che da bambino si andava in bici praticamente sempre e ovunque. Non poteva mancare la garetta con gli amici al parcogiochi o le scorrazzate lungo le stradine di Cormòns, sostando di  tanto in tanto davanti alle vetrine dei negozi di giocattoli o della pasticceria, per catturare il profumo di pane o di cornetti che proveniva dai forni.

La mia prima bici aveva, un po’ come la prima bici di tutti, anche le rotelle, me la ricordo ancora: Era di color rosso bordeaux metallizzato, a “rapporto diretto” (ogni giro di pedale corrispondeva a un giro di ruota), caratteristica che odiavo perché appena aumentavo la velocità e volevo rilassarmi, non potevo farlo a causa proprio di questo tipo di rapporto fastidiosissimo tra ruota e pedali.

La mia seconda bici era molto simile a una graziella da donna ma di dimensioni ridotte, sempre pieghevole comunque: Ricordo che la vidi per la prima volta nella soffitta di qualcuno (non so se di mio nonno o di qualche amico di famiglia) che me la regalò e che l’estate successiva trasformai in un gioiello, colorandola di rosso fuoco con la bomboletta spray e aggiungendo al carro posteriore, appena sotto il freno, una molletta e un pezzo di cartoncino con cui ottenevo un effetto sonoro, stile “Harley Davidson” ad ogni raggio che accarezzava 🙂 …io ci credevo ed ero certo che con quel rombo, nessuno mi avrebbe battuto.

La terza bici arrivò all’età di sette anni: Si trattava della mitica “BMX” (che ancora oggi conservo in soffitta)! La bmx era una bomba, ricordo che mi sentivo molto fico mentre la guidavo e che non l’avrei mai cambiata con nessun altra bici, tanto meno con una di quelle da cross con il cambio a tre velocità, posto sul tubo anteriore, che allora andavano molto di moda. La bmx aveva delle caratteristiche estetiche essenziali, semplici e ineguagliabili, inoltre eravamo in pochi a possederne una a Cormòns e questo aumentava ulteriormente il suo valore affettivo. Ce l’avevo io, ce l’aveva il mio amico Daniele, ce l’aveva un ragazzo di Milano, che d’estate passava qualche settimana a Cormòns e per finire, due ce le avevano i gemelli Max e Alex, che ammiravo tanto: uno, perché erano più grandi di me di qualche anno, due, perché avevano la bmx come me, tre, erano dei campioni a calcio e di faccia erano identici ai gemelli Derrick di Holly & Benji! Potete immaginare, per me erano delle icone viventi.

Grazie alla bmx, durante la terza elementare, ricordo pure di averla scampata bella, evitando di farmi picchiare da un bulletto delle scuole medie. Mi trovavo al parcogiochi, i miei amici se n’erano andati da poco e io decisi di fare ancora qualche giretto sulla bici, quando ad un certo punto questo ragazzo alto e grassottello su una bici da cross, uscito da un fumetto giapponese, mi si mise davanti bloccandomi la strada per intimidirmi e annunciarmi che di lì a poco mi avrebbe picchiato (senza motivo). Non capendo il perché ed essendo più piccolo di lui, sia d’età che di stazza, mentre i toni si stavano alzando, decisi di fare dietrofront e di pedalare il più velocemente possibile per fuggire sulle ali della mia bici ma il bulletto riuscì a raggiungermi, minacciandomi un’altra volta. In quell’istante, come per magia, dieci metri più in là, comparve uno dei due gemelli (quelli che ammiravo), ora non ricordo se fosse Max o Alex, fatto sta che le sue parole furono:” lascia stare quel ragazzino, è mio amico e HA LA BMX”! – Questa volta fu il bulletto a fare dietrofront e non tentò mai più di minacciarmi. La bmx quel giorno guadagnò qualche punto in più e per me divenne anche simbolo di potere e rispetto! 😉

Avevo dieci anni circa e improvvisamente la mountain bike divenne la bicicletta più diffusa in paese e il fatto che avesse i cambi sul manubrio ricordo che mi sorprese parecchio ma siccome ero ancora innamorato della mia bmx, non avevo intenzione di  tradirla (…e di perdere il potere acquisito!). Fu mio padre che mi spinse a farlo (probabilmente per mostrarmi la sua generosità…e perché voleva usarla anche lui), così un giorno partimmo in auto alla volta di Udine per andare ad acquistare proprio una mountain bike, in un negozio che ancora oggi esiste e che si trova nei pressi di Piazza Primo Maggio, all’ingresso di Via Manin. La bici era di colore giallo e bianco con molte sfumature strane sul telaio. Fu amore a prima vista. Aveva i cambi della Shimano, che facevano figo. Ci “fidanzammo” per circa dieci anni, poi un giorno, la mia testa (di casco) decise di lasciarla incustodita e senza lucchetto, in stazione dei treni a Cormòns. Non ricordo dove stessi andando così di fretta quel giorno, so solo che ero in ritardo (come al solito, tra l’altro) e che usai la mountain bike per fare prima, per non perdere il treno. A metà strada mi accorsi di aver dimenticato il lucchetto della bici a casa. Ma nonostante l’inconveniente, decisi di auto-eleggermi re dell’ottimismo, del fatalismo e di lasciarla in stazione affidandola al destino. Risultato: Me la rubarono e non la trovai mai più.

Dai vent’anni in poi, ho usato soltanto bici per così dire “scrause”, piuttosto economiche, con più difetti che pregi. Dai vent’anni in poi però nonostante la qualità delle bici che ho utilizzato per le mie scorribande, è nata un’affinità tra me e le due ruote a pedali, che andava crescendo. Era qualcosa di inconsapevole ancora, non avevo in testa grandi itinerari o progetti concreti da realizzare con la bici, ma qualcosa dentro di me stava prendendo forma.

Quasi inconsapevole fu anche l’idea mia e di un amico, di tornare a casa, da Lignano Sabbiadoro, in bici, nel giugno del 2003. Arrivammo nella famosa località balneare friulana il giorno prima, ci eravamo fatti accompagnare in auto da qualcuno e la mattina seguente, non sapendo come tornare a casa, visto che eravamo a piedi, visto che i soldi erano contati e parte degli ultimi spicci li avevamo già usati per comprarci la colazione, nonostante il sonno e la stanchezza, pensammo bene di rubare due bici e di girare a vuoto per la città, ma una volta in sella decidemmo di esagerare e di dirigerci verso le rispettive case che si trovavano a circa 80 km da Lignano! Dopo circa quattro ore di viaggio arrivammo a destinazione, sfiniti ma contenti.

A me di quella piccola esperienza rimase tantissimo. Mi sembrava di essere entrato a stretto contatto con delle culture che conoscevo già, in una zona del mondo che conoscevo già. La novità infatti non stava nell’oggetto del contatto ma nel contatto stesso, ben diverso da quello a cui ero abituato. La bici quel giorno mi aveva permesso di attraversare, respirare, assaporare, toccare in una dimensione più vera e atemporale, luoghi e abitanti che conoscevo già. L’acqua con cui ci bagnammo per il caldo e che bevemmo durante il viaggio, aveva un altro sapore, le parole scambiate con i passanti (curiosi) avevano un altro suono, i colori della natura erano più vivi. La bicicletta quel giorno mi ha permesso di SENTIRE davvero ciò che incontravo lungo il tragitto, di usare tutti i miei sensi per capire, per vivere secondo dopo secondo, quell’esperienza, senza alcun timore, senza pensieri calcolati e superflui. Tutto accadde come in un sogno.

Forse vi sembrerò esagerato ma credetemi che porto ancora oggi con me un bellissimo ricordo di quel giorno. Tutto fu improvvisato, dalla partenza all’arrivo, non spendemmo un soldo, ci regalammo una piccolissima avventura e SENTIMMO tutto. Niente di più bello.

Dieci anni fa non pensavo né ad una soluzione per contrastare la crisi che stava arrivando, né pensavo minimamente che sarebbe arrivata una crisi prima o poi. Mi trovavo nel periodo della “casualità”, nonostante i miei 23 anni, avevo appena terminato le scuole superiori, abbandonate 4 anni prima, stavo per iniziare l’Università e pensavo ad un mio futuro inserimento nel mondo del lavoro. Ero immerso in quella dimensione da cui ti aspetti tutto e niente, una condizione di vita che appartiene a tutti i giovani italiani, una volta terminate le superiori e oggi più che mai. Avevo poche idee e troppi pensieri.

L’idea di ripetere un’esperienza in bici, come quella dell’estate 2003, era fissa nell’anticamera del cervello ma la lasciai là, come in soffitta. Non possedevo una bici vera e propria, come già detto, usavo quella di mia madre, le cui caratteristiche non erano quelle di una mountain bike. Pensai di comprarmene una nel 2007, quando iniziai a lavorare e a guadagnare qualche euro ma siccome lavoravo appunto, il tempo che mi rimaneva a disposizione preferivo passarlo in compagnia della mia ragazza o di qualche amico. Continuai a rimandare l’acquisto della bici per anni, fino a pochi mesi fa. Durante l’estate 2012 usai talmente tanto la bici (di mia madre), che decisi una volta per tutte di comprarmene una. Ero disoccupato già da mesi e quindi dovetti attendere le vendemmie per racimolare qualche soldo utile. Nel frattempo passai ore su internet alla ricerca di informazioni che riguardavano i modelli in commercio e le esperienze di viaggio di persone comuni che con la loro bici avevano attraversato nazioni, isole, continenti interi!

Neanche farlo a posta, verso la fine di ottobre, mentre stavo passeggiando per Cormòns, incontrai un vecchio conoscente, appassionato di mountain bike. Lui partecipa a gare e garette organizzate dai vari club MTB presenti sul nostro territorio regionale e tra un discorso e l’altro mi chiese se conoscevo qualcuno a cui potesse vendere la sua mountain bike, in quanto ne aveva appena acquistato una nuova. Ovviamente non fece in tempo a terminare la frase che la sua bici era già a casa mia.

Ho già fatto un sacco di escursioni da allora ma voglio allargare sempre di più il mio raggio d’azione e la prossima estate ho intenzione di partire verso il Mare del Nord. La meta non ha un significato vero e proprio, so solo che sono curioso di scoprire ogni angolo del pianeta in cui viviamo e che mi piacerebbe farlo con calma, sui pedali di una bici, per sentire i chilometri nell’aria che respiro e nelle gambe, senza pensare alla meta, vivendo tutto ciò che sta in mezzo, a passo d’uomo (o meglio, di bicicletta).

La bicicletta la consiglio a tutti. Non importa quale sia la vostra condizione economica e sociale. Fa bene innanzitutto al fisico e allo spirito, inoltre se siete orientati verso la decrescita, è il mezzo ideale e l’occasione giusta per iniziare a rallentare, ad apprezzare il suo vero valore utilizzando sempre meno l’automobile, che vi farà risparmiare un sacco di soldi e recare meno danni alla natura, che a tutti noi appartiene e della quale siamo parte integrante. Non dimentichiamolo mai.

A chi non lo sapesse, segnalo l’esistenza di una rete di itinerari ciclistici, tutti collegati tra loro che attraversano l’Europa, compresa l’Italia, che si chiama Eurovelo, di cui su Wiki potete trovare maggiori info e dettagli – http://it.wikipedia.org/wiki/EuroVelo

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10 Responses to “La bicicletta: Un ritorno al futuro”


  1. 1 helios2012 27 gennaio 2013 alle 11:29

    ***che vi farà risparmiare un sacco di soldi e recare meno danni alla natura, che a tutti noi appartiene e della quale siamo parte integrante. Non dimentichiamolo mai.****

    Assolutamente vero!

    Buona domenica Cristiano 🙂

  2. 2 pierpaoloannunziata 28 gennaio 2013 alle 07:55

    Da buon cicloamatore, non posso che apprezzare!
    Buon inizio di settimana 🙂

  3. 4 ospiteincallita 28 gennaio 2013 alle 19:29

    Bello trovare il tuo riferimento a Lignano Sabbiadoro.. Anch’io ci andavo quando ero piccola.. 😉
    Per quanto riguarda la bici sono d’accordo con te.. e per fortuna che i paesini qui intorno (nel vicentino) si stanno ben attrezzando con piste ciclabili, perché le strade sono veramente pericolose…
    Il tuo post è una ventata di freschezza… Grazie e buona serata…
    Simo

    • 5 Cristiano 28 gennaio 2013 alle 19:50

      🙂 adoro Lignano, ho tanti ricordi ultimi e d’infanzia pure…mi piace fare I NOMI 😀 perché ciò che viene raccontato diventa tutto più sincero e ci si può immedesimare nelle immagini…pian piano le ciclabili conquisteranno il mondo! 😉 o almeno lo spero! ti ringrazio per il commento…mi ha fatto piacere, ciao!

      • 6 ospiteincallita 28 gennaio 2013 alle 20:15

        La penso come te, Cristiano..
        Riguardo la bici.. penso che sia uno dei pochi segni di civiltà e di rispetto possibili, per preservare questo mondo dove noi siamo solo ospiti momentanei, preso in prestito ai nostri figli…
        Ciao
        Simo

  4. 7 stelioeffrena 30 gennaio 2013 alle 10:43

    La bicicletta è un mezzo di trasporto intelligente. Non mi meraviglia che oggi sia sempre meno usata: è il sintomo del regredire della nostra miserabile specie – almeno, qui in Italia. Da quando mi muovo in bici, non posso che vedere con orrore gli zombi che si sigillano detro le loro automobili, smanettando, claxando a più non posso e spaccandosi le coronarie in ingorghi inestricabili.

  5. 9 icalamari 12 febbraio 2013 alle 11:58

    Questo post me l’ero perso! 🙂
    Ciao,
    f


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